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L’AI Act è il primo testo approvato a livello globale che tenta di regolamentare una materia, l’intelligenza artificiale, molto rapida a evolvere. C’era davvero bisogno che il Parlamento Europeo legiferasse in tal senso? Quali erano gli obiettivi? E l’Unione Europea riuscirà in questo frangente a spiccare come terra di innovazione e opportunità come dichiarato da Ursula von der Leyer nel discorso appena successivo alla sua riconferma alla presidenza della Commissione?

Di questo si è discusso nella sede di illimity, a Milano, in un incontro riservato ai dipendenti della banca e che segue quello organizzato con Massimo Chiriatti, Chief Technical & Innovation Officer di Lenovo. A parlare all’AI Meet di illimity con IAB c’era l’avvocatessa Licia Garotti, Equity Partner e Head of Intellectual Property and TechLaw practice di PedersoliGattai.

L’evoluzione normativa legata all’intelligenza artificiale è cruciale per stabilire un equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti umani e individuali. In questo contesto, l’AI Act dell’Unione Europea è emerso come primo testo in grado di fissare uno standard globale. C’era però davvero bisogno di una normativa così dettagliata? A livello globale, esistevano già indicazioni generali su come dirigere lo sviluppo tecnologico in modo etico e responsabile. L’AI Act intende però fare di più: vuole offrire un quadro preciso che possa garantire fiducia e sicurezza nell’uso delle tecnologie AI.

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L’incontro AI Meet di illimity

AI Act: si parte dai rischi

Resiste un certo luogo comune che dipinge questo scenario: l’America inventa, la Cina copia, l’Europa regola. Senz’altro le normative del Vecchio continente sono tra le più rigorose al mondo e spesso mirano a proteggere i cittadini da potenziali abusi tecnologici. Nel corso dell’incontro a porte chiuse in illimity si è discusso del fatto che il regolamento europeo adotta un approccio basato sul rischio, differenziando le regole a seconda del livello di quest’ultimo associato alle varie applicazioni dell’AI. Tale metodo permette di avere una regolamentazione più ampia e flessibile, ma solleva anche preoccupazioni riguardo alla sua effettiva implementazione e alla possibilità che l’Europa diventi un semplice utilizzatore di tecnologie prodotte altrove.

Un aspetto cruciale del dibattito normativo sull’AI riguarda la manipolazione e il potenziale danno ai diritti fondamentali. In particolare, l’AI manipolativa rappresenta un rischio inaccettabile, mentre altri sistemi possono presentare rischi limitati. L’importanza di questi rischi si manifesta in vari settori, come le risorse umane e il credito, dove i bias introdotti dai sistemi AI possono avere conseguenze significative e dannose per le persone. Pertanto, le norme europee mirano a creare un “cordone di fiducia” intorno alla tecnologia AI, assicurando che sia affidabile e trasparente.

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La trasparenza e la qualità dei dati utilizzati dall’AI sono fondamentali. Le normative non si limitano a definire i princìpi, ma cercano anche di dare loro un significato concreto. Ad esempio, nel campo della creatività, l’AI generativa sta rivoluzionando il modo in cui vengono prodotti contenuti, sollevando interrogativi sulla titolarità dei diritti d’autore. Come si è detto durante l’incontro in illimity, su 100 cause legate ai diritti d’autore nell’AI, solo 20 arrivano a sentenza.

Un altro punto di discussione riguarda il ruolo dell’autore e la protezione dei suoi diritti. Sarà sufficiente dichiarare che la riproduzione di un’opera è riservata? L’AI Act cerca di fissare requisiti specifici anche per il settore finanziario, ma in mancanza di una disciplina contrattuale dettagliata, il rischio è di lasciare troppe zone grigie. La normativa europea punta a evitare un vuoto disciplinare che potrebbe favorire abusi e mancanze di responsabilità.

Infine, per avere una visione completa sull’AI, è essenziale affrontare la tecnologia da diversi punti di vista: tecnico, etico e normativo. In questo senso, iniziative come quelle organizzate da illimity sono utili per approfondire tematiche di frontiera, ma che in realtà stanno già impattando le nostre vite. Un concetto emerso da questi incontri è il rischio di preferire soluzioni facili, anche se sbagliate, quando la tecnologia le rende accessibili. Ciascuna persona dovrebbe disporre di una guida all’uso dell’AI.