Gelato 3D, il prototipo tutto italiano dall'idea di Selene Biffi | The Food Makers
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Ultimo aggiornamento il 23 settembre 2020 alle 8:00

Gelato 3D, il prototipo tutto italiano dall’idea di Selene Biffi

Il progetto, realizzato dall'imprenditrice sociale milanese insieme al team guidato dal progettista ed esperto di Digital Fabrication Paolo Aliverti, è ora in cerca di investitori

Fare il gelato con una stampante 3D. È il risultato dell’ultima delle mille vite imprenditoriali di Selene Biffi, che di idee geniali nella sua carriera ne ha avute tante e di vario tipo. A partire dalla sua prima startup, lanciata con 15o euro quando ancora frequenta l’Università, a 22 anni. Il progetto, chiamato Youth Action for Change, è una piattaforma online di corsi peer-to-peer per giovani.

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Un forte e costante impegno per il sociale che ha contraddistinto la vita e il lavoro dell’imprenditrice lombarda, portandola prima in Afghanistan e poi in Somalia. A Kabul, lavora prima per l’ONU e poi torna per aprire la Qessa Academy, una scuola tecnica per imparare a ragazze e ragazzi disoccupati come utilizzare le storie per trasmettere messaggi di sviluppo locale. Dalla salute pubblica ai diritti umani nell’Islam. Forse ancora più ambizioso il progetto lanciato a Mogadiscio: Loudemy, una piattaforma che aiuta a costruire chatbot intelligenti per rendere le conversazioni online un’opportunità di dialogo e non un continuo fomentare odio.

© Selene Biffi

Una stampante 3D per gelati

Annunciato attraverso un post su Facebook, il nuovo progetto di Selene Biffi cambia direzione rispetto ai precedenti, restando pur sempre rivolto alla novità. «L’idea è nata in modo relativamente semplice», racconta l’imprenditrice a StartupItalia. «Lavoravo ancora in Somalia e, come sono solita fare, ogni due anni mi dedico a un progetto personale. L’anno scorso mi sono decisa di voler realizzare qualcosa inerente alla stampa 3D e, nello specifico, applicarla al riciclo della plastica. Ma le spese iniziali, che copro sempre personalmente in ogni nuovo progetto, erano troppo onerose. Per questo, ho cercato un’idea meno costosa, sempre relativa alla stampa 3D, come quelle ad uso alimentare».

 

Tuttavia, racconta Selene «La gran parte delle stampanti 3D nel mondo dell’alimentare produce cibi solidi. A questo punto ho capito a che poteva essere interessante dedicarsi a una stampante diversa, per gelati, appunto. L’unico precedente che riguardasse proprio la stampa 3D di gelati l’avevo visto in un video di tesi universitaria pubblicato dal MIT. Il risultato non era però ottimale». L’obiettivo dell’ideatrice è stato quindi di raggiungere un alto grado di perfezionamento nel suo progetto, insieme al team di progettisti ed esperti di Digital Fabrication, capitanato da Paolo Aliverti.

© Foto: Selene Biffi

Il prototipo e i primi risultati

Costruire una stampante 3D per il gelato, non è cosa comunque semplice. Oltre ai lunghi tempi di sviluppo, spiega Selene, vengono anche richieste abilità tecniche non comuni, «dettate dal fatto di lavorare con temperature diverse fra loro, o di identificare la maniera più adatta di passare il liquido nella camera di congelazione. A questo si aggiunga che non c’erano altri prototipi a cui ispirarsi, per cui è stato un lavoro di creazione da zero delle singole parti. Per alcuni pezzi, la squadra ha costruito 12 prototipi diversi, prima di arrivare alla migliore soluzione».

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Ora, però, la stampante c’è e funziona. Naturalmente, osserva l’imprenditrice, «essendo un prototipo autofinanziato, è soggetto a miglioramenti. Ad esempio, ad oggi il gelato viene stampato un colore alla volta, mentre in futuro, con un maggiore investimento alle spalle, potrebbe stampare più colori o più aromi contemporaneamente. Anche la risoluzione dell’oggetto potrà essere migliorata».

Stampare con qualità

«Non ci sono limiti per quanto riguarda gli ingredienti che possono essere utilizzati e di conseguenza nella qualità del gelato», evidenzia l’ideatrice del progetto. «La stampante attuale funziona attraverso l’immissione di liquidi a scelta, come latte e panna di ogni tipo, anche a tutela di chi ha delle intolleranze. Inoltre, non c’è bisogno di aggiungere addensanti o di altri elementi». Pertanto, è un’alternativa che risulta più sana rispetto ai gelati prodotti oggi a livello industriale.

© Foto: Selene Biffi

Cono o coppetta?

Il prototipo riguarda per ora la stampa di forme geometriche dei gelati. «È comunque assolutamente fattibile, dato il processo similare», osserva l’imprenditrice, «stampare supporti e altre tipologie di alimenti, dalle cialde ai contenitori. Non è possibile però realizzarli con questa stampante, poiché essa lavora con una camera refrigerata. Occorrerebbe quindi creare una stampante aggiuntiva, ma si tratta di un lavoro molto più semplice rispetto a quello fatto per produrre che stiamo lanciando, dato che non lavorerebbe a temperature diverse».

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Una stampante 3D per il B2B

Il progetto è stato sviluppato per un mercato specifico. L’idea dell’imprenditrice è infatti di lanciarlo nell’ambito del B2B. «Si tratta di un macchinario molto utile a gelaterie, pasticcerie, ristoranti, catering, organizzazioni di eventi, fino ai parchi di divertimento. Infatti, uno dei punti forti del prototipo», sottolinea Selene, «è di poter stampare una quantità pressoché illimitata di forme, nomi e loghi. Questo fa sì che esso possa essere usato sia ad uso strettamente alimentare, sia per motivi di marketing o visibilità di un dato marchio».

© Foto: Selene Biffi

In attesa di investimenti

Qualche investitore interessato, racconta Selene, si è già fatto avanti dopo la pubblicazione del post su Facebook che svela la realizzazione della stampante 3D. «Si tratta di un finanziatore e di un’azienda interessati alla stampante. Tuttavia, l’idea è fresca di pubblicazione, per cui è ancora presto per tirare le somme. Mi piace sottolineare il fatto che si tratta di un progetto tutto italiano, interamente prodotto nel nostro Paese. A sottolineare, ancora una volta», afferma l’imprenditrice, «come in Italia ci siano le abilità dal punto di vista tecnico e la possibilità di creare startup che operino anche a livello di hardware, come la nostra».

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