Anche l'Italia avrà la sua mega vertical-farm | The Food Makers
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Ultimo aggiornamento il 7 giugno 2019 alle 6:50

Anche l’Italia avrà la sua mega vertical-farm

Aprirà in provincia di Milano Planet Farms, un impianto di vertical farming capace di produrre 40mila confezioni al giorno di insalate

Novemila metri quadrati di impianto di produzione. Ottocento tonnellate all’anno di insalate, basilico ed altre erbe aromatiche. Il 97% in meno di acqua utilizzata. Sono questi alcuni dei numeri di Planet farms, l’impianto di vertical farming che nascerà a Cavenago (Provincia di Monza e della Brianza) e che é stato presentato con un evento alla Triennale di Milano dai due fondatori, Luca Travaglini e Daniele Benatoff.

“Planet Farms sarà la vertical farm più grande d’Europa ed é il frutto di oltre quattro anni di studi e viaggi in giro per il mondo per analizzare le best practice del settore”, ha spiegato Travaglini dal palco. “Abbiamo identificato tutte le variabili critiche della produzione e individuato partner che ci potessero supportare con le migliori tecnologie per avere produzioni di alta qualità, buone e sicure”.

I vantaggi di una vertical farm

All’interno di Planet Farms tutto é automatizzato. Una macchina si occupa di preparare i letti di crescita e depositare i semi. L’atmosfera viene controllata per fornire alle piante il giusto mix di umidità, calore e concentrazione di anidride carbonica. La torba su cui cresceranno lattughe e basilico sarà invece illuminata grazie a luci al led. E una volta pronte le piante verranno recise da macchine e impacchettate, pronte per essere consegnate nei punti vendita della zona.

I vantaggi del vertical farming sono presto detti: gli impianti possono essere costruiti dove si vuole, dentro una città, sottoterra o al Polo Nord. Non si usano agrofarmaci, visto che all’interno dell’impianto tutto viene attentamente monitorato per evitare che insetti e microrganismi patogeni vi entrino. E infine c’é un abbattimento dei consumi di acqua. Se per produrre un chilo di lattuga in pieno campo servono 200 litri di acqua dentro Planet Farms ne bastano 1,5.

“Il prodotto é eccezionale. E’ fresco perché viene raccolto e subito confezionato. Sano perché non ha residui di agrofarmaci. E buono perché nella selezione dei semi e della ricetta nutritiva abbiamo puntato tutto sul sapore e la croccantezza che il prodotto finito deve avere”, ha spiegato Travaglini.

Partner e innovazione tecnologica

Certo, Planet Farms ha davanti a sé delle sfide non da poco. Prima fra tutte quella di avere produzioni economicamente sostenibili. “Se guardiamo al singolo cespo di insalata il pieno campo vince come economicità. Ma noi siamo competitivi sulla filiera. Da noi entra il seme ed esce la confezione di insalata pronta per essere mangiata. E su questo aspetto che siamo competitivi con l’agricoltura tradizionale”, ha sottolineato Benatoff.

Planet Farms é una storia di dolore, lungimiranza e tenacia. Il dolore di Luca Travaglini, fondatore della startup, che nel 2015 si é ammalato e ha rischiato la vita. La malattia lo ha spinto a rivedere le sue priorità e ad investire energie economiche ed intellettuali per realizzare un modo nuovo, sostenibile e innovativo, di produrre cibo. Lungimiranza, perché nel mondo sono poche le realtà simili. E tenacia, perché mettere assieme la squadra che oggi sta dietro a Planet Farms é stata una impresa non da poco.

Ma chi sono i partner di Planet Farms? Prima fra tutti la Travaglini Spa, la ditta di famiglia, che produce impianti di essiccazione e stagionatura, che ha curato tutta la parte di gestione dell’atmosfera. E poi Signify, ex Philips Lightening, che ha fornito le luci a led, capaci di fornire alle piante la frequenza luminosa di cui hanno bisogno. E poi Netafim, gigante israeliano dell’irrigazione, che ha curato l’impianto di fertirrigazione.

A fornire energia ci penserà RePower, provider italiano che da lungo tempo ha impianti rinnovabili. La Wood Beton Spa e Camuna Prefabbricati Srl forniranno le tecnologie costruttive per la realizzazione dell’intero involucro, mentre 255 HEC ha sviluppato e costruito i macchinari necessari all’automazione, oltre allo sviluppo del software che controlla la vertical farm usando sensoristica e tecnologie innovative.

Infine Sirti si occupa della progettazione e realizzazione dell’infrastruttura tecnologica dell’impianto, con particolare focus sull’impiantistica elettrica, l’IoT e il datacenter che ospiterà la parte di BigData Analytics e Intelligenza Artificiale necessaria alla gestione della farm.

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