Al.ta Cucina, la community che racconta la cucina italiana dal basso | The Food Makers
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Ultimo aggiornamento il 2 ottobre 2020 alle 14:54

Al.ta Cucina, la community che racconta la cucina italiana dal basso

Una storia fatta di incontri fortunati e di passione per un progetto capace di raccontare il quotidiano. Che punta a mettere in comunicazione in modo spontaneo chi il cibo lo produce con chi lo cucina e lo consuma

Sembra una storia di quelle che ci puoi scrivere la sceneggiatura di un film: due ragazzi che si conoscono al liceo e diventano amici per la pelle, che sognano di poter costruire qualcosa che gli permetta di lavorare insieme e che ci riescono, non senza qualche difficoltà (e con un paio di tentativi andati a vuoto) compreso pure un periodo di separazione durante il quale vivono in due nazioni diverse. Però è tutto vero. Alessandro Tartaglia e Simone Mascagni si sono conosciuti a Roma quando hanno iniziato la scuola superiore, hanno vissuto in simbiosi per anni, si sono allontanati (ma solo geograficamente) per un po’ ma alla fine sono riusciti a dare vita a quella che oggi è la community Al.ta Cucina: sono riusciti a lavorare assieme, finalmente, a un progetto che giorno dopo giorno si è trasformato in una vera e propria impresa che ruota attorno a qualcosa che più italiano non si potrebbe. “Italian Do Eat Better” recita lo slogan che campeggia appena sotto il loro logo: dunque spazio al cibo e alla buona cucina italiana.

Cucinare per passione (e un po’ per vocazione)

Il racconto di come è nata Al.ta Cucina me lo fa al telefono proprio Alessandro, in una divertente chiacchierata che incredibilmente in pochi minuti passa dalla Formula1 al rugby, passando per la ricetta della carbonara e per finire sul festival di Sanremo. “Siamo nati quattro anni fa per pubblicizzare l’attività di famiglia, una catena di supermercati – racconta uno dei due co-founder a StartupItalia  Ci siamo resi conto che poteva essere una sfida creare la presenza online di un supermercato, abbiamo cercato uno strumento che potesse essere funzionale nel presentare i prodotti che magari in futuro sarebbero finiti in vendita sull’e-commerce: le videoricette all’estero funzionavano molto bene, abbiamo deciso di provare a costruirle in proprio per la cucina italiana. A un certo punto, visti i numeri, ci siamo resi conto che era un format che poteva andare avanti sulle sue gambe senza alcun legame con i supermercati”.

Prima un video a settimana realizzato col cellulare, riprendendo a volte la madre di Alessandro in cucina, altre volte Simone (che nel frattempo si era trasferito a Londra, dove portava avanti una carriera di successo nel mondo pubblicitario) alle prese con primi piatti a base di pasta. “Ci siamo messi a cucinare senza saper cucinare – confessa Alessandro – ma questa è stata la chiave del nostro successo: le nostre erano ricette alla portata di tutti, realizzate con ingredienti semplici e procedimenti semplici, senza ricorrere ad attrezzatura sofisticata e professionale”. In un anno la community cresce fino a 300.000 utenti: “senza spendere un euro in pubblicità” ci tiene a precisare Alessandro. Così arrivano le prime chiamate da chi propone di farne un business: è il momento di fare sul serio, e si passa a produrre un video al giorno con sempre maggiore cura per la qualità del prodotto. 

"Ci siamo messi a cucinare senza saper cucinare: ma questa è stata la chiave del nostro successo"

Sono passati due anni, è il 2018, ormai sui social il pubblico è cresciuto fino a 2 milioni di follower: c’è da fare il grande passo, non può più essere un passatempo. Alessandro nel frattempo studia ingegneria, e per lui l’illuminazione arriva durante un tirocinio in Dallara: davanti a quella realtà super-tecnologica, mi spiega, si è reso conto che non era quella la sua vocazione e che voleva inseguire invece un sogno fatto di un progetto capace di donargli soddisfazioni ogni giorno. Simone a Londra faceva carriera, vinceva premi (tra cui un Leone a Cannes: uno dei massimi riconoscimenti nel campo della pubblicità), ma decide di scommettere su sé stesso e il suo amico: così si licenzia e viene a vivere a Milano. Sul loro cammino un paio di incontri fortunati, con Michael Burnett (ex Yahoo!) e con Davide Fioranelli (e una manciata di altri investitori, tutti del ramo, che ancora oggi sono veri e propri consulenti strategici di Al.ta Cucina): che danno ad Alessandro e Simone una mano a strutturare il modello di business e raccogliere i capitali indispensabili a diventare una vera startup. È il 2018, quindi: da allora la squadra cresce fino agli 11 membri di cui è composta oggi, e la community fa altrettanto raggiungendo le cifre odierne che parlano di oltre 20 milioni di utenti raggiunti ogni mese sulle principali piattaforme social.

