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Nov 7, 2018

Pernigotti chiude. L’azienda del 1860 acquistata dai turchi lascia a casa 100 dipendenti

La casa produttrice del Gianduiotto, fornitrice ufficiale della Real Casa, destinata a trasferirsi in Turchia

Forse è troppo presto per dire addio ai cioccolatini Pernigotti, perché è probabile che resteranno sul mercato e sugli scaffali dei nostri negozi ancora per lungo tempo, ma con ogni probabilità è che non saranno più prodotti in Italia, a Novi Ligure. L’azienda dolciaria, fondata nel 1860 (un anno prima dell’unità d’Italia), è stata infatti acquistata dagli imprenditori turchi Toksöz che hanno deciso di delocalizzare la produzione dolciaria nella loro terra d’origine. Il comune alessandrino vive così ore di passione dato che, se la decisione dovesse essere confermata, rischiano di restare a casa non meno di 100 persone.

L’acquisizione turca

La storica azienda di viale Rimembranza a Novi Ligure che ha dato lavoro a generazioni di novesi e che ha rappresentato, assieme alla Ferrero di Alba (Cuneo) una delle eccellenze dolciarie del basso Piemonte, lo scorso 11 luglio 2013 era stata ceduta, a sorpresa, dalla famiglia Averna al gruppo turco dei fratelli Toksöz, attivo in più settori, dal dolciario, al farmaceutico fino ad arrivare a quello energetico. Da allora per i 250 dipendenti è iniziato un periodo di forte inquietudine dato che i nuovi acquirenti avevano subito espresso l’intenzione di delocalizzare in Turchia.

Le proteste per salvare Pernigotti

Come si diceva, proprio in queste ore l’intera Novi Ligure si sta mobilitando per protestare contro la chiusura di Pernigotti e StartupItalia! seguirà in diretta, con aggiornamenti continui, la manifestazione. Tra meno di 20 minuti, alle 11, le parti sociali incontreranno il sindaco Rocchino Muliere in Municipio. Dalle 13 è prevista l’assemblea straordinaria con i lavoratori per decidere le forme della mobilitazione. Si sa già che sarà un’iniziativa forte per rimarcare il duro colpo che subiranno la città e l’economia della provincia. «La strada è quella. Chiude lo stabilimento produttivo di Novi Ligure. Saranno lasciati a casa 100 lavoratori e per il nostro paese questo significherà altrettante famiglie in difficoltà», aveva annunciato ieri, senza mezzi termini, il sindacalista Tiziano Crocco (Uila) al termine dell’incontro con i rappresentanti della nuova proprietà.

La storia secolare di Pernigotti, che faceva cioccolatini per il Re

La lunga tradizione Pernigotti – si legge sul sito dell’azienda – inizia nel 1860 quando Stefano Pernigotti apre nella piazza del Mercato a Novi Ligure, una drogheria specializzata in «droghe e coloniali» già rinomata fin dagli inizi per la produzione di un pregiato torrone. Nel 1882 la società viene insignita con l’onorificenza dello Stemma Reale che la accredita ufficialmente come fornitore della Real Casa.

Agli inizi del ‘900 l’azienda è una delle più importanti del settore, con macchinari all’avanguardia e un sistema produttivo in grado di dare vita a lavorazioni pregiate e ricette uniche. La seconda generazione si dimostra all’altezza dell’eredità ricevuta è grazie al suo ingegno e alla profonda conoscenza delle tecniche di lavorazione dolciaria che Paolo Pernigotti, per far fronte al divieto di usare lo zucchero in vigore durante la guerra, perfeziona e commercializza una rivoluzionaria ricetta per il torrone a base di miele concentrato.

Passano pochi anni e nel 1927 inizia la produzione del Gianduiotto, il cioccolatino che fonde in una forma inconfondibile cacao e pasta di nocciole e che diventa uno dei simboli più apprezzati della tradizione italiana nel cioccolato.

Negli anni successivi la ricerca Pernigotti non si arresta e l’azienda cresce, cambia sede e continua a proporre prodotti che entrano nella storia e nelle case di tutti gli italiani come il Cremino, le Pepitas e il Nocciolato, per arrivare negli anni ’70 a essere una delle più importanti realtà nel settore del cioccolato.

“Nel 2014 – si legge ancora sul sito – la famiglia Toksoz raccoglie questa grande tradizione per guidarla in un processo di internazionalizzazione che, salvaguardando le radici territoriali del marchio e rispettando la qualità delle ricette originali, porti il piacere del grande cioccolato italiano in tutto il mondo”. Una definizione che oggi sembra quasi irriverente.

 

 

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