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Nov 15, 2018

Arriva la tassa sulla Coca Cola?

La Commissione Finanze ha dato il via libera a un emendamento Lega-M5s che prevede di tassare le bevande zuccherate per coprire l'esclusione del regime Irap per le partita Iva fino a 100mila euro

Le partite Iva ringraziano, i golosi decisamente meno. La Commissione Finanze ha infatti dato il via libera a un emendamento alla Manovra, firmato da Lega e Movimento 5 Stelle, che prevede di  tassare le bevande zuccherate per coprire l’esclusione del regime Irap per le partita Iva fino a 100mila euro.  Sembra insomma concretizzarsi l’arrivo di una tassa sulla Coca Cola.

Una tassa “buona”?

Della tassa sulla Coca Cola, come è stata ribattezzata dagli organi di stampa, si parla in realtà da tempo. Per la precisione, il balzello andrebbe a colpire tutte le bibite gassate e zuccherine ed è spesso utilizzato, in diverse parte del mondo, sia per scoraggiare l’ampio consumo di prodotti che rischiano di compromettere la salute, sia per coprire le spese mediche per combattere l’obesità.

Cosa sappiamo sulla tassa sulla Coca Cola?

Ben poco, finora. L’emendamento, a prima firma dell’esponente di Movimento 5 Stelle Carla Ruocco e sottoscritto da alcuni deputati leghisti, è ora al vaglio della Commissione Bilancio. Gli esperti stimerebbero incassi annui da 200 milioni di euro con cui coprire appunto l’esclusione del regime Irap per le partita Iva fino a 100mila euro.

In Europa la “sugar tax” è già stata adottata in diversi Paesi, tra cui la Francia, la Danimarca e il Regno Unito. Nel 2015 San Francisco è stata la prima città ad attuare una politica sanitaria contro l’eccessivo consumo di bevande zuccherate, votando un pacchetto di ordinanze per richiedere che sulle etichette fossero messi annunci di avvertenze sanitarie (“dannosa per la salute”) ed equiparando di fatto questi prodotti ai pacchetti di sigarette. Da sempre favorevole a questo tipo di misura l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La tassazione delle bevande zuccherate può ridurre il consumo e ridurre l’obesità, il diabete di tipo 2 e la carie, afferma un rapporto del 2016 dell’OMS.

Perché l’OMS spinge sulla tassa

“Il consumo di zuccheri liberi, compresi prodotti come le bevande zuccherate, è un fattore importante nell’aumento globale delle persone affette da obesità e diabete”, aveva affermato il dott. Douglas Bettcher, direttore del Dipartimento per la prevenzione delle malattie non trasmissibili dell’OMS, in concomitanza con l’uscita del report. “Se i governi tassano prodotti come bevande zuccherate, possono ridurre la sofferenza e salvare vite umane. Possono anche ridurre i costi sanitari e aumentare i ricavi per investire nei servizi sanitari “.

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Nel 2014 mezzo miliardo di obesi

Nel 2014, più di 1 su 3 (39%) adulti di tutto il mondo di età pari o superiore a 18 anni era in sovrappeso. La prevalenza mondiale di obesità è più che raddoppiata tra il 1980 e il 2014, con l’11% degli uomini e il 15% delle donne (più di mezzo miliardo di adulti) classificati come obesi. Scheda informativa sull’obesità e il sovrappeso Inoltre, secondo le stime, 42 milioni di bambini sotto i 5 anni erano in sovrappeso o obesi nel 2015, con un aumento di circa 11 milioni negli ultimi 15 anni. Quasi la metà (48%) di questi bambini viveva in Asia e il 25% in Africa. Anche il numero di persone che vivono con il diabete è aumentato, passando da 108 milioni nel 1980 a 422 milioni nel 2014. La malattia è stata direttamente responsabile di 1,5 milioni di morti nel solo 2012.

Storia di una lotta zuccherina tra politica e multinazionali

Negli Stati Uniti la proposta di tassare la Coca Cola e gli altri giganti del settore era stata lanciata nel 2009 da un duo curioso: Kelly Brownell, docente a Yale, e l’assessore alla salute di New York Thomas Frieden. Tre anni più tardi, ovvero nel 2012, era stato l’allora ministro della Salute, Renato Balduzzi, ad avanzare l’idea di un’accisa di 3 centesimi su ogni bottiglietta da 33 centrilitri di bibita gassata e zuccherina. Se ne parlò molto ma, alla fine, non se ne fece niente e alcuni malignarono che fu l’attività di lobby delle multinazionali a fare sparire ogni traccia della tassa tra le pieghe del decreto.

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