Simone Cosimi

Simone Cosimi

Apr 24, 2016

ReBox, la doggy bag si fa cool (e si impegna contro la malnutrizione)

Buona per il frigo come per il microonde, ReBox è una vaschetta per i clienti dei ristoranti intorno alla quale ruota un progetto più ampio. Fatto di impegno (contro la malnutrizione) ma anche di gamification

L’idea è di tre amici: Marco Lei, Daniela Demasi, Alessandro Viesti e Vito Viesti. L’obiettivo: trasformare la doggy bag in qualcosa di cool. Tradotto in italiano: rendere più creativa ed efficace l’abitudine di portare a casa gli avanzi del pasto al ristorante. Come? Grazie a ReBox, un contenitore che ribalta la poco apprezzabile prassi attuale, quella delle teglie di alluminio nella busta di plastica. ReBox è insieme vaschetta, pezzo di design e piccolo strumento per combattere lo spreco di cibo.

La ReBox

La ReBox

 La situazione dello spreco

Ogni hanno la ristorazione italiana butta via 185mila tonnellate di cibo sul totale di oltre 5 milioni sprecati da tutti i soggetti, dalle famiglie alla filiera alimentare. In generale, nel mondo si spreca un terzo del cibo che prodotto per un totale di oltre duemila miliardi di euro. Solo nel nostro Paese queste pessime abitudini ce ne costano otto, quasi un punto percentuale di Prodotto interno lordo. Insomma, è evidente che il modello di produzione e distribuzione, ma soprattutto di commercializzazione e fruizione in casa e nei locali, non è più sostenibile.

I vantaggi di ReBox

ReBox ha diversi vantaggi. Anzitutto è pronto all’uso, nel senso che è realizzato in materiale adatto alla conservazione degli alimenti in frigorifero così come al riscaldamento nel forno a microonde. Dunque, tornando a casa, non occorrono trasbordi e cambiamenti di contenitore. Sia la scatola che la vaschetta sono riutilizzabili e, in ultima istanza, riciclabili. Ma soprattutto intorno alla vaschetta c’è un progetto, come ama spiegare Lei, che è responsabile commerciale della startup Malvida.

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I quattro cofondatori di ReFood

Progetto contro la malnutrizione

Anzitutto parte del ricavato è devoluta all’associazione umanitaria internazionale Azione contro la fame, impegnata in 47 paesi del mondo contro la malnutrizione infantile. Con 90 scatole ReBox offrirà tre giorni di terapia salvavita con latte terapeutico e medicinali a un bambino. Con 150 scatole, invece, un mese di cibo terapeutico pronto all’uso per un piccolo malnutrito. Con 190 scatole vaccini contro rosolia e morbillo, antibiotici, antiemetici e vitamine per 13 bambini.

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Il network dei ristoranti

In seconda battuta c’è il forte coinvolgimento dei ristoranti e dei locali aderenti. Che prevede agevolazioni e collaborazioni per la pubblicità e il marketing ma soprattutto un elemento di gamification: “Una raccolta punti rivolta ai clienti dei ristoranti con dei premi in palio – ha spiegato uno dei cofondatori – svilupperemo anche un’app per dispositivi mobili in modo che sia possibile caricare i punti direttamente sullo smartphone. Il tutto per creare una vera e propria community contro lo spreco del cibo”. Al momento i ristoranti coinvolti sono un po’ pochini: appena 33 su Torino, Trento ma anche a Milano, Varese, Bologna e Reggio Emilia. La strada, insomma, è lunga. Ma l’idea sembra buona.

La campagna su Eppela

Lo stock iniziale è stato dedicato al test del progetto. Su Eppela è in corso una campagna di crowdfunding per l’avvio vero e proprio della produzione sostenuta da Lisa Casali, scienziata ambientale e testimonial Wwf per l’alimentazione sostenibile. Lo snodo essenziale sembra tuttavia quello dello stile: “In Italia sta prendendo sempre più piede la buona abitudine di richiedere al ristoratore di portare a casa ciò che non si è terminato – si legge sul sito di ReBox – spesso è lo stesso ristoratore a proporlo al cliente. Ora il cibo viene consegnato in contenitori di alluminio dentro uno shopper di plastica e questo non incentiva minimamente questa buona abitudine. Molti si vergognano infatti di uscire con il cibo sottobraccio”. Per questo ReBox, oltre alle caratteristiche già illustrate che lo rendono un gadget da cucina, è anche gradevole a vedersi, ha un suo senso estetico. La prima serie dell’involucro della scatola è stata disegnata dal giovane artista torinese Andrea Aste.

In cantiere: ReWine e Re Take

Lo stesso concetto sarà presto applicato, nel giro di un paio di mesi, a ReWine. Una soluzione simile, una scatola per portarsi a casa la bottiglia di vino non terminata. Il progetto si completerà entro l’anno con ReTake, un contenitore espressamente dedicato al mercato del take away in grado di trasportare fino a quattro piatti.