RistoCoin, la moneta virtuale per salvare i ristoratori | The Food Makers

Ultimo aggiornamento il 7 aprile 2020 alle 9:34

RistoCoin, la moneta virtuale che è una promessa di normalità per i ristoratori

Acquistare oggi e spendere (di più) domani: è questa la promessa di RistoCoin a tutti coloro che vogliono sostenere la ristorazione italiana in questo momento di crisi, offrendo liquidità immediata ai locali

Pagare oggi con la promessa di ritrovarci a tavola domani. È questo l’accordo alla base di RistoCoin, il primo progetto in Italia di acquisto prepagato con moneta virtuale cifrata. Il sistema è nato per dare un sostegno economico al mondo della ristorazione ai tempi del coronavirus.

Il progetto è nato dall’idea di Giovanni Mastropasqua e Giovanni Blasi, proprietari dell’agenzia Engenia Srl di Fano (Pu), in collaborazione con il Pastificio Latini di Osimo (An). L’obiettivo: far girare l’economia del settore enogastronomico attraverso un’idea solidare e senza scopo di lucro. Come? Con l’acquisto in anticipo di un pranzo o una cena.

Come funziona RistoCoin

Il problema principale della ristorazione nazionale e internazionale in questo momento storico è la mancanza di liquidità. Sulla piattaforma RistoCoin è possibile scegliere il proprio ristorante “amico” fra quelli aderenti all’iniziativa e il taglio dell’obbligazione gastronomica. Si possono spendere da 10 euro fino a 200 euro.

Una volta effettuato il pagamento del taglio scelto, il cliente si ritroverà nel proprio profilo personale un saldo RistoCoin con un plusvalore del 40%. Quindi se si saranno spesi 50 euro, a cena se ne potranno spendere 70. Il progetto è aperto gratuitamente a tutti i clienti e ristoranti d’Italia. Si può accedere alla lista degli esercizi aderenti sul sito

«L’idea di RistoCoin è nata vedendo il mondo della ristorazione completamente fermo a causa dell’emergenza coronavirus – racconta Giovanni Mastropasqua, co-autore del progetto – La nostra agenzia, Engenia Srl, lavora da dodici anni al fianco dei ristoratori. L’80 per cento del nostro fatturato è dato dal marketing enogastronomico e social media marketing. Con il fermo totale delle attività, io e il mio socio Giovanni Blasi ci siamo preoccupati per noi, ma anche per gli amici ristoratori. Per fortuna è arrivata questa idea».

Tutto parte dal problema della liquidità. Il problema attuale è pagare le bollette, gli affitti, far sopravvivere i ristoranti. «RistoCoin vuole fare qualcosa che consenta ai ristoratori di incassare anche a locale chiuso, creando questa promessa di cena o di pranzo, un patto di solidarietà e amicizia tra cliente e ristorante», puntualizza Mastropasqua.

Le criticità alla riapertura

«Chi aderisce a RistoCoin ha la possibilità di veder arrivare un po’ di liquidità nelle proprie casse e di non perdere il contatto con il cliente», spiega l’ideatore del progetto. Questa è una delle criticità che i ristoratori si troveranno a gestire alla riapertura.

«Vendere in anteprima pranzi e cene significa accaparrarsi una clientela che forzatamente ha fatto una promessa, spendendo dei soldi – aggiunge Mastropasqua – è un modo per far sì che il ristorante riapra con qualche cliente sicuro in più. Inoltre, grazie alla plusvalenza offerta da RistoCoin, il ristoratore dimostra di tenere al cliente».

«Alla riapertura i ristoranti dovranno ripartire da zero. Ci sarà una rincorsa per riprendersi il cliente, che non si potrà dividere – riflette il consulente – Ci sarà una comunicazione parallela, pazzesca, con tantissime proposte gastronomiche. E temo che qualcuno possa abbassare il livello della sua cucina, solo per fare più sconti e accaparrarsi più coperti».

«Le preoccupazioni sono veramente tante. In tanti temono di non riaprire, che non arrivino abbastanza soldi per andare avanti e pagare quello che hanno da saldare – spiega Mastropasqua – Varia da ristorante a ristorante». Ci sono locali che hanno costi di affitto esorbitanti, ristoranti stellati con costi di gestione così elevati che stare fermi un mese vuole dire mettere a repentaglio l’intera azienda.

Alcuni ristoratori stanno cercando altri locali perché chi affitta non vuole rimandare i pagamenti. Si teme per i ristoratori, per i dipendenti, ma anche per i fornitori. «Ci sono piccole aziende agricole o vitivinicole che vivono vendendo esclusivamente ai ristoranti», sottolinea l’esperto.

Cosa resterà del lockdown

Dopo questa chiusura forzata, dopo la quarantena, i flash mob sul balcone, l’inno di Mameli e il lievito madre che finalmente sarà pronto, cosa rimarrà di questo tempo? «Credo che noi clienti abbiamo compreso quanto fosse importante quella pizza, quel pranzo domenicale, quella cena a base di pesce con la propria moglie o col proprio fidanzato o con gli amici», riflette Mastropasqua.

«Da imprenditore credo che la lezione per noi sia non accontentarsi più, non dare più nulla per scontato. Perché quando si fa impresa, bisogna prevedere anche situazioni critiche come questa, in modo da produrre di più ed essere più “coperti” finanziariamente quando capitano cose del genere. È vero, è una cosa straordinaria, ma la storia ci dice che sono già capitate e potrebbero succedere ancora».

Se tutto tornasse alla normalità in poco tempo, il mondo della ristorazione non sarà più lo stesso. Gli aiuti economici avranno un costo: Mastropasqua ipotizza già un aumento dell’Iva. «Prevedo un’economia simile a quella del secondo dopoguerra, con meno soldi in tasca e tante difficoltà in tutto, ma con un entusiasmo diverso in un mondo tutto nuovo».

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