E-commerce del cibo, in Italia nel 2020 oltre due milioni di clienti in più
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Ultimo aggiornamento il 29 ottobre 2020 alle 6:47

E-commerce del cibo, in Italia nel 2020 oltre due milioni di clienti in più

Le aziende del settore alimentare italiano investono di più nei canali online, puntando al contatto diretto con il consumatore

Grande passo in avanti del commercio online nel comparto alimentare italiano. Incentivato, come prevedibile, dalla pandemia da Covid-19, i canali di e-commerce sono diventati parte sempre più rilevante negli investimenti delle imprese di food del nostro Paese. Dalla GDO ai piccoli produttori, l’obiettivo è incentivare la relazione diretta con ilconsumatore. Secondo i dati del report “Digital Food StrategyLe aziende dell’alimentare diventano sempre più smart“, pubblicato il 27 ottobre dalla Casaleggio Associati, le vendite online nel 2019 hanno visto una crescita del 19%.

© Foto: Sito Web Impossible Foods

Crescita dell’e-commerce alimentare italiano

Prima che il Coronavirus irrompesse in Europa, le stime di inizio anno per il Food & Beverages online italiano – esclusi il delivery e i pasti pronti – prevedevano di raggiungere i 653 milioni di dollari entro fine anno, con una crescita del 9,8% rispetto al 2019. Considerando le stime più recenti, che tengono conto dell’impatto del Covid, i ricavi previsti raggiungono i 697 milioni di dollari. Cifra che, entro il 2024, si stima arrivare a 1.013 milioni di dollari, con un aumento degli utenti del 6,6% rispetto al 2020.

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I dati del primo semestre 2020 hanno visto un incremento di oltre 2 milioni di clienti online nel settore alimentare del nostro Paese. Tuttavia, il mercato online alimentare in Italia non raggiunge ancora l’1% del totale. Mentre, nel resto d’Europa, la media è nella forbice compresa fra il 4 e l’8%. Il cambio di approccio nei confronti della rete, del luogo di vendita e della fidelizzazione del cliente, abbracciato da molti brand e produttori italiani, lascia comunque supporre un aumento costante della quota di mercato online. Nel 2020 “i canali online hanno ricevuto una domanda fino a 30 volte superiore, creando molti spazi anche per i nuovi operatori”, dichiara Davide Casaleggio, presidente di Casaleggio Associati. “Si tratta di un processo irreversibile, destinato a crescere e a rafforzarsi nel tempo”.

Commercio alimentare online: 4 modelli di business

Il report “Digital Food Strategy” ha individuato, attraverso l’analisi del mercato italiano e interviste ai top manager delle aziende alimentare del nostro Paese, quattro modelli di business ricorrenti per l’e-commerce. Modelli, che variano in base alla tipologia di prodotto. Il prodotto autonomo, ovvero singoli prodotti in grado di soddisfare il bisogno. Il paniere proprietario, il paniere in partnership e i prodotti della spesa, venduti tramite la GDO. I due binari cardine, lungo cui questi quattro modelli si muovono, sono la relazione digitale con il cliente e l’attività di marketing.

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“L’agroalimentare italiano è il primo settore industriale del Paese e vale 538 miliardi di euro, il 25% del PIL, con 3,8 milioni di occupati in circa 70.934 aziende“, afferma Casaleggio. “Si tratta di imprese molto frammentate, l’86% delle quali ha meno di dieci dipendenti. In questi mesi sia i grandi brand, sia i piccoli produttori si sono accorti dell’importanza di creare una relazione digitale diretta con il cliente”.

Puntare sul proprio canale online significa non solo investimenti nella logistica e nella distribuzione, necessari per far fronte a picchi anche del 300/400% della domanda, avuti nel corso di quest’anno. Ma anche nel marketing, per instaurare e migliorare la relazione digitale con il consumatore, dando valore al brand, legando il prodotto a un’esperienza. E sperimentando soluzioni diverse e capaci di espandere la rete clienti. Come la differenziazione di prodotti, creando pack scorta o regalo, proponendo acquisti facilitati, mediante una gamma di prodotti di più brand a completare il paniere e favorendo abbonamenti e riordino automatico.

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Shop online e food influencer

La ricerca, analizzando un campione di circa 125 tra noti produttori e brand italiani, riporta che il 30% di essi ha uno shop online integrato all’interno del sito proprietario. Il 2% ha uno shop sul sito ma per l’acquisto rimanda a un marketplace o un sito terzo e, infine, il 68% ha soltanto un sitovetrina“. Per migliorare la propria presenza online, una delle strategie di comunicazione perseguite sempre più spesso è di affidarsi ai food influencer. Nel 2019, un utente su quattro ha acquistato prodotti promossi da influencer subito dopo averne visto la pubblicità. Anche per questo, il settore alimentare è uno dei comparti che più investe in queste figure: tra maggio e agosto 2020, le interazioni con gli influenze sono cresciute del 32%.

Dal report si evince infine un’altra priorità in tema di e-commerce food. Vale a dire il tema della tracciabilità della filiera alimentare, che è anche regolamentata a livello di legge e obbligatoria in tutta Europa dal 2005. Un passo avanti in questa direzione potrebbe essere l’impiego della blockchain, che garantisce la valorizzazione dei prodotti etici e la visibilità della qualità. Certificando la provenienza dei beni acquistati e favorendo un contatto diretto con il cliente finale.

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