Nbt, Dss e Iot. Tre acronimi per il futuro dell'agricoltura | The Food Makers
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Ultimo aggiornamento il 24 ottobre 2019 alle 9:33

Nbt, Dss e Iot. Tre acronimi per il futuro dell’agricoltura

Durante il Talks on Tomorrow alla Fondazione Feltrinelli si è discusso del futuro dell'agricoltura, che passa da tre acronimi di cui sentiremo parlare sempre di più

Il futuro dell’agricoltura sarà più sostenibile ed economicamente soddisfacente per gli agricoltori. Almeno è quello che auspicano i relatori che sono saliti sul palco del Talks on Tomorrow che si è tenuto il 21 ottobre a Milano, presso la Fondazione Feltrinelli.

A rivoluzionare l’agricoltura per come la conosciamo oggi saranno tre sigle: Nbt, Dss e Iot. Le New Breeding Techniques sono tecnologie di manipolazione genetica che permettono di effettuare modifiche precise e puntali nel patrimonio genetico di una pianta, ‘silenziando’ geni sgraditi o apportando materiale genetico da organismi sessualmente compatibili.

Nbt, le biotecnologie ‘sostenibili’

Come ha spiegato Michele Morgante, professore di genetica all’Università di Udine e direttore scientifico dell’Istituto di genomica applicata, si replica in laboratorio quello che potrebbe accadere in natura attraverso incroci o mutazioni spontanee delle piante. Solo che i ricercatori attraverso cisgenesi e genome editing (le Nbt più promettenti) sono in grado di modificare le piante in maniera molto più veloce e precisa di quanto si potrebbe fare con gli incroci tradizionali.

L’obiettivo è ad esempio quello di rendere le piante resistenti ai patogeni, in modo da ridurre l’uso di agrofarmaci. Oppure renderle più produttive, magari aiutandole a sfruttare meglio gli input produttivi che l’agricoltore fornisce sotto forma di fertilizzanti. O ancora rendendole maggiormente tolleranti a stress ambientali, come il caldo eccessivo conseguenza dei cambiamenti climatici.

Le Nbt metteranno dunque nelle mani degli agricoltori nuove sementi, più competitive e sostenibili. Sempre che la Commissione e il Consiglio Ue aprano la strada al loro utilizzo, visto che oggi sono equiparati agli ogm transgenici.

Sull’utilizzo delle Nbt si è detto favorevole anche Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, che ha sottolineato la necessità di dare agli agricoltori strumenti di lavoro per essere competitivi in un mercato sempre più globale e difficile e venire in contro alle esigenze di un consumatore sempre più attento ed esigente.

Il digitale a supporto dell’agricoltore

E il digitale in questo senso può aiutare, e molto. Roberto Confalonieri, professore di Agraria all’Università Statale di Milano, ha spiegato in quale modo sensori e dati possono essere impiegati per facilitare la vita degli agricoltori.

I Dss (Decision Support System) sono ad esempio delle piattaforme in grado di raccogliere dati provenienti da più fonti (satelliti, centraline meteo, sensori in campo, smartphone, etc.) ed elaborarli per supportare le decisioni dell’agricoltore in termini di difesa delle piante, concimazione, semina e tanto altro.

L’importante, hanno sottolineato tutti i presenti, è che le nuove tecnologie siano sostenibili sia dal punto di vista ambientale che economico. Perché alla fine della giornata l’agricoltore deve avere una azienda profittevole.

Bayer, che ha collaborato alla realizzazione dell’evento ideato da La Repubblica e H-Farm, ha da poco annunciato l’intenzione di voler investire 25 miliardi di euro nei prossimi 10 anni proprio in Ricerca e Sviluppo. L’obiettivo, come spiegato da Fabio Minoli, responsabile della comunicazione e delle relazioni istituzionali del gruppo, è quello di fornire sementi, agrofarmaci e piattaforme digitali sempre più efficienti.

 

I sensori sono smart grazie all’Iot

La parola d’ordine è dunque gestione dei dati, che possono avere fonti differenti. I sensori Iot si stanno guadagnando uno spazio sempre maggiore in agricoltura perché sono in grado di tenere sotto controllo parametri vitali per una agricoltura di successo. Umidità del terreno, temperatura, bagnatura fogliare, presenza di insetti dannosi e tanto altro ancora possono essere monitorati a distanza grazie all’Internet of things.

Un esempio di questo tipo di innovazione è la Ninja Station a cui sta lavorando Adriano Galizi, un giovane agricoltore della bergamasca che senza aver alcuna conoscenza agronomica ha avviato un business di successo nella coltivazione di una particolare varietà di mais e nella produzione di gallette e altri prodotti.

La Ninja Station altro non è che un insieme di sensori e telecamere controllabili in remoto che servono a Galizzi per controllare i propri campi nel caso ci siano problemi legati a malattie, insetti o all’incursione di animali selvatici come i cinghiali. Un modo per risparmiare tempo ed evitare all’agricoltore di dover fare il giro dei campi in continuazione per controllare che tutto sia a posto.

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