 

Cosa fa Al.ta Cucina

Quando passa a raccontarmi cos’è oggi Al.ta Cucina, la voce di Alessandro si fa appassionata: quella che ha costruito assieme a Simone è una comunità, prima di tutto, e ciò ha finito inevitabilmente per riflettersi anche nel modello che hanno messo in piedi per far fruttare la loro idea. “Il nostro modello di business è basato sulla pubblicità, ma non quella tradizionale – spiega ancora a StartupItalia – Certo siamo orgogliosi dei numeri e dei risultati che riusciamo a offrire ai brand che decidono di investire su di noi, ma con loro mettiamo sempre in chiaro che non stanno comprando pubblicità: stanno investendo su un progetto editoriale, che costruiamo assieme a loro e che si va a inserire in modo organico in quello che è già Al.ta Cucina. Quando un brand lavora assieme a noi cerchiamo sempre di fare in modo che il suo contributo garantisca un valore aggiunto per l’intera community: per questo gli utenti interagiscono in modo spontaneo, attivo e positivo coi brand. Un nostro post ha in media tra le 8.000 e le 10.000 reazioni, e questo si trasforma in un ritorno utile per tutti”. 

Nel frattempo poi il modello si è ulteriormente evoluto. C’è la community, che si ritrova anche sul sito altacucina.co e che si scambia continuamente ricette prodotte e sperimentate in proprio; accanto a questo c’è la media company che sforna videoricette e che si spinge oggi anche nella creazione di medio-lungometraggi dedicati al mondo della cucina made-in-Italy: con interviste a chef famosi, il racconto di come nascono le materie prime di qualità, o il percorso che porta un particolare cibo dalla terra alla tavola lungo tutta la filiera, ma sempre seguendo anche le richieste e le opinioni della community. Poi c’è il capitolo ricerche di mercato: una collaborazione con il Politecnico di Bari offre la possibilità di effettuare panel verticali, su una community dedicata al cibo, con tempi e costi decisamente ridotti rispetto all’approccio tradizionale, garantendo comunque accuratezza e una gestione rigorosa dei numeri e della loro validazione, potendo contare su un campione attivo e reattivo nel rispondere ai questionari proposti. Infine, primi passi nel mondo fisico: è in uscita un libro con Mondadori, poi appena l’emergenza sarà finita (ri)prenderà vita un progetto sul territorio che vedrà la presenza di ambassador di Al.ta Cucina in tutta Italia.

"Quando un brand lavora assieme a noi, cerchiamo sempre di fare in modo che il suo contributo garantisca un valore aggiunto per l’intera community"

La chiave per questo meccanismo è la squadra: Simone guida il team creativo, offrendo soluzioni originali alle aziende che vogliono interagire con la community di Al.ta Cucina, poi c’è la squadra che lavora alla produzione dei video e dei contenuti che finiranno sui social, c’è chi si occupa della community stessa e poi Alessandro che si prende cura del lato commerciale. L’ambizione per il prossimo futuro, nonostante i ritardi e le difficoltà che l’emergenza sanitaria ha posto ai piani di Al.ta Cucina, è naturalmente la crescita internazionale: “È una richiesta che ci arriva anche dai nostri partner” confessa Alessandro al termine della nostra chiacchierata, ma mi dice che è già al lavoro con Simone perché diventi una realtà. Sempre senza tradire lo spirito con cui tutto questo è cominciato: raccontare l’Italia anche attraverso la gastronomia, senza virtuosismi ma calandosi nel quotidiano di chi ogni giorno cucina con passione.

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