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Mag 7, 2019

Seeds&Chips, 15 startup food da incontrare

Tracciabilità, agricoltura di precisione, nuovi ingredienti e tanto altro. Seeds&Chips ha portato a Milano startup da tutto il mondo. Ecco le più interessanti

Il settore agroalimentare vale a livello mondiale 7,8 trilioni di dollari e occupa circa il 40% della forza lavoro. Gli spazi per fare innovazione sono enormi. Basti pensare che nel 2018 sono stati investiti in AgTech e FoodTech 16,9 miliardi di dollari, il 43% in più dell’anno precedente. Solo in Cina sono stati sborsati 3,52 miliardi di dollari, il 95% in più rispetto al 2017. Sono questi alcuni dei dati emersi durante il lancio di Seeds&Chips, The Global Food Innovation Summit, che si sta svolgendo a Rho Fiera (6-9 maggio).

“Solo in Italia la spinta verso uno sviluppo sostenibile del settore agrifood potrebbe creare tre milioni di posti di lavoro”, ha spiegato dal palco Marco Gualtieri, fondatore e presidente di S&C. “Mentre si stima che il raggiungimento degli SDG’s, a livello mondiale, porterà opportunità di business fino a 12 trilioni di dollari per i quattro sistemi economici come cibo e agricoltura, sviluppo urbano, energia, salute, che insieme rappresentano il 60% dell’economia mondiale”.

Durante i quattro giorni di fiera (abbinata a TuttoFood) sono molte le conferenze che affrontano i temi centrali per il futuro del settore agroalimentare, dalle proteine vegetali all’agricoltura di precisione, passando dal tema della tracciabilità fino a quello della nutrizione personalizzata. Se le grandi aziende stanno facendo la loro parte per rivoluzionare il modo in cui il cibo viene prodotto e consumato, le idee più innovative spesso arrivano dalle startup.

 

Ecco allora una selezione delle startup (numerosissime) presenti a Seeds&Chips.

Sull’onda della quotazione in borsa di Beyond Burger (3,5 miliardi di capitalizzazione) sono molte le startup che si sono lanciate nel segmento proteine vegetali e nuovi ingredienti. Da Israele (presente con un suo spazio espositivo) arriva Innovopro, che ha messo a punto un ingrediente iper-proteico a partire dai ceci perfetto per chi non vuole mangiare carne. Dall’Olanda è volata a Milano Gabanna, che utilizza le banane per fare la pasta, mentre Algama lavora invece nel settore delle microalghe.

Altro trend in fermento é quello della nutrizione personalizzata. Meet Mixfit è una startup Usa che ha abbinato una app a un device Iot per preparare bevante energetiche ‘su misura’. Il cliente scatta la foto dei cibi che mangia che vengono riconosciuti e valutati automaticamente dal punto di vista nutrizionale. L’utente poi inserisce alcuni dati sull’attività fisica che compie e la ‘macchina’ che ha in casa (simile ad un grosso frullatore) prepara la bevanda sulle esigenze nutrizionali del soggetto.

Un altro device che in molti vorrebbero in cucina è Minibrew, un fermentatore per la birra completamente autosufficiente. Chi lo compra può installarlo a casa e usarlo in due modalità. La prima è per i principianti che non sanno nulla di birra ma che vogliono farsela a casa e consiste in un kit di ingredienti da inserire nel fermentatore che in maniera autonoma produce la bevanda. La seconda modalità invece è per i più esperti che possono modificare le impostazioni per guidare la fermentazione e ottenere birre personalizzate. Il tutto ovviamente gestito da una app.

 

Dall’adozione dell’ulivo alla box della carbonara

Carbogang invece è una startup che vende food-box con tutti gli ingredienti (tranne le uova) necessari per cucinare la vera carbonara. Ben gestito il profilo social che gli ha permesso di vendere dall’Italia in tutto il mondo. Especially Puglia è invece una startup fondata da un ragazzo pugliese, Michele Iadarola, trasferito a New York che consente agli statunitensi di adottare un olivo, una vacca o una arnia in Puglia e di ricevere a casa i prodotti.

Tracciabilità delle produzioni e blockchain sono l’altro grande argomento sul tavolo e il numero di startup che propongono le proprie soluzioni é impressionante. Ambrosus, Nutrasign e StopFakeFood sono solo alcune delle statup che vorrebbero tracciare tutti i passaggi della produzione di un alimento attraverso una tecnologia, come la blockchain, estremamente potente ma anche tanto inflazionata.

Nel campo del packaging hanno attirato l’attenzione dei visitatori Lactips, startup francese che ha creato una biopellicola a partire dalla caseina (proteina presente nel latte) che può essere utilizzata per avvolgere i cibi al posto della plastica. Oppure Evigence, altra startup francese (i transalpini erano presenti con la loro French Tech) che ha creato delle etichette smart da applicare su bancali e scatoloni e in grado di rilevare i parametri di conservazione dei cibi.

Parlando di innovazione nell’AgTech non poteva mancare uno spazio dedicato all’indoor farming. Oltre agli ormai tradizionali device casalinghi per crescere a casa insalate ed erbe aromatiche, una startup interessante è Babylon Farm che vuole sfruttare il calore emesso dai sistemi di raffreddamento dei supermercati per riscaldare serre costruite sui tetti stessi degli store dove coltivare in idroponica vegetali a ‘metro zero‘.

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