KFC vuole il pollo fritto sintetico | The Food Makers
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Ultimo aggiornamento il 24 luglio 2020 alle 8:00

KFC vuole il pollo fritto sintetico

Il colosso dei fast food al lavoro con una società russa per biostampare pepite a base di carne coltivata in vitro

Le prime chicken nugget artificiali. Ci sta lavorando KFC, la catena statunitense specializzata in pollo fritto, nel contesto della sua strategia di progettazione del “ristorante del futuro”. Lo ha spiegato il gruppo di fast food di North Corbin, che ha annunciato di voler lavorare con la società russa di bioingegneria Bioprinting Solutions per sviluppare la tecnologia che “stamperà” carne di pollo usando cellule animali di partenza su colture vegetali.

KFC allarga dunque le scelte di altre catene, come Burger King, che hanno optato per tecnologie statunitensi come quelle, ormai ben note, di Impossible Foods (che ha lanciato tempo fa la neosalsiccia di maiale) o Beyond Meat, a cui pure il gruppo guidato da Roger Eaton si è legato nei mesi scorsi. L’obiettivo rimane tuttavia simile: replicare il gusto e la consistenza del vero pollo unendo materia prima cellulare a uno sviluppo sintetico, cioè coltivato in laboratorio, e condimenti come spezie e impanature. Il tutto per avvicinarsi il più possibile ai mitici bocconcini.

Occhio: non saranno vegetariane

Non si tratterà di prodotti vegetariani né tantomeno vegani. Il processo produttivo coinvolgerà comunque cellule animali. Anche se KFC offre opzioni di questo tipo in alcuni dei punti vendita e lo scorso anno ave va offerto i prodotti a base di neopollo sviluppati proprio da Beyond Meat e che si troveranno in sempre più punti vendita, visto il clamoroso successo raccolto nei mesi scorsi. Ciononostante le pepite biostampate saranno più ecosostenibili perché meno pesanti per l’ambiente del ricorso alla carne di pollo prodotta in modo tradizionale, ricorrendo agli allevamenti intensivi. “Coltivare” carne in laboratorio, da cellule di partenza – carne pulita, sintetica o in vitro, chiamiamola come vogliamo – sfoggia infatti un conto più leggero in termini di gas inquinanti e di consumo di energia rispetto agli allevamenti tradizionali. E ovviamente abbatte anche i costi dell’approvvigionamento.

Le tecnologie di stampa 3D, prima utilizzate soprattutto in medicina, stanno oggi guadagnando popolarità nella produzione di cibi come la carne” ha spiegato Yusef Khesuani, cofondatore di 3D Bioprinting Solutions, fondata nel 2013 come spin-off di uno dei colossi della medicina privata moscovita, Invitro, che si occupa appunto della sperimentazione nella stampa di tessuti e organi umani. “In futuro, il rapido sviluppo di questi sistemi ci consentirà di produrre carne stampata in 3D più economica e speriamo che le tecnologie sviluppate in collaborazione con KFC acceleri il lancio di carne sintetica sul mercato”.

Gli ostacoli della biostampa

Il punto è che la “biostampa” 3D è un processo lungo, lento e laborioso. A fronte di alcuni promettenti sviluppi in medicina, dove si contano ormai numerosi macchinari e società specializzate, rimangono molti ostacoli, per esempio sulla conservazione del materiale biologico. Ma forse col cibo andrà meglio. Per l’autunno le crocchette, che stando alle due società usciranno da un procedimento del tutto inedito, dovrebbero essere pronte per la fase di test.

A KFC siamo sempre attenti agli ultimi trend e alle innovazioni e facciamo del nostro meglio per tenerci al passo con i tempi introducendo nuove tecnologie alla nostra rete di ristoranti – ha concluso Raisa Poyakova, general manager di KFC Russia – i prodotti di carne sintetica sono il prossimo passo”.

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