Simone Cosimi

Simone Cosimi

Ago 3, 2017

Impossible Foods, 75 milioni di dollari alla startup del burger senza carne

Nuovo, clamoroso round per la startup californiana che ha inventato la neocarne a partire dall'eme vegetale. Di nuovo della partita anche Bill Gates

Gran botta per Impossible Foods, la startup californiana specializzata nel celeberrimo burger senza carne. Cioè prodotto attraverso l’eme, complesso chimico che contiene un atomo di ferro, parte integrante dell’emoglobina, responsabile di portare l’ossigeno attraverso il sistema circolatorio animale e di far funzionare il sistema linfatico vegetale. L’eme è presente anche in molti vegetali ed è proprio da essi che la società del biologo e fisico 62enne Patrick Brown la estrae. Almeno inizialmente, visto che ora la coltiva direttamente tramite i lieviti. E la sfrutta per dare al suo pappone vegetale il sapore della carne di manzo come neanche nella migliore trattoria maremmana.

Il nuovo round di finanziamenti

La startup ha chiuso un nuovo round di finanziamenti dalla cifra incredibile: 75 milioni di dollari. Sono soldi arrivati dopo che gli investitori sono stati rassicurati rispetto a una serie di incombenze sulla proprietà intellettuale e la sicurezza alimentare. A guidare la cordata è stata la compagnia di Singapore Temasek. Ma hanno contribuito anche Open Philanthropy Project, Bill Gates che già era da tempo della partita, Khosla Ventures e Horizon Ventures. Non molto di più è dato sapere di questo ricco giro di finanziamenti.

Patrick Brown, fondatore di Impossible Foods

La neocarne sostenibile

L’obiettivo di Impossible Foods è dunque quello della sostenibilità: produrre cibo col minimo impatto ambientale, esaudendo la domanda di carne ma proponendo di fatto una neocarne. Realizzata senza uccidere animali e, a breve, senza neanche estrarre l’eme dalle piante. Tanto per spiegare l’effetto in qualche numero: per produrre un Impossible Burger ci vuole il 75% in meno di acqua e il 95% in meno del terreno utilizzato dagli allevamenti con conseguenze in termini di gas serra ridotte dell’87%. Ovviamente niente ormoni, antibiotici, colesterolo o artifici vari per il sapore. Non servono.

I punti in sospeso

Sul tavolo c’erano due faccende. All’inizio del mese l’Ufficio dei brevetti statunitense ha finalmente riconosciuto il meccanismo con cui la società sfrutta l’eme nella carne a base di vegetali. Ma la società ha un centinaio di brevetti ancora pendenti. L’altra riguarda la sicurezza alimentare del prodotto, certificata da indagini molto serie che vanno avanti da tre anni e da ulteriori che, semmai ce ne fosse bisogno, il gruppo consegnerà alla Food and Drugs Administration alla fine del mese.

La priorità è la sicurezza per i nostri clienti” ha spiegato Brown, personaggio dal curriculum lungo e prestigioso e membro dell’Accademia nazionale delle scienze e della medicina, 25 anni di insegnamento di biochimica a Stanford. Una storia, quella dell’azienda fondata nel 2011 a Redwood City, piuttosto diversa insomma da altre solo all’apparenza simili come la controversa Hampton Creek.