Cina, così il coronavirus ha dato impulso all'agricoltura 4.0 | The Food Makers

Ultimo aggiornamento il 23 marzo 2020 alle 7:29

Cina, così il coronavirus ha dato impulso all’agricoltura 4.0

La necessità di ridurre il contatto umano ha spinto molti agricoltori cinesi ad introdurre tecnologie digitali per la gestione dei propri campi

L’epidemia di Covid-19 che sta mettendo in ginocchio l’economia globale ha avuto un effetto collaterale interessante in Cina: la diffusione di sistemi di agricoltura 4.0. Nei primi due mesi del 2020 ad esempio XAG, una azienda che sviluppa droni per i farmer cinesi, ha venduto oltre 4mila esemplari del nuovo drone dedicato all’agricoltura.

Un velivolo senza pilota in grado di monitorare i campi dall’alto in poco tempo, individuando segnali di stress o problemi di altro genere. Un modo per poter ‘essere sul campo senza essere sul campo’. L’emergenza coronavirus impone infatti di rimanere a casa per non diffondere il contagio e di limitare al massimo i rapporti umani, anche con i collaboratori.

 

Coronavirus, il settore AgTech prende il volo in Cina

Ma XAG non è l’unica. Yifei Technology, una azienda attiva nello sviluppo di servizi drone-based, prevede che i ricavi quest’anno quadruplicheranno fino ad arrivare a 4,3 milioni di USD. D’altronde il Ministero dell’Agricoltura cinese prevede che questa primavera in tutto il paese a prendere il volo saranno circa 30mila droni.

Il drone diventa così un ottimo strumento per effettuare sopralluoghi in campo senza tuttavia muoversi dal soggiorno della propria casa. Ma l’utilizzo di tecnologie 4.0 per la gestione delle imprese agricole ha anche il grande pregio di aumentare la produttività, l’efficienza e la sostenibilità ambientale.

 

Il governo investe nell’agricoltura 4.0

E sono proprio questi gli obiettivi che il governo cinese sta perseguendo anche a fronte di ingenti investimenti a sostegno dell’innovazione agricola. A inizio 2020 il governo di Pechino ha lanciato una strategia per modernizzare il proprio settore primario, rendendo l’approvvigionamento di cibo più sostenibile e meno dipendente dall’estero. Ad oggi infatti la Cina importa ingenti quantità di prodotti base come soia dagli Usa, latte dall’Australia o carne di maiale dall’Europa.

C’è però anche un obiettivo ambientale. Oggi l’agricoltura cinese è piuttosto arretrata e utilizza prodotti e tecnologie poco efficienti e ampiamente inquinanti. Il governo centrale ha dunque deciso di sostenere l’acquisto e l’introduzione di tecnologie moderne, che abbiano una migliore impronta ambientale.

E il business è miliardario. Il mercato dei prodotti e delle tecnologie per una agricoltura 4.0 ci si aspetta raggiungerà il valore di quasi 27 miliardi di dollari quest’anno, a fronte dei 13,7 del 2015. Anche perché c’è già chi immagina l’introduzione di robot per le lavorazioni in campo. Automi che in questo modo rimpiazzerebbero i braccianti (sempre più scarsi perché impiegati in fabbrica) ed eliminerebbero il rischio che l’epidemia di coronavirus si espanda con il movimento di stagionali verso le aree rurali.

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