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Feb 26, 2019

L’Agricoltura 4.0 vale 7 miliardi di dollari. Il report

Le 500 startup nel mondo che si dedicano all’Agricoltura 4.0 sfiorano i 3 miliardi di dollari di investimenti raccolti. L’Italia, prima in Europa per soluzioni proposte, raccoglie 25 milioni di finanziamenti

Buone notizie per l’Agricoltura 4.0. Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano, nel 2018 il comparto italiano ha raggiunto un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro, con un incremento del 270% rispetto al 2017.

Nel mondo il valore è di 7 miliardi di dollari, doppio rispetto all’anno scorso, di cui un terzo generato in Europa. L’80% dei circa 400 milioni di euro realizzati in Italia è, però, merito dei fornitori di macchine e attrezzature, mentre il restante proviene da agricoltori con sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica.

L’Italia partecipa per il 5% al totale globale e per il 18% al totale europeo con 110 aziende. Con Agricoltura 4.0 si intende, evidentemente, la componente di tutto il mercato agricolo supportata da soluzioni digitali che, sempre secondo i dati dell’Osservatorio, sono arrivate a quota 300 impiegate dal 55% delle 766 aziende italiane intervistate.

Italia prima in Europa per numero di startup, ultima per finanziamenti

Le soluzioni censite dall’Osservatorio si dedicano alla resa e alla sostenibilità delle coltivazioni, alla qualità produttiva e di trasformazione e al miglioramento delle condizioni di lavoro, ambito di maggior fermento. Mentre la tracciabilità del Made in Italy alimentare è supportato da 133 soluzioni specifiche impiegate dal 44% del campione interpellato.

Le 500 startup nel mondo che si dedicano all’Agricoltura 4.0, sfiorano i 3 miliardi di dollari di investimenti raccolti, soprattutto nell’ambito eCommerce (65%). L’Italia, nonostante una posizione di eccellenza nelle soluzioni proposte, raccoglie appena 25 milioni di finanziamenti.

In ordine di rilevanza, le startup si occupano di fornire tecnologie, servizi, oppure sono retailer e fornitori di servizi nel settore della ristorazione. A livello globale, la maggioranza si rivolge ai clienti privati e il 37% alle imprese.

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Agricoltura 4.0: i dati raccolti si devono valorizzare

Le 110 aziende che generano i circa 400 milioni di euro offrono soluzioni estremamente eterogenee. Il 49% si occupa di IoT, robotica e droni, il 22% di soluzioni di data analysis, il 16% produce macchine e attrezzature, il 7% componentistica e il 3% è rappresentato da realtà produttive in ambito agricolo.

I dati relativi alle startup suggeriscono che l’offerta Agricoltura 4.0 risulta ancora troppo eterogenea e troppo orientato verso il cliente privato, la filiera e la distribuzione. Soltanto l’e-commerce e il delivery del food rappresentano la stragrande maggioranza e sarebbe auspicabile un incremento della quota di startup che si dedica al produttore, oggi ferma nel mondo al 25% del totale.

Per elaborare la ricerca, l’Osservatorio Smart Agrifood del Poli si è avvalso della collaborazione del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia. La ricerca ha evidenziato l’importanza della raccolta e della valorizzazione dei dati ottenuti attraverso le soluzioni digitali per controllare i costi e per incrementare la qualità della produzione.

Se, dunque, cresce la consapevolezza del valore dei dati, è altresì evidente dalle interviste effettuate che quasi la metà degli agricoltori intervistati non ha ancora ben chiaro come valorizzarli.

 

Internet of Farming vuol dire analisi predittive

Interessante notare che le soluzioni più frequenti si applicano trasversalmente a diversi comparti agricoli, mentre è da segnalare il trend in crescita dell’Internet of Farming in cui, appunto, sono i dati raccolti a farla da padrona. Dal rapporto appare che le aziende agricole siano ancora troppo dipendenti dal risultato a breve termine (controllo dei costi e aumento della produzione), mentre sarebbe più opportuno utilizzare i dati per finalità predittive e più a lungo termine.

Per quanto riguarda la tracciabilità alimentare, le soluzioni digitali si confermano strategiche nella riduzione degli errori di inserimento dati e nel risparmio di tempo. Rispetto al controllo della filiera, invece, prende quota la blockchain con un raddoppio in due anni dei progetti relativi.

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