Simone Cosimi

Simone Cosimi

Lug 14, 2017

Primi per specialità agroalimentari e bene per ricerca e sviluppo | Il Rapporto Italia 2017 di Symbola

Secondo l'analisi presentata con Unioncamere e Fondazione Edison il nostro Paese è il più sicuro, con meno residui chimici della media continentale e detiene il primato europeo per il valore aggiunto nel settore

Come ogni anno la Fondazione Symbola presenta il suo rapporto Italia 2017. Una fotografia, spesso piuttosto positiva e ottimistica, sul sistema Paese sotto numerosi punti di vista: dall’industria all’innovazione passando per l’artigianato, la green economy, il commercio estero, il terzo settore e l’agroalimentare. Quest’anno Symbola ha presentato il rapporto, battezzato Geografie del nuovo made in Italy e arrivato alla terza edizione, con Unioncamere e la Fondazione Edison di Marco Fortis in occasione della sessione di apertura del seminario estivo. L’obiettivo è andare contro la narrazione imperante e un po’ tristanzuola del Paese per

scovare l’Italia appassionata e apprezzata nel mondo, che produce ricchezza puntando sulle proprie eccellenze, sulla qualità del propri prodotti e sull’innovazione.

I prodotti più sicuri del mondo

Sotto il profilo agroalimentare il rapporto racconta come la nostra agricoltura sia fra le più sicure al mondo. Per Symbola siamo il Paese con il minor numero di prodotti con residui chimici, inferiore di quasi 3,2 volte alla media europea e di oltre 12 volte quella dei prodotti extracomunitari. D’altronde l’Italia non ha rivali per numero di imprese che operano nel mondo del biologico: su circa 327mila società bio nel Vecchio Continente il nostro Paese ne conta circa 60mila. Tanto per avere un raffronto in Francia sono 42mila, in Germania e Spagna 38mila. Non bastasse, tra le aziende biologiche che svolgono attività di coltivazione in Europa, una su cinque è italiana.

Al vertice per l’export di vino

Il settore detiene il primato europeo per valore aggiunto. Siamo secondi al mondo per esportazione di vino (20,6 milioni di ettolitri, l’avevamo visto nel rapporto firmato da Federvini) dopo la Spagna e sempre secondi per valore (5,6 miliardi di euro) dopo i cugini transalpini.

Primi per le specialità agroalimentari

Siamo invece al vertice per le specialità agroalimentari e in particolare per i vini, sempre su scala europea. Più di un prodotto certificato su quattro è tricolore (in particolare una specialità alimentare su cinque e un vino su tre) e i prodotti italiani a denominazione di origine e a indicazione geografica sono ben 291, di cui 166 Dop e 125 Igp a cui si aggiungono anche due Stg. Nel comparto del vino l’Italia conta 523 riconoscimenti, di cui 405 Dop e 118 Igt.

Gli altri settori: l’innovazione

Confortante, solo per citare un altro settore come quello dell’innovazione, la prestazione dell’Italia per la spesa in ricerca e sviluppo: quarta in Europa e settima fra i Paesi Ocse dietro Usa, Giappone, Germania, Francia, Corea del Sud e Regno Unito. In valori assoluti, la nostra spesa per ricerca e sviluppo nel 2014 è stata di 22.291 milioni di euro. In generale rimaniamo una delle piazze a maggiore capacità innovativa grazie a imprese, comprese quelle alimentari, che ci puntano molto. Contrariamente alla vulgata, secondo Symbola, il nostro Paese vanta performance migliori rispetto alla media comunitaria.