Fare lo Youtuber mangiando. Chi sono gli eater che fanno visite col cibo?
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Ultimo aggiornamento il 9 settembre 2019 alle 10:27

Fare lo Youtuber mangiando. Chi sono gli eater?

Tanto, ma tanto cibo. Anche così si fanno visite. La storia (e la dieta) di Thomas Marenduzzo

L’uomo è ciò che mangia. Davanti alla telecamera. Se Youtube fosse una casa, certi Youtuber non abbandonerebbero mai la cucina, il loro luogo ideale per creare contenuti che, numeri alla mano, fanno milioni di visualizzazioni. Come i gamer, da Ninja in giù, intrattengono il pubblico giocando a Fortnite mentre il mondo li guarda, così gli eater mangiano (tanto) sponsorizzando prodotti, lanciando sfide, pubblicizzando locali. Il trucco è impressionare, catturare l’attenzione facendo salire l’appetito. Tante, tantissime calorie con pasti luculliani dove il cibo spazzatura è quasi sempre il protagonista. Una miniera d’oro per la visibilità dei ristoranti, ma anche un immagine non sempre edificante in un Paese dove obesi e persone in sovrappeso rappresentano quasi il 50% della popolazione.

Dieta da eater

Mangiare 40 Kinder fetta al latte seguiti da un pollo allo spiedo; ingurgitare 25 Big Mac per siglare un nuovo record del mondo; divorare una pizza piccante in meno di 8 minuti senza bere nulla. Tutti esempi di abbuffate riprese dalla telecamera e caricate sui profili degli Youtuber. «Lo so, quello che faccio è esagerato e sono consapevole che può portare a conseguenze. Ma voglio dimostrare che si può restare in forma anche sgarrando ogni tanto. Finora soltanto un paio di persone mi hanno attaccato e insultato». Thomas Hungry, al secolo Thomas Marenduzzo, è un 32enne di Grantorto, provincia di Padova, che in un anno ha mandato in ebollizione il suo canale da poche centinaia di iscritti a quasi 125mila.

Prima muratore, poi l’impiego in una cartiera, Thomas alla fine ha scommesso sui contenuti online unendo tanto cibo ad altrettanta palestra. «Ho vissuto due anni in Inghilterra, là li chiamano cheat day, giorni in cui puoi ingannare la dieta. Pian piano ho iniziato a filmarmi. Il botto l’ho fatto quando ho mangiato 20mila calorie in un giorno». Più di 400mila visualizzazioni e l’inizio di un lavoro da eater su Youtube e da ambassador per un’azienda che vende integratori.

Online siamo attratti da cose estreme. Come le abbuffate

«Non lo faccio soltanto perché è il mio lavoro, ma anche perché il cibo è la mia passione». Mai chiesto consiglio a un nutrizionista? «Solo all’inizio. Ci sono comunque tante persone che hanno il mio stesso approccio alla dieta». Ovvero tanta palestra per controbilanciare le migliaia di calorie delle abbuffate. Thomas le chiama challenge, sfide. «Prima di affrontarle, ogni volta, mi faccio anche 4 ore in bicicletta. C’è tanto lavoro dietro ai miei video».

Non fatelo a casa

Dunque è verificato: i video di abbuffate vanno alla grande e rappresentano una nuova strada per la pubblicità dei locali. Sulla salute invece le certezze sono altre. «Non ci sono evidenze scientifiche che certifichino che mangiare regolarmente e poi abbuffarsi faccia bene. E la palestra per correggere non basta». Simona Bertoli è docente di Alimentazione e nutrizione umana all’Università degli Studi di Milano, dove studia anche i disturbi alimentari. «L’apporto calorico va in base all’età, al peso e al livello di attività fisica. Un uomo comunque non dovrebbe mai superare 3mila calorie al giorno. Mangiare qualcosa come 20mila calorie in un giorno non è sano neppure per chi scala una montagna in solitaria».

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Chi non ha mai sognato un mondo in cui mangiare tanto, magari junk food, senza ingrassare. Ecco, su Youtube i nostri sogni hanno libero sfogo come ci ha spiegato Vincenzo Russo, docente dell’Università Iulm di Milano, dove insegna Psicologia dei consumi e Neuromarketing. «Nella realtà siamo diventati tutti consumatori consapevoli, oculati, sensibili alla sostenibilità e alle cose semplici. Poi online quello che ci attrae sono cose estreme, è un voyerismo spietato». Però per i ristoranti la visibilità è garantita. «Senz’altro, ma bisogna anche chiedersi che tipo di messaggio valoriale dà un ristorante che si fa pubblicità così».

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