Tecnologia come alleato per ridurre lo spreco alimentare. Il paper sul futuro del cibo di U-Start | The Food Makers
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Ultimo aggiornamento il 14 settembre 2020 alle 11:38

Tecnologia come alleato per ridurre lo spreco alimentare. Il paper sul futuro del cibo di U-Start

Innovazione tecnologica e maggiore consapevolezza da parte dei consumatori stanno favorendo una svolta nel mondo dell'alimentare, a cui la pandemia ha dato un'ulteriore accelerazione: il paper pubblicato sul nuovo magazine di U-Start, The Society Magazine- Decrypting Tomorrow

Durante il Covid è stata sintetizzata in “meno gente ai ristoranti e nei supermercati e più acquisti dai delivery online”. Ma c’è molto di più nella svolta radicale dell’industria alimentare. Il futuro del cibo, in realtà è già presente. Come sempre, a dettare i maggiori cambiamenti, sono le necessità. In questo caso, ce ne sono almeno due: la crescita della popolazione globale, che raggiungerà i 9,7 miliardi nel 2050, e il cambiamento climatico.

Tecnologia al servizio dell’alimentare

Nei prossimi 30 anni, due terzi dell’umanità vivrà in città. Sempre meno persone nelle campagne, sempre più richiesta di cibo. Una forbice destinata ad allargarsi, insieme alla crescente disuguaglianza di ricchezza e alle urgenti questioni legate al climate change: mancanza di risorse idriche e siccità frequenti. Ecco che allora, l’alleato della tecnologia diverrà fondamentale per arginare rischi dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche. Obiettivo numero uno dell’innovazione nel campo del food, sarà ridurre gli sprechi alimentari, che oggi sono il 30% del totale degli alimenti prodotti.

 

Come segnalato dal paper pubblicato sul nuovo magazine di U-Start, The Society Magazine- Decrypting Tomorrow, le innovazioni rappresentano un importante antidoto agli sprechi alimentari. Analisi dei dati a disposizione delle aziende per conoscere le preferenze nutrizionali dei clienti, app e health tracker capaci di rendere i consumatori più consapevoli, sono solo i primi esempi di come la tecnologia possa aiutare una migliore gestione dell’alimentazione.

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Ma c’è molto altro. Il tech sta cambiando i modi di produrre il cibo: stampanti 3D, carne sintetica, sistemi controllati in grado di favorire la produzione locale. Perfino l’agricoltura, grazie allo sviluppo dell’azienda agricola verticale, si sta spostando in città, in fattorie urbane al coperto. Risorse ormai prossime all’uso, dall’IoT alla blockchain, miglioreranno i sistemi di approvvigionamento, rendendoli molto più trasparenti ed efficienti.

Il vecchio ecosistema dell’industria alimentare. (Deloitte 2019) Fonte: U-Start

Il risultato? La creazione di un nuovo ecosistema alimentare. Non più fondato sull’operato “a compartimenti stagni” di ogni attore dell’industria del cibo, ma sempre più interconnessi fra loro. Secondo U-Start, domani saranno gli smart device come Echo e Alexa a consigliarci cosa mangiare e si svilupperanno community interattive di consumatori con gusti simili fra loro. Con una certezza: la gran parte del business si trasferirà online.

Il nuovo ecosistema dell’industria alimentare (Deloitte 2019, U-Start)

Noi, consumatori del futuro, oggi

Il cambiamento è già in atto e, anzi, il sopraggiungere della pandemia non ha fatto che accelerarlo. I consumatori pongono una sempre maggiore attenzione all’impatto delle proprie scelte alimentari, scelgono attivamente prodotti eticamente sostenibili, confermando una maggiore sensibilità nei confronti del cambiamento climatico.

In concreto, spiega U-Start, questo si traduce nell’aumento del consumo di carne meat-free” e dunque nella crescita della richiesta di fonti alternative di proteine, dal tory alle carni sintetiche. Lecito quindi pensare che la scelta di carne animale, che oggi ricopre il 30% del fabbisogno globale di proteine, sia destinata a ridursi rapidamente.

