5 startup foodtech da tenere d'occhio quest'anno | The Food Makers
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Ultimo aggiornamento il 21 agosto 2020 alle 7:10

5 startup foodtech da tenere d’occhio quest’anno

Dalla lotta allo spreco agli onnipresenti sostituti della carne fino agli alimenti vegan per i più piccoli, ecco i trend (e le società) a cui fare attenzione

L’innovazione è il cuore della sostenibilità alimentare. Il foodtech varrà qualcosa come 250 miliardi di dollari entro un paio di anni e dalla produzione al confezionamento fino alla distribuzione, passando per la ricerca di base che è l’ambito più stimolante, il settore rimane uno dei più vivaci perché sposa al contempo questioni che toccano appunto la sostenibilità, il cambiamento climatico, un approccio più etico e responsabile alla nutrizione e al consumo (basti pensare allo spreco e al boom di sigle e applicazioni “zero waste” come TooGoodToGo) e la salute.

La piattaforma Red Herring ha messo insieme cinque startup che si muovono in questo ambito e da tenere d’occhio, specialmente per ciò che riusciranno a sfornare nel giro dei prossimi mesi.

Karana

La prima è impegnata in una ricerca ormai intensa, quella dei sostituti della carne, e sbarcata anche nei supermercati e nelle catene di fast food con le prime proposte. Si chiama Karana, è di Singapore e punta tutto sul jackfruit, il portentoso giaco. Ha raccolto 1,7 milioni di dollari nel primo round di finanziamento con l’obiettivo di preparare un sostituto della carne di maiale da distribuire anzitutto nei ristoranti asiatici. Il giaco – il più grande al mondo fra i frutti che crescono dagli alberi – è solo il primo passo, in futuro il gruppo progetta di espandere la ricerca a cereali e altre materie prime locali.

Yamo

La seconda è Yamo, ha raccolto 10,1 milioni in un finanziamento di Serie A (a cui ha partecipato anche Five Seasons Ventures) e si occupa di cibo per l’infanzia. Cibo salutare, ovviamente. Sta per esordire in alcuni supermercati svizzeri (Coop), tedeschi (Edeka e Rewe) e francesi. Capitanata dal Ceo Tobias Gunzenhauser, produce alimenti vegani e sostenibili per i più piccoli dal 2016, facendo fuori zuccheri in eccesso e altri ingredienti inutili. Tutto è iniziato nel 2015, quando il Ceo e il suo socio e oggi Cmo, Luca Michas, hanno deciso di mangiare vegano per un mese: “Dopo aver iniziato la nostra sfida abbiamo analizzato le etichette per individuare prodotti animali nascosti e ci siamo resi conto di quanti di essi contengano zuccheri non necessari e ingredienti poco salutari. Così abbiamo controllato anche la sezione per l’infanzia, immaginando che i prodotti fossero più “leggeri” e salutari in termini di etichetta. Ci sbagliavamo”.

iFarm

iFarm punta invece a fare di ogni casa un campo, o almeno un orticello. Soluzioni per coltivare frutta e verdura in casa, sui balconi e in terrazza se ne sono viste molte, con un’esplosione durante il lockdown in diversi paesi del mondo fra fine inverno e primavera. Adesso una startup vuole fare dell’orto qualcosa di onnipresente nelle case come un computer: offre soluzioni modulari, buone per qualsiasi ambiente, per coltivare nell’abitazione o nell’ufficio perfino fiori edibili e frutti di bosco.

Air Protein

Altra startup impegnata nella ricerca sui sostituti della carne – che rimane la principale imputata in termini di consumo di suolo, acqua, energia e ovviamente produzione di CO2 legata ad allevamento e trasformazione – è Air Protein. Qui siamo quasi dalle parti della fantascienza: la startup californiana vuole infatti creare “carne dall’aria”. Come? Più o meno come si fanno la birra o lo yogurt, usando i processi di produzione probiotici che già altre società attive nel settore, come Impossible Foods, hanno testato. E combinando gli elementi dell’aria, dall’ossigeno all’azoto fino all’anidride carbonica con acqua e nutrienti minerali per produrre una proteina su misura da incorporare poi in specifici prodotti. Ci vorrà però un (bel) po’ di tempo, prima di trovarli negli scaffali dei supermarket.

Kitche

Ultima startup da tenere d’occhio è Kitche: prende di mira lo spreco di cibo, un dramma da 1,3 miliardi di tonnellate buttate ogni anno (un terzo della produzione per consumo umano) ed è un’app progettata per scansionare le etichette di tutti i prodotti distribuiti dalle principali catene alimentari, tracciare ciò che abbiamo già in casa e aiutarci a recuperare (anche e soprattutto all’ultimo minuto) gli alimenti in scadenza, sposandoli alle ricette più indicate. Ha base a Londra e gode del sostanzioso sostegno della britannica QVentures.

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