Food italiano “strategico”: 6 mld da investire (e cambio nome al ministero)

Renzi cambia nome al ministero, che diventa dell’Agroalimentare: “L’agricoltura italiana non è il passato, ma una pagina da scrivere”. Accordo con Intesa: 6 miliardi di investimenti in 3 anni. Made in Italy record: vale 135 miliardi

Il food è strategico, nell’economia italiana. E l’agricoltura e l’agroalimentare “non sono il passato del Paese ma la pagina più bella ancora da scrivere”. E’ la convinzione del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso della firma di un protocollo di intesa tra ministero delle Politiche agricole (che d’ora in avanti prenderà il nome di Ministero dell’Agroalimentare) e Intesa Sanpaolo, che stanzia 6 miliardi di euro per i prossimi 3 anni all’agroalimentare. Tutti da investire.

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Renzi: sul food l’Italia non ha rivali

“Fino a qualche tempo fa c’era chi pensava all’agricoltura come a un retaggio del passato. Ma noi sappiamo bene che non è così; è, invece, un settore strategico della nostra economia, dove emergono le qualià, le capacità, l’identità stessa del nostro paese, del nostro territorio, anche nel mondo”, ha scritto il premier su Facebook. Il protocollo d’intesa fra Ministero delle politiche agricole e Intesa Sanpaolo prevede 6 miliardi di euro da investire nell’agroalimentare nei prossimi 3 anni. “Risorse che – afferma ancora il premier – permetteranno nei prossimi anni 10 miliardi di investimenti e creeranno, si stima, 70mila posti di lavoro”.

Cambio nome al ministero

Il settore del food “in cui l’Italia non ha rivali sul pianeta”, sottolinea ancora Renzi, “è una parte importante del presente dell’Italia e dell’impegno del nostro Governo e lo sarà sempre di più in futuro: per questo abbiamo deciso, ad esempio, di cambiare il nome del ministero guidato da Maurizio Martina che da ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali prenderà il nome di Ministero dell’Agroalimentare”. Il 2015 – spiega è stato l’anno in cui abbiamo battuto il record delle esportazioni dell’agroalimentare: 36 miliardi di euro, “Oltre ad aver riconquistato il primato mondiale – con buona pace dei nostri amici francesi – di produzione vinicola”. E ancora: Inasprita la lotta all’agropirateria sul web con già più di 500 azioni legali a tutela del made in Italy, grazie ad accordi – unici al mondo – con Ebay e Alibaba”.

Un frame dello spot di Silvio Muccino per gli Usa

Un frame dello spot di Silvio Muccino per gli Usa

Il Made in Italy vale 135 miliardi, è record

Intanto torna a salire nel 2015 il fatturato dell’agroalimentare italiano, che nell’anno di Expo raggiunge i 135 miliardi sotto la spinta del record storico delle esportazioni e della ripresa dei consumi interni, dice una analisi Coldiretti. L’agroalimentare e’ il secondo comparto manifatturiero Made in Italy che svolge però, avverte Coldiretti, un effetto traino unico sull’intera economia per l’impatto positivo di immagine sui mercati esteri dove il cibo Made in Italy è sinonimo di qualità. E non si è mai consumato così tanto Made in Italy alimentare nel mondo dove nel corso del 2015: raggiunto il record storico delle esportazioni pari a circa 36 miliardi di euro (+7%),  con aumenti che vanno dall’11% per l’ortofrutta al 10 % per l’olio di oliva dal +9% per la pasta al +6% per il vino che ha realizzato il record storico con un preconsuntivo annuale di 5,4 miliardi di fatturato realizzati oltre i confini nazionali. Un andamento certamente favorito dalle condizioni economiche positive dovute alla ripresa internazionale e ai tassi di cambio favorevoli su mercati importanti come quello statunitense ma che è la conferma delle grandi opportunià’ presenti.

Bene anche il mercato interno

La svolta si è fatta sentire anche all’interno dei confini nazionali dove è tornata la dieta mediterranea con un aumento che va dal 4% negli acquisti di frutta al 17% per quelli di olio di oliva ma cresce anche la spesa anche per il pesce (+5%), per gli ortaggi freschi e per la pasta secca (+1%), in netta controtendenza rispetto agli anni della crisi dove si era registrato un drastico crollo. I consumi alimentari degli italiani nel 2015 dopo 7 anni di calo tornano a salire debolmente dello 0,3% ma con un deciso orientamento a privilegiare cibi salutari per una maggiore consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e benessere.

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