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La fine della carne? L’alternativa delle startup

Che il mercato alimentare stia andando verso food alternativi rispetto alla carne animale, lo hanno intuito diverse aziende, oggi sull’onda di questo cambiamento. Il mercato cinese del “meat free”, varrà da solo, secondo l’osservatorio di Euromonitor, 12 miliardi di dollari entro il 2023. Si capisce quindi perché grandi attori del settore, come Beyond Meat e Impossible Foods, insieme a celebri catene di fast food, da Starbucks a Yum Chinas KFC, hanno annunciato piani comuni per la produzione di carne a base vegetale. Programmi ai quali il mercato ha risposto alla grande. In particolare, Impossibile Foods ha raccolto un round F da 500 milioni di dollari lo scorso marzo, mentre il prezzo delle azioni di Beyond Meat è salito del 163% in pochi mesi.

© Negozio Starbucks

Prospettive simili, alcune startup le stanno cercando per quanto riguarda la domanda di pesce. La società Finless Foods, ad esempio, utilizza l’agricoltura cellulare per la coltivazione della carne di pesce. Non è esente dal cambiamento neppure il mondo del caseario. Aziende innovative, come Ripple Foods, che produce latte alle proteine da piselli, o PerfectDay, che si propone di usare il sequenziamento genetico e la stampa 3D per creare latte senza la mucca, stanno ricevendo grande fiducia da parte degli investitori.

 

Senza dimenticare il costante aumento del consumo di insetti riscontrata negli ultimi tempi. Secondo l’ONU, sono due miliardi le persone che attualmente si nutrono di insetti per mangiare e per l’agricoltura. Si tratta, una volta in più, di un sostituto della carne in tema di proteine.

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La nuova frontiera del food delivery

L’ascesa delle consegne alimentari a domicilio ha registrato un ulteriore balzo in avanti durante il lockdown e le restrizioni anti-Covid. Sempre più gente ordina pasti e si fa portare la spesa a casa, con un conseguente aumento della cucina casalinga. Tuttavia, a causa dell’esigenza di eliminare il contatto fisico anche fra i corrieri e i clienti, diverse aziende di delivery, come Manna e Starship Technologies, hanno aperto alla nuova frontiera della consegna a domicilio, ossia quella tramite droni e robot.

In mezzo a questo mare magnum di stravolgimenti, per i ristoranti la svolta e il rilancio passano quindi dalla valorizzazione dell’esperienza culinaria offerta. E offrire anche qualcosa in più del semplice gusto nei piatti, in quella nel settore del food viene chiamata l'”experience economy“. Non si tratta pertanto di mettere in discussione il ristorante, luogo fondamentale per la cucina, in particolare modo nel nostro Paese, e sotto l’aspetto della socialità. Ma di trovare le giuste formule perché essi tornino ad essere frequentati tanto quanto e ancora di più rispetto a prima che una pandemia globale stravolgesse le vite di tutti.

 

Ascanio Orombelli, chi è l’autore del report

Dopo una Laurea in Business Economics alla Westminster University di Londra, Ascanio inizia il suo percorso nel Fintech presso SME Capital. Nel 2018 si trasferisce a Madrid dove consegue un MSc in International Management all’IE Business School. Tornato in Italia, lavora come consulente in Deloitte prima di diventare Analyst in U-Start, un riconosciuto player del Venture Capital, specializzato in attività di deal scouting in aziende lifestyle, tech e digital a livello internazionale. U-Start è controllata da Angel Capital Management.

L’articolo “Una nuova era per il food” è stato pubblicato sul primo numero di “The Society Magazine – Decrypting Tomorrow” , un progetto editoriale di U-Start che ambisce a rappresentare un nuovo strumento di informazione ed education nel mondo del VC, dando una visione a 360 gradi del panorama italiano ed internazionale.

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