Israele, il gigante delle startup AgriFoodTech
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Ultimo aggiornamento il 27 marzo 2019 alle 10:26

Israele, il gigante delle startup AgriFoodTech

Nonostante le piccole dimensioni e le risorse scarse, Israele ha la capacità di far nascere e crescere centinaia di startup di successo, anche nell'agrifood. I numeri del Report 2019 di AgFunder

Negli anni 60 un ingegnere idraulico di nome Simcha Blass provó per la prima volta un sistema di irrigazione a goccia nel terreno semi desertico del kibbutz Hatzerim, nel sud-ovest di Israele. Da quell’innovazione nel campo dell’irrigazione nacque un colosso che oggi ha in mano il 30% del mercato della microirrigazione globale, Netafim.

Le condizioni ambientali difficili e di isolamento geopolitico nella regione mediorientale hanno spinto Israele ad essere una nazione che ha nella costante innovazione tecnologica la sua forza propulsiva. E i numeri del report paese di AgFunder lo dimostrano: negli ultimi cinque anni le startup che operano nel settore AgriFoodTech hanno raccolto circa 800 milioni di dollari in più di 250 deal.

Certo, comparati con i 17 miliardi investiti nel settore nel solo 2018 a livello globale i numeri di Israele impallidiscono, ma non se si pensa che il Paese è grande quanto la Sicilia e ha una popolazione di poco più di 8 milioni di abitanti. Il deal più consistente è quello messo a punto da Vayyar, una startup che ha raccolto 45 milioni di dollari grazie al suo mini radar 3D che promette di rivoluzionare settori come quello dell’automazione in agricoltura, e non solo. Si tratta di una tecnologia di derivazione militare, come lo sono molte delle idee sviluppate dalle startup israeliane.

L’apparato militare del Paese è uno dei più potenti al mondo e le tecnologie sviluppate in questo ambito trovano spesso applicazioni in altri settori. Secondo alcuni analisti poi, il fatto che i cittadini israeliani siano obbligati alla leva (tre anni per gli uomini, due per le donne) in un ambiente in cui viene premiato il merito, modella la forma mentis ideale per diventare un imprenditore.

Inoltre il fatto che molti startupper siano cresciuti nei kibbutz, dove storicamente l’attività principale è l’agricoltura, ha messo essi nelle condizioni di conoscere quali sono le vere esigenze degli agricoltori. Senza contare poi le università e i centri di ricerca di livello internazionale che il Paese ospita e il ruolo pro-attivo del governo nell’incentivare la nascita e lo sviluppo di startup, considerate un asset strategico per il Paese.

Numero record di deal per Israele nell’AgroFoodTech

Le piccole dimensioni di Israele hanno spinto gli imprenditori a guardare fin dall’inizio all’estero per crescere. L’intraprendenza delle startup israeliane é evidente ad esempio dal fatto che nel 2017 quelle che operavano nella prima parte della filiera agroalimentare hanno raccolto più investimenti di quanto hanno fatto quelle cinesi nello stesso periodo.

L’anno d’oro del settore stato 2017, dove si sono registrati round per un totale di 220 milioni di dollari, a seguire il 2018 con 174 milioni e il 2015, con 146 milioni. Ma se dal 2017 si esclude il big deal di Vayyar i due anni si equivalgono, segno che il mercato é ormai strutturato. Sono invece in decrescita i seed round, condizione che nel lungo periodo potrebbe generare qualche problema nella pipeline di startup che Israele può offrire agli investitori.

Il settore che attrae più investimenti in assoluto è quello delle delle tecnologie per l’agricoltura 4.0, come i software per il supporto alle decisioni o sensori Iot per il monitoraggio delle colture, che hanno catalizzato 208 milioni di dollari, il 19% dei deal complessivi. Ad aver messo a segno più deal (in totale 59, pari al 21%) ma ad aver raccolto solo 148 milioni di dollari é il settore delle biotecnologie dedicate all’agricoltura e all’alimentazione animale. Segue il restaurant marketplace, nella parte finale della filiera (96 milioni) e le midstream technologies, che vanno dalla logistica al packaging (79 milioni).

Le magnifiche 4

Nel primo settore le startup che hanno chiuso i deal maggiori sono la già citata Vayyar, Taranis (22 milioni) e Prospera (15 milioni), che si occupano di analisi delle immagini per la gestione delle colture, e Phytech (11 milioni) che invece lavora nel campo dell’irrigazione smart. Nel campo delle biotecnologie, dove Israele é una potenza a livello globale, quasi tutti i deal sono undiscolsed, a parte quello di Rootility, pari a 10 milioni, una società di breeding focalizzata sull’apparato radicale delle piante.

Per conoscere meglio tutti i deal chiusi, i nomi delle startup e una analisi per tipologia di settore e di round é possibile scaricare la ricerca completa.

 

I fondi e gli acceleratori

La facilità con sui le startup israeliane riescono a trovare investitori é dovuta anche alla presenza a più livelli di fondi e acceleratori dedicati. Come ad esempio GreenSoil, fondo focalizzato su soluzioni sostenibili che co-investe insieme ad ADM, e ICV, Israel Cleantech Ventures. Oltre a Trendlines, vc che ha un fondo insieme a Bayer, e The Kitchen FoodTech Hub, acceleratore e vc che appartiene all’industria alimentare Strauss Group. Tutti fondi e incubatori che collaborano con l’Innovation Authority israeliana per supportare le startup.

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