Blockchain, tutta la tracciabilità che serve all'agroalimentare | The Food Makers

Ultimo aggiornamento il 15 giugno 2020 alle 8:54

Blockchain, tutta la tracciabilità che serve all’agroalimentare

Da Birra Peroni fino all'Fda statunitense si moltiplicano le aziende e i governi che sfruttano le potenzialità della tecnologia blockchain per tracciare l'origine dei prodotti alimentari e fornire al consumatore cibo sicuro

Si chiama ‘Nastro Azzurro Mais Nostrano – Qualità Certificata’ la special edition della birra prodotta da Peroni, creata per Esselunga e tracciata con tecnologia blockchain. Un progetto, partorito da Campus Peroni, che ha come obiettivo quello di valorizzare l’origine 100% italiana delle materie prime e fornire al consumatore finale informazioni sicure, tracciate e certificate sul prodotto.

Il sistema di tracciabilità basato su tecnologia blockchain permette al consumatore di seguire la materia prima mais, ingrediente distintivo di Nastro Azzurro, sin dalla semina, passando poi per il raccolto, il mulino e infine per il birrificio che produce la birra.

 

Tramite un QR code riportato sulla retro-etichetta della bottiglia viene data la possibilità al consumatore di ottenere informazioni specifiche sulla bottiglia che è stata acquistata e attraverso la geolocalizzazione viene anche fornita la distanza dal birrificio.

A sviluppare il progetto è stata la startup pOsti, che attraverso il digitale intende narrare e valorizzare i prodotti alimentari e i piatti tipici delle regioni italiane. In questo articolo ad esempio parliamo di come il team romano abbia tracciato tramite blockchain un piatto tipico italiano, la panzanella, cucinata per l’occasione dallo chef Antonello Colonna.

Anche la FDA punta sulla tracciabilità digitale

Tracciare gli alimenti digitalmente, avendo la certezza che i dati siano incorruttibili, è anche una delle priorità della Food and Drug Administration, l’agenzia statunitense che tra le altre cose garantisce la sicurezza del cibo che viene commercializzato negli Stati Uniti.

Nel piano New Era of Smarter Food Safety l’agenzia Usa ha sottolineato l’utilità di tecnologie come blockchain per tracciare i cibi e ridurre i rischi di contaminazione. “Quando l’agenzia sviluppò originariamente il progetto, sapevamo che queste nuove tecnologie potevano facilitare il rintracciamento più rapido di un alimento contaminato alla sua fonte in caso di epidemia di origine alimentare”, si legge sul sito dell’FDA che annuncia però un cambio di paradigma legato alla pandemia da Covid-19.

Secondo l’Agenzia Usa infatti il digitale può aiutare le aziende e la Pubblica amministrazione ad imparare dall’emergenza coronavirus, al fine di sviluppare sistemi che siano in grado in futuro di mitigare gli effetti di una pandemia come quella in corso, che ha visto scaffali vuoti nei supermercati e cibo gettato nell’immondizia in ristoranti e mense.

“La rintracciabilità migliorata, unita a strumenti analitici avanzati, potrebbe fornire una maggiore visibilità della catena di approvvigionamento e potenzialmente aiutare la FDA e l’industria ad anticipare il tipo di squilibri del mercato che hanno portato alla temporanea carenza di alcuni prodotti che abbiamo visto negli ultimi mesi”, si legge sul sito dell’FDA. “E potrebbe aiutarci ad anticipare e mitigare il tipo di spreco di cibo che abbiamo visto quando i produttori di alimenti hanno perso clienti in ristoranti, scuole e altre attività temporaneamente chiuse dalla pandemia. In altre parole, crediamo che un sistema alimentare digitalizzato sia probabilmente un sistema alimentare più forte, più agile e resistente”.

Ma la tecnologia blockchain ha le potenzialità per rendere più smart tutto il processo di controllo. L’Fda ha ad esempio sviluppato protocolli per ispezioni ‘virtuali’ presso gli attori della filiera agroalimentare. E grazie al digitale l’agenzia Usa ha reso possibile un maggiore controllo di certi settori, spesso poco trasparenti, come ad esempio quello del cibo a domicilio.

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