La scommessa di Kuokko: addio agli aggregatori | The Food Makers

Ultimo aggiornamento il 3 febbraio 2020 alle 7:35

La scommessa di Kuokko: liberare i ristoranti dagli aggregatori di food delivery

La startup trevigiana vuole rendere indipendenti i ristoranti dai player delle consegne a domicilio. La ricetta vincente: quattro app, un gestionale e tanto, tanto marketing.

JustEat, Glovo, Deliveroo e tutti gli altri brand di food delivery hanno insegnato agli italiani come sfruttare lo smartphone per ordinare piatti elaborati e non solo pizza a domicilio. I ristoranti hanno afferrato al volo questo treno e si sono riversati sulle piattaforme.

Ma nel giro di cinque anni i marchi degli aggregatori sono cresciuti, mentre quelli dei locali che ogni giorno confezionano i cibi trasportati da velocissimi riders, no. Hanno consolidato questa fetta di mercato, ma hanno perso il contatto diretto con i clienti – e soprattutto con i loro dati. Kuokko vuole rimettere in contatto i ristoranti con le persone.

Costola della software house Agaweb S.r.l., Kuocco vede la luce a marzo 2019 grazie all’intuizione di Alberto Alcini (CEO e project manager), Lorena Grillo e Paolo Cistaro. Grazie a un team di otto persone distribuite tra sviluppo, design e customer care, Alcini & co hanno sviluppato una piattaforma da cui nascono app personalizzate che permettono al singolo ristorante di gestire il proprio food delivery. Niente aggregatori: solo ristoratore, cliente, intelligenza artificiale e tanto marketing.

Come funziona Kuokko

Kuokko ha iniziato con un’autofinanziamento di 200 mila euro e l’incubazione nel Polo Tecnologico di Pordenone, Poi ha mosso i primi passi con una campagna pubblicitaria online, conquistando circa 30 esercizi tra gelaterie, pizzerie, ristoranti, pasticcerie e panifici, piadinerie, tra il Nord e il Centro Italia, con qualche spot al Sud. La scommessa: far tornare indipendente il ristorante e permettere di massimizzare il guadagno.

«I ristoratori hanno iniziato a chiedere ad Agaweb S.r.l di sviluppare singole app, ma era un lavoro troppo costoso», spiega Alcini. Kuocco permette di avere soluzioni personalizzate ma a costi inferiori.

Le quattro app di Kuokko

Il ristoratore che sceglie il servizio offerto dalla startup trevigiana riceve quattro app: due destinate agli utenti (una per iOs e l’altra per Android, «che ci permettono di coprire il 99,9 per cento del mercato»); un’altra, chiamata Kuokko Ristorante, per il gestore; e la quarta, Speedy K, per i rider. Chi acquista il servizio per il proprio ristorante accede in cloud al gestionale di Kuokko, dove può inserire tutti i propri dati, dal menu alla scontistica, incluse le fasce orarie di attività.

La user experience di Kuokko

L’utente scarica l’app del suo ristorante, creata da e collegata a Kuokko. Una volta dentro, ci sono tutte le info del ristorante e dei pulsanti che permettono di navigare il menu. Scelto il giorno in cui si vuole il take away o in cui voglio pranzare nel locale, si selezionano i piatti e si sceglie se pagare in app con carta di credito tramite Stripe, oppure direttamente dopo aver mangiato.

User Experience Kuokko

User Experience Kuokko

«Nelle pause pranzo a volte il cliente sceglie il take away perché è la soluzione più veloce – spiega Alcini – Con le nostre app si può preordinare e mangiare direttamente dentro il ristorante, con la comanda pronta al proprio arrivo».

Il potere dell’Intelligenza Artificiale

Una volta portato il cliente sulla propria app, il ristoratore può fare marketing diretto, inviando sconti, creando fidelity card e mantenendosi in contatto con notifiche personalizzate. Inoltre, Kuokko mette a disposizione dei propri clienti un sistema di intelligenza artificiale prezioso.

«Abbiamo creato degli algoritmi per fare marketing automation. Ogni singola app impara a conoscere il proprio user – spiega il CEO –. In base ai suoi comportamenti abituali, il sistema propone piatti che corrispondono ai gusti del cliente, anche se non li ha mai ordinati. Può fare abbinamenti automatici e mandare promozioni dirette al singolo, per riattivarlo se non ordina da tanto tempo».

Per entrare nel mondo di Kuokko c’è un costo di attivazione unico di 299 euro, poi si passa al canone mensile di 119 euro. «Gli aggregatori richiedono la percentuale sul fatturato: noi abbiamo un costo fisso che non va ad incidere sul guadagno», sottolinea Alcini.

Tre criticità, tre soluzioni

La forza di Kuokko è quella di offrire un servizio tailored a tutte le realtà food che vogliono affrancarsi dal giogo dei player del food delivery. Ogni locale può avere la sua app indipendente. Ma ciò significa che l’utente dovrà scaricarsi un’icona dedicata per ogni locale. «Le nostre applicazioni si aggiornano solo quando utilizzate – spiega il CEO – sono molto leggere». Ma per chi cerca qualcosa di nuovo, la soluzione resta ancora l’aggregatore.

L’altra criticità sembra quella del portare i clienti nelle proprie app. Kuokko ha pensato anche a questo. «Supportiamo le realtà che ci scelgono con campagne marketing create ad hoc per fidelizzare ed espandere la propria clientela», sottolinea il portavoce dell’azienda. Si inizia con volantini e supporti fisici che svelino il servizio ai clienti abituali del ristorante.

«Tramite le statistiche della nostra piattaforma abbiamo osservato che in tre mesi il fatturato si stabilizza, segno che il locale ha fidelizzato al massimo la sua base. Allora si passa al secondo step: microcampagne social, che seguiamo noi, per l’acquisizione di nuovi clienti», puntualizza Alcini.

Rider (Pixabay)

Inoltre, uscendo dal mondo degli aggregatori, si dovrà rinunciare anche ai loro rider e metter su una propria rete. Ma anche per questo Kuokko ha una ricetta vincente. «Diamo supporto per gestire la propria squadra dei racer – puntualizza Alicini –, tenendo conto che i clienti che decidono di diventare indipendenti ha già una propria rete di corrieri. Nelle grandi città stanno anche nascendo dei consorzi che offrono questo servizio, ma senza essere collegati agli aggregatori».

Il futuro di Kuokko

Per due anni consecutivi Kuokko ha partecipato al CES di Las Vegas, dove ha potuto osservare da una posizione privilegiata il futuro del food delivery. «È un mercato ancora in crescita – dichiara Alcini – Gli aggregatori stanno manipolando il mercato e i ristoratori si sentono sempre più stretti, anche qui, in America, dove il fenomeno è nato».

Kuokko è già attivo all’estero – in Russia e in Germania – e guarda con interesse al mercato europeo e globale. Gli investimenti sulla piattaforma continuano: Kuokko vuole crescere e far crescere i propri clienti. «A Londra ci sono 15.000 ristoranti che lavorano solo con food delivery. Altrettante a Manhattan. In Italia ci sono 330.000 partite iva legate al campo del food. Il mercato è ampio», osserva Alcini. I ristoratori sono dunque pronti a lanciarsi senza il paracadute dei big del delivery?

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