IoT, droni e sensori. Come cambia la produzione del vino
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Ultimo aggiornamento il 22 aprile 2019 alle 8:39

IoT, droni e sensori. Come cambia la produzione del vino

A Vinitaly è stata presentata la piattaforma ‘Wine to Asia’, mentre le aziende del settore che si rinnovano e le startup che sperimentano le nuove tecnologie sono sulla cresta dell’onda. Il punto

Passionale ed elegante il vino è da sempre sulla tavola degli italiani. Una vera e propria tradizione alla quale non è possibile rinunciare. I dati presentati nell’indagine ‘Mercato Italia – Gli italiani e il vino’, realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor e presentata alla Fiera di Verona in apertura della 53ª edizione del salone internazionale dedicato al vino e ai distillati è chiara: rispetto a vent’anni fa si beve meno ma praticamente tutte le generazioni non rinunciano al gusto di un buon bicchiere di vino. La media è di 2 – 4 bicchieri alla settimana consumati soprattutto in casa (67%). Il 93% dei consumatori riguarda la fascia d’età compresa tra i 55 e i 73 anni, ma l’84% riguarda i ragazzi tra i 18 e i 38 anni. Il mercato del vino resta forte: produce un valore al consumo stimato in 14,3 miliardi di euro, per un volume di vino venduto pari a 22,9 milioni di ettolitri. L’Italia si posiziona al quarto posto dopo USA, Francia e Regno Unito.

Verona sbarca in Cina: al via la nuova piattaforma ‘Wine to Asia’

Un vino da esportazione quello italiano, tanto più che Veronafiere ha in programma per il 2020 il lancio di una nuova piattaforma multicanale ‘Wine to Asia’, con l’obiettivo di essere un riferimento permanente per il Far East. Spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere: “Il Far East È un’area da presidiare costantemente e per la quale abbiamo creato un’iniziativa permanente, come previsto dal nostro piano industriale, dopo oltre vent’anni di attività continuativa. Basti dire che la domanda globale di vino dell’Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import ed è prossima all’aggancio del Nord America che somma 6,95 miliardi di euro. Nella corsa al vino, l’Asia Orientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227%: undici volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull’area geo economica Nordamericana». Partner unico è la Shenzhen Taoshow Culture & Media, società che fa parte della Pacco Communication Group Ltd con sede a Shenzhen e attiva anche a Beijing, Chengdu, Xi’an e Shanghai. La città scelta per la nuova iniziativa è una delle aree più dinamiche della Cina, crocevia della GuangdongHong Kong-Macao Greater Bay Area, che conta oltre 100 milioni di abitanti. «Shenzhen ha il più alto tasso di crescita economica in Cina negli ultimi venti anni e sono presenti il 30% degli importatori totali di vino – sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – Inoltre, è la terza città per importanza economica dopo Pechino e Shanghai ed è considerata la città dell’innovazione e della comunicazione digitale. Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo un modello di stile tutto italiano di promozione in Asia. L’evento è b2b, prevede nella fase di start up la presenza di 400 espositori e si configura fin da subito con un respiro internazionale».

IoT e green: la rivoluzione del vino in Italia

In questo mercato di crescita del settore vinicolo, la tecnologia ha una parte rilevante. Droni, IoT e sensori stanno cambiando il mondo legato alla produzione del vino. A Bordeaux (Francia) l’IoT è il protagonista per mappare il vigore vegetativo e in California mappature satellitari e droni sono utilizzati per tenere sotto controllo lo stato di salute dei terreni di produzione. Ma l’Italia reggerà il confronto con gli altri Paesi per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche? Secondo un’analisi di Coldiretti su dati Istat, nel corso degli ultimi dieci anni sono scomparsi quasi 80mila ettari di vecchie e non più produttive vigne. Da questo punto però l’Italia sta ripartendo per rinnovarsi ed è già corsa alle autorizzazioni per l’impianto di nuove vigne. Sempre secondo Coldiretti, sono sempre di più le aziende che puntano sui nuovi vigneti e che tendono al ‘green’, scegliendo di eliminare in gran parte l’utilizzo di trattamenti in direzione della tutela ambientale. Non mancano neppure le esperienze legate all’IoT. L’Italia avrà pure una cultura che valorizza le tradizioni, ma per quanto riguarda il settore vinicolo (ma non solo) sta aprendo le porte all’innovazione.

 

La salute dei vigneti passa per la tecnologia

Solo per citare qualche esempio, il progetto sperimentale ‘PV – Sensing’, attivo in alcune aziende agricole venete e segnalato da Porsche Consulting GmbH (azienda affiliata della casa automobilistica Dr.-Ing. h.c. F. Porsche AG di Stoccarda). Il sistema prevede innovativi sensori che rilevano precisi e oggettivi parametri ambientali del campo, in modo da calcolare con oggettività il rischio di infezione da plasmopara viticola (una malattia che può colpire la vite) cui potrebbe essere soggetto il vigneto, in modo da ottimizzare i trattamenti fitosanitari.

 

Ma ci sono anche altre startup che si occupano di monitorare le viti e tenere così sotto controllo la qualità del vino. MyVigneto, per esempio; in sostanza, attraverso un semplice iPhone, è possibile tenere sotto controllo il proprio vigneto dalle varietà presenti alle fasi del ciclo vitale delle piante, ai trattamenti effettuati. Inoltre, tramite l’applicazione MyVigneto Care, è possibile riconoscere con maggiore facilità eventuali malattie che colpiscono il vigneto. Vale la pena citare anche Wenda, attiva nel campo dell’IoT: jODYN IoT è un dispositivo che permette di tenere monitorato il ‘viaggio’ del vino durante tutta la catena. Algoritmi segnalano le situazioni critiche, la temperatura, l’umidità e persino i possibili tentativi di effrazione. La tecnologia fa il suo ingresso anche nelle startup nascenti più rivolte ai consumatori. Per esempio Wineta, segnalata da Porsche Consulting GmbH, che attraverso un algoritmo mira a fare in modo che il consumatore acquisti il vino che più soddisfa i suoi gusti personali.  L’Internet of Things, insomma, sembra che stia segnando il futuro anche nel settore del vino italiano, migliorando la qualità del prodotto e stando al passo con le esigenze dei consumatori.

 

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