Come sta il vino italiano: chi e quanto si beve, quanto vende | Lo studio del Censis

Quasi 51 milioni di ettolitri prodotti ogni anno, 20 dei quali vanno all’estero, 28 milioni di consumatori italiani e una spesa che sale del 9%: la fotografia dell’Istituto di ricerca presentata a Federvini

Campione dell’economia e dell’export nazionale, il vino italiano se la passa bene. Non solo è un elemento di rigenerazione dei territori e si porta dietro un indotto favoloso ma sta ritrovando appeal anche fra i Millennials, i giovani fra i 18 e i 34 anni che lo consumano in modo consapevole e orientato alla qualità. D’altronde il 93,2% dei consumatori indica come criterio prevalente di scelta e acquisto di una bottiglia proprio la sua qualità rispetto al prezzo: in particolare il 52,3% sceglie sempre in base a questo elemento. Sono solo alcuni numeri dell’ultima fotografia sulla situazione dell’industria del vino in Italia scattata dal Censis nel rapporto Il valore economico e sociale del settore del vino e dei suoi protagonisti presentato oggi a Roma all’assemblea annuale di Federvini alle scuderie di Palazzo Altieri.

Quanti lo bevono

Il vino è una costante del nostro stile di vita. Fa cioè parte da sempre della buona dieta nostrana. Dal 1983 a oggi, per esempio, la quota della popolazione che lo consuma è rimasta sempre sopra il 50% del totale (51,7% nel 2016). Cala invece la quota dei grandi consumatori (chi ne beve cioè oltre mezzo litro al giorno), ormai il 2,3% di quella torta dei bevitori. Segno, appunto, che l’approccio al nettare degli dei è radicalmente mutato. Lo scorso anno, dunque, più di 28 milioni di persone hanno consumato vino: il 54,6% degli italiani con 65 anni e oltre, il 58,4% di quelli di età compresa tra 35 e 64anni e il 48,6% dei Millennials.

Quanto spendiamo

Passando all’aspetto commerciale del vino, che vive intrecciato al suo significato sociale, si registra invece un’inversione di tendenza rispetto al precedente e costante calo della spesa (allineato a quello del comparto alimentare nel suo complesso): fra 2013 e 2015 la spesa per il vino è salita del 9% a fronte di un aumento dello 0,5% per quella generale. Mentre su base individuale il divario è  più ampio: se ogni italiano ha ridotto mediamente la propria spesa alimentare dello 0,3%, per il vino l’ha aumentata dell’8,1%.

La reputazione

Se sulla qualità abbiamo già dato gli elementi essenziali, il valore sociale del vino trova espressione proprio intorno alla sua reputazione. Per molti italiani, dice il Censis, è un tassello imprescindibile dei momenti significativi della propria vita, cioè di feste, eventi, celebrazioni. Dove c’è vino c’è insomma un momento conviviale e speciale da onorare con un prodotto di livello.

Come lo scegliamo

Nell’acquisto di un vino conta la provenienza italiana (91,2%), che il prodotto sia certificato, di Denominazione di origine protetta (85,9%)e Indicazione geografica protetta  (85,2%) e che sia del marchio giusto. Il brand è infatti essenziale nel settore enogastronomico: il 70% degli italiani intervistati indica nel marchio il fattore che più influenza la propria scelta.

Quanto ne produciamo

In termini più strettamente economici, invece, l’Italia conta su una produzione di vino pari a 50,9 milioni di ettolitri l’anno, superiore a quella di Francia, Spagna, Germania e Portogallo. Il valore unitario in ettolitri ricavato dal rapporto tra il valore della produzione di vino e la produzione di vino in quantità è in Italia pari però a 191,4 euro per ettolitro, inferiore al dato della Francia (316,6 euro/ettolitro) e persino, con una certa sorpresa, della Germania (207,7 euro/ettolitro).

Quanto ne esportiamo

L’export vola: ha raggiunto i 5,6 miliardi di euro lo scorso anno, con un salto del 27,6% sul periodo 2011-2016. Fra i molti dati disponibili nel rapporto del Censis, per i Dop il valore è cresciuto del 44,8% e le quantità del 20,5%; gli Igp hanno avuto curve di crescita del valore pari a +24,1% e di riduzione delle quantità del 3,7%; per i varietali, il valore ha registrato un +11,9% e la quantità un +15,1% mentre per i comuni calano in modo significativo sia le quantità (-38,7%) che il valore (-13,2%) dell’export. Ancora, dunque, la direzione della ricerca della qualità tricolore, anche all’estero. Con 20,6 milioni di ettolitri l’Italia è dunque dopo la Spagna (22,3 milioni) il principale Paese esportatore di vino in quantità. Se si riuscisse a dare a ogni ettolitro lo stesso valore che riesce a dargli l’export transalpino il valore globale dell’export italiano potrebbe salire fino a 12 miliardi di euro

Come lo viviamo

Ma cosa significa il vino per i territori? Indotto, cultura, tradizioni, occupazione e valore economico e sociale. Gli italiani coinvolti dalle attività enocorrelate sono 16,1 milioni. Hanno partecipato ad eventi, sagre, feste locali legate in qualche modo al vino: 14,2 milioni si sono recati nei locali (ristoranti, trattorie, ecc.) perché disponevano di buoni vini e 13,7 milioni hanno fatto vacanze e gite in località celebri per l’enogastronomia. Ma sono ben 24 milioni quelli che hanno partecipato ad almeno una di queste attività. Segno incontrovertibile della capillarità della cultura enogastronomica nel DNA tricolore.

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