L’intelligenza collettiva aiuterà gli agricoltori a capire le malattie delle piante | The Food Makers

Ultimo aggiornamento il 26 dicembre 2019 alle 11:18

L’intelligenza collettiva aiuterà gli agricoltori a capire le malattie delle piante

Si moltiplicano le app in grado di riconoscere le malattie delle piante e gli insetti dannosi con una semplice foto del cellulare. A rendere questo possibile e l’intelligenza artificiale

Quando una pianta si ammala o viene colpita da un parassita l’agricoltore ha l’arduo compito di identificare il problema è scegliere la soluzione più efficace e sostenibile. Si tratta di un compito tutt’altro che semplice visto che spesso i sintomi delle malattie sono difficili da decifrare e il corretto posizionamento di un insetticida dipende da numerosi fattori, tra cui la biologia dell’insetto stesso.

Per aiutare gli agricoltori a fare meglio il proprio lavoro si stanno moltiplicando delle applicazioni per lo scouting automatico di malattie insetti. Il concetto di funzionamento è piuttosto semplice: l’agricoltore fa una foto della foglia malata, l’immagine viene processata dalla piattaforma che la compara con altre milioni di immagini fino a identificare il nome del patogeno che ha attaccato la pianta. Lo stesso vale per gli insetti.

All’agricoltore viene poi suggerito qual è la migliore strategia per la difesa. Le applicazioni più sofisticate si basano non solo sulle foto scattate dall’agricoltore, ma anche su dati meteorologici, immagini satellitari, ciclo fenologico della pianta e altro ancora.

Se il concetto di funzionamento è semplice non è altrettanto banale l’efficacia di riconoscimento. Perché l’applicazione sia davvero utile deve essere in grado di poter identificare con sicurezza il problema. E questo può essere fatto solamente se l’algoritmo di riconoscimento delle immagini e gli algoritmi di machine learning sono efficienti.

Il successo di Plantix

Un esempio di successo è Plantix, una società spin off dell’Università di Hannover, che ha appena messo a segno un round di investimento da 6,6 milioni di euro. A guidare il round è stato il fondo russo RTP Global, a cui hanno partecipato Piton Capital, Atlantic Labs e Index Ventures.

Plantix è un’applicazione che è già utilizzata da oltre un milione di agricoltori in India e che presto sarà disponibile anche in Indonesia e in Vietnam. La ricchezza di Plantix, oltre all’algoritmo, è la grande community di utilizzatori che ogni giorno caricano circa 50.000 immagini nuove. Un’enorme mole di dati che permette all’applicazione di essere sempre più precisa. Ad oggi nella banca dati sono presenti più di 15 milioni di immagini associate ad una malattia che di volta in volta vengono confrontate con i nuovi scatti inviati dagli agricoltori.

Difesa digitale, un business ghiotto

Anche un gigante dell’agrochimica come Basf ha deciso di investire nel settore. Nel 2018 ha infatti rilevato da Bayer Xarvio, una app (che si inserisce in una strategia più ampia di digital farming) in grado di identificare malattie, insetti e anche erbe infestanti.

Ma un tentativo di entrare in questo mercato potenzialmente molto interessante sono diversi. Ad esempio quello della startup greca Crop Diagnosis o di quella israeliana Agrio. In Cameroon stanno lavorando su AgrixTech, mentre il governo australiano ha finanziato lo sviluppo della piattaforma My Pest Guide Desease.

Anche la FAO, l’agenzia delle Nazioni Unite focalizzata sull’agricoltura e nutrizione, ha un programma di sviluppo dedicato questo settore. Malattie e insetti sono infatti la principale causa di perdita di produttività dell’agricoltura.

Se nei paesi industrializzati gli agricoltori hanno una buona conoscenza delle avversità che possono colpire le piante e hanno a disposizione tecnici sul territorio con cui confrontarsi, nei Paesi in via di sviluppo l’agricoltore e spesso non formato e solo. Avere la possibilità di sfruttare uno strumento digitale semplice e a basso costo permetterebbe a milioni di agricoltori di essere più produttivi, in grado di sfamare le proprie famiglie e di dare una risposta alla sfida di nutrire 9 miliardi di persone entro 2050.

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