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Apr 15, 2019

AgriFoodTech, ecco i top influencer italiani nel mondo

FoodTank ha stilato la lista dei 25 top influencer globali in ambito alimentare. Tre (più uno) sono italiani. Ma mancano dei nomi

Chi sono le persone che oggi hanno la maggiore influenza a livello globale su ciò che mangeremo e coltiveremo nel futuro? FoodTank, organizzazione non governativa che ha l’obiettivo di creare un ecosistema virtuoso intorno al mondo del cibo, ha provato a fare la classifica dei 25 uomini e donne che hanno il maggior peso lungo la filiera agroalimentare. Essendo una organizzazione statunitense l’elenco é ricco di persone provenienti dal mondo anglosassone. Ma a sorpresa sono ben quattro gli italiani.

I 4 influencer italiani

A partire da Chiara Cecchini, confondatrice del Future Food Institute (e direttrice della branch statunitense), meno conosciuta in Italia rispetto alla bolognese Sara Roversi, potete leggere qui la sua intervista. Il FFI è una organizzazione internazionale che sostiene un cambiamento positivo all’interno del sistema alimentare globale promuovendo eventi, percorsi di studio e supportando la crescita di realtà innovative. Cecchini collabora anche con GrassRoots Hub e il World Economic Forum.

 

Un altro italiano è Domenico Dentoni, professore associato della prestigiosa Wageningen University (Olanda). Il lavoro di Dentoni è focalizzato sullo sviluppo di sistemi agroindustriali sostenibili, promossi attraverso un dialogo costante con tutti gli stakeholder del settore: dagli agricoltori, ai policy maker fino a alle associazioni di categoria.

 

Marta Antonelli è invece responsabile dell’Area Ricerca della Fondazione Barilla Center for Food Nutrition. Antonelli lavora nel campo della produzione e del consumo sostenibili, water e agricultural policy, della responsabilità sociale d’imprese e degli SDG.

 

Ugandese di passaporto, ma con un forte legame con l’Italia, è Edie Mukiibi, agronomo e vicepresidente di Slow Food International che si impegna per promuovere una agricoltura “buona, pulita e giusta” nel suo Paese, dove interessi internazionali e governativi penalizzano i piccoli coltivatori locali.

 

Quattro presenti, ma almeno tre assenti

Nella lista salta agli occhi l’assenza di Marco Gualtieri, fondatore di Seeds&Chips, il summit internazionale dedicato all’innovazione nel mondo del cibo e dell’agricoltura, che dopo aver portato Barack Obama a Milano e lanciato l’edizione australiana di S&C ora sta lavorando ad un ambizioso progetto per l’Africa, con un occhio sempre agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Manca poi una donna, Livia Pomodoro, nota ai più come ex presidente del Tribunale di Milano, dal 2014 (anno prima dell’Expo) è presidente del Milan Center for Food Law and Policy. Una organizzazione che ha raccolto l’eredità di Expo2015 per promuovere a livello globale le buone pratiche per un sistema agroalimentare sostenibile e accessibile a tutti.

Un altro nome da mettere in lista è quello di Andrea Carapellese, International expert on Investment&Technology di Unido, l’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, che é attivo nel mondo della cooperazione per il supporto di realtà imprenditoriali innovative e sostenibili nei Paesi in via di sviluppo.

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