Ecco quali startup Just Eat cerca per il suo acceleratore: 3 cose da sapere
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Ultimo aggiornamento il 6 ottobre 2016 alle 10:23

Ecco quali startup Just Eat cerca per il suo acceleratore: 3 cose da sapere

L'azienda inglese ha lanciato il suo Food Tech accelerator: cinque startup riceveranno 20mila sterline e guida per sviluppare i loro progetti. La call spiegata

Un acceleratore, il primo nel Regno Unito, interamente dedicato al food. L’ha appena lanciato Just Eat, l’azienda inglese che si occupa di ordinazioni e consegna di cibo. Si chiamerà Foodtech accelerator e si rivolgerà alle startup del settore. L’idea è quella di raccogliere con una call le migliori idee per rinnovare la tecnologia legata al cibo e anticiparne il futuro.

Entreranno a far parte della famiglia Just Eat cinque tra startup e business in fase iniziale. Prima, però, dovranno dimostrare di essere sufficientemente dinamiche per poter godere di tutte le agevolazioni che Just Eat metterà a loro disposizione.

«Dovrete portare un’idea intelligente, con un potenziale notevole e il desiderio di farla funzionare», si legge nell’invito alle imprese innovative. In cambio, Just Eat offrirà un accesso privilegiato ai canali di investimento, una guida nello sviluppo del business e l’esperienza di una realtà affermata.

Per partecipare basta compilare un form online. Ma si potrà cercare di accedere al programma anche nei giorni della Food Tech Week (14 – 21 ottobre), durante la quale sarà scelta almeno una delle 5 startup da includere. I pitch di apertura si terranno il 3 e il 4 novembre.

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1. Nuove idee nel Food delivery

La call ha come destinatarie tutte le startup che hanno in cantiere o hanno già provato a sviluppare una soluzione innovativa per la distribuzione e la consegna del cibo.

Just Eat, azienda inglese nata come startup nel 2000 in Danimarca, investirà nelle 5 prescelte 20mila sterline, ottenendo una quota del 5 per cento di ciascuna.

Il programma di accelerazione durerà 10 settimane e porterà le aziende all’incontro con gli angel investors e i vc per poter aspirare a investimenti aggiuntivi. È alla loro presenza che, al termine del periodo, le startup potranno presentarsi in un secondo pitch.

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2. L’importanza di essere una startup

Nell’iniziativa di Just Eat c’è anche un po’ della loro storia. «Nei primi tempi, i nostri founder battevano le strade, andando di ristorante in ristorante, convincendo i titolari che il mercato della consegna del cibo era online».

È la descrizione che l’azienda fa di se stessa in fondo alla call e che spiega anche il senso di questa opportunità data ai business emergenti: ritornare un po’ alle origini, a quando la startup erano loro. Negli anni, però, di cose ne sono successe parecchie.

Just Eat è cresciuta e ha aperto la sua sede principale a Londra. Da lì è cominciata l’espansione internazionale del marchio in Irlanda e India, fino a toccare 13 Paesi. In Italia a febbraio 2016, Just Eat ha comprato per 51 milioni di euro la startup bolognese Pizzabo che era stata acquistata qualche mese prima da Rocket Internet. In contemporanea, in quella operazione, Just Eat si assicurò le competenze dell’azienda spagnola Nevera Roja.

Oggi, quindi, dopo anni, Just Eat vuole far conoscere ai giovani imprenditori che hanno intrapreso la sua stessa strada le difficoltà del percorso e le gioie del successo.

3. Talento e business sostenibile

Oltre all’obiettivo di aiutare le startup del food, Just Eat crede nella possibilità di generare innovazione positiva per la società e per l’economia attraverso la coltivazione e lo sviluppo di progetti non ancora sperimentati in campo alimentare, ma comunque sostenibili.

La mossa di Just Eat è anche in qualche modo strategica: «È importante rimanere in contatto con le persone di talento che stanno a capo dei business del futuro.

Ci tengono concentrati, ci ispirano con idee brillanti e motivano il nostro personale che è appassionato nel condividere le competenze e la conoscenza con chi sta seguendo le nostre orme», si legge ancora nel bando.

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