Simone Cosimi

Simone Cosimi

Set 17, 2017

Al food delivery italiano servirebbe un metamotore di ricerca come Bootler

Confronta i vari servizi, svela i prezzi, stima i tempi medi per ciascuna piattaforma: lanciato negli Stati Uniti, questa specie di Trivago per il cibo sarebbe una soluzione per incentivare la consegna a domicilio digitale

I servizi di consegna a domicilio sono molti, in Italia e nel mondo. Per rimanere da noi si va da JustEat a Foodora passando per Deliveroo senza contare altri tipi di food delivery, per esempio dei soli prodotti freschi e della spesa (da Amazon Fresh a Supermercato24 passando per Glovo) o dei cosiddetti meal kit, spese su misura per realizzare precise portate, spesso ideate a chef noti o meno noti. In ultima analisi andrebbe considerato anche il sistema all’antica, che ancora resiste e spesso è perfino più rapido delle app: una cara, vecchia telefonata.

Il settore

Il settore è ricco. Per alcuni muove 70 miliardi di dollari su scala mondiale, una decina dei quali legati in modo stringente alle piattaforme digitali. Il mercato in Italia è ancora stitico: secondo uno studio di JustEat pubblicato la scorsa primavera si colloca sui 50 milioni di euro l’anno. I margini di crescita sono dunque pazzeschi: allargando lo sguardo l’intero settore nel suo complesso, facendo leva sui suoi punti forti, può salire fino a 1,77 miliardi di euro. Eppure manca ancora un tassello che in pochi hanno sottolineato: una sana comparazione fra le offerte. Come nel mondo dei viaggi, o nello shopping generalista, mancano cioè i metamotori di ricerca.

Perché non abbiamo Bootler?

In Italia, così come in Europa, non c’è insomma una cosa come Bootler. Si tratta di una startup di Chicago che consente all’utente di mettere a confronto, con un’unica ricerca, tutti i servizi di consegna a domicilio disponibili in una certa città. Sbarcata da poco anche a Miami e attiva in altri posti, da Manhattan a San Francisco passando per Seattle e Washington, D.C., la piattaforma aggrega i dati da siti come EatStreet, Postmates, Delivery.com, FoodJunky e Foodler. Molti altri, ovviamente, sono rimasti fuori perché preferiscono seguire la propria strada e proporsi in modo esclusivo ai consumatori (fra questi UberEats, GrubHub, Eat24, DoorDash o Delivery Dudes). C’è tuttavia un numero notevole di concorrenti per fare di Bootler qualcosa di simile a un Kayak o un Trivago del food delivery.

Perché nessuno ci ha ancora pensato, in Italia? Chissà. La ragione fondamentale potrebbe ruotare intorno a un mercato senza dubbio interessante ma ancora troppo piccolo. Eppure uno degli ostacoli più elevati al ricorso al food delivery è proprio questo: non aver voglia di cliccare su due o tre app diverse, magari alla ricerca di nuovi ristoranti. O anche, perché no, di altri generi di esercizi legati al cibo. Il 74% di chi ordina pasti online sente infatti il bisogno di variare cibo e ristoranti e scoprirne sempre di nuovi.

Cosa compara Bootler

Con Bootler, che si propone come partner per le piattaforme che aderiscono, si può infatti capire con facilità l’importo minimo degli ordini, la media dei tempi di consegna per ogni servizio in tempo reale, il costo preciso delle commissioni e, ovviamente, ricercare uno specifico ristorante. Così che potrebbe anche crearsi la situazione paradossale per cui, a fronte di uno stesso ordine, due diversi servizi di food delivery propongano al cliente un conto totale lievemente differente. Per concludere l’ordine, proprio come sui siti di comparazione, si viene rediretti al sito del servizio prescelto. E buon appetito.