Nuove frontiere food: Che cosa imparare dalla Silicon Valley. Intervista a Chiara Cecchini | The Food Makers
#SIOS19
Prenota il tuo biglietto

Ultimo aggiornamento il 18 gennaio 2019 alle 7:50

Nuove frontiere food: Che cosa imparare dalla Silicon Valley. Intervista a Chiara Cecchini

Un'intervista a tutto tondo alla direttrice della sede Americana di Future Food Institute e Venture Partner di Global RIFF. Tra nuove tendenze e startup affermate c'è spazio anche per parlare di donne e innovazione

Il 25 Gennaio 2019, gli Stati Generali delle Donne mi consegneranno il premio “Donne che ce l’hanno fatta” a Matera, nell’ambito di un evento tutto al femminile ideato e realizzato da Isa Maggi.

Sono onorata di questo riconoscimento, soprattutto perché è conferito da una community di donne ad una donna. Mi fa sentire protagonista di un nuovo processo di empowerment e consapevolezza, in cui le donne fanno squadra non per rivendicare un ruolo, ma per affermare una scala meritocratica capace di semplicemente di assecondarne la natura, senza scimmiottare modelli maschili incentrati su una competizione spesso sleale, ma promuovendo modelli di crescita incentrati su una collaborazione di precisione.

Per questo, ho deciso di festeggiare raccontando non la mia storia, ma quella di un’altra donna, alimentando così il meccanismo di crescita del nostro potenziale, come individui e come community.

 

 

Oggi, vi racconto quindi Chiara Cecchini

Chiara è la direttrice della sede Americana di Future Food Institute e Venture Partner di Global RIFF. E’ ricercatrice alla prestigiosa Università californiana UC Davis e al Barilla Center Food Nutrition Foundation. E’ Research Affiliate presso Institute For The Future e membro dell’Advisory Board di Maker Faire San Francisco, nonché deii Global Shapers presso il World Economic Forum.

 

Chiara è una scienziata, una manager e una startupper

Ha infatti fondato, nel 2014, Feat, un’azienda che opera nel settore del benessere aziendale, lavorando con aziende quali Barilla, CAMST e Airbnb.

La sua formazione conta, tra l’altro, la Laurea in International Management presso ICN Business School di Nancy, la Laurea in Management  presso MGIMO University, Mosca ed il Master di II livello Food Innovation Program, che prevede nel suo percorso il più grande giro del mondo dell’innovazione applicata al settore agroalimentare. E Chiara di giri del mondo con il Food Innovation Program, ne ha fatti 2.

Chiara pensa come un’attivista e agisce come una scienziata. Con rigore, analisi, studio e formazione continua, senza mai dimenticare di allargare le sue prospettive, attraverso la contaminazione tra diversi stakeholder e metodologie e soprattutto attraverso un’enorme curiosità verso la reazione al superamento dei propri limiti. Lo dimostrano le sue maratone, i corsi di coding, i viaggi in mongolfiera, il surf sulle coste californiane e soprattutto la sua propensione a dire più “perché no”, che no.

Il suo percorso di formazione e professionale le conferisce un’autorevolezza di fama mondiale sul tema della Food Innovation ed un osservatorio di centinaia di organizzazioni accademiche, imprenditoriali e mediatiche.

Per questo l’ho intervistata sullo stato dell’arte e le prospettive del settore dell’innovazione applicata al settore agroalimentare e sulle relative opportunità di business, a partire dal sistema Italia e da quello della Silicon Valley, chiedendole di raccontarci degli esempi concreti di realtà che stanno rivoluzionando il mondo del cibo. Proprio come lei.

L’intervista

VC nel Food tech: qual è la situazione a San Francisco?

 

Gli investimenti VC sono incrementati del 21% a livello globale nell’ultimo anno, toccando 207 miliardi di dollari. Di questi, San Francisco ha toccato il suo massimo storico nel 2018, arrivando a 18 Miliardi di $ (+55%). Negli Stati Uniti, dopo San Francisco e Silicon Valley, si posizionano New York e Boston.

San Francisco è la capitale delle startup che crescono con capitalizzazioni da record, quindi puoi immaginarti quanto sia stimolante respirare ogni giorno un’aria così ricca di spinta imprenditoriale.

 

Ma arriviamo al food, quali sono gli investimenti?

Come spesso accade, il food non è tra i principali settori in termini di investimenti. I ritorni sono relativamente piccoli rispetto a settori quali FinTech, Healthcare o Big Data. Ma la “contaminazione tecnologica” ha il suo peso e sta rendendo il settore agro-alimentare sempre più rilevante in termini di ritorni sugli investimenti. Il terzo più grande investimento del 2018 negli Stati Uniti è stato appunto un investimento di 600 Milioni di dollari in Instacart, una piattaforma di online shopping che collega vari supermercati al consumatore finale. Il quale si aggiunge al investimento di 535 Milioni di dollari registrato lo scorso Marzo in DoorDash, che ha portato la valutazione di una delle aziende leader in food delivery a 1.4 miliardi, inserendola finalmente nel club dei cosiddetti “unicorni”.

 

Nel complesso, il food+tech, che registrava circa $60 milioni in investimenti nel 2008, è passato a $290 milioni nel 2013 ed ha sorpassato il miliardo nel 2015, grazie soprattutto alla crescita di settori quali quello delle proteine alternative o dell’ag-tech

 

Quali i soggetti chiave dell’innovazione nel food? Quali i numeri del mercato? 

 

Come accennavo prima, oltre al settore del food-delivery, che ormai ha oltrepassato il picco di crescita esponenziale e si è stabilizzato su grandi numeri, quello delle proteine alternative e dell’ag-tech sono sicuramente due settori chiave. San Francisco ha visto la nascita e crescita di aziende che stanno rivoluzionando il modo cui mangeremo tra 10, 20, 30 anni. Impossible Foods, la famosa azienda capace di realizzare un hamburger da proteine vegetali, ha dalla sua nascita nel 2011 già raccolto più di 300 milioni di $ in VC; così come Memphis Meats, molto più giovane, ma che già conta più di 20 milioni di $ in investimenti. Quest’ultima è infatti riuscita a scalare il processo di realizzazione di carne sintetica in laboratorio, promettendo di portare sulle tavole dei consumatori una carne che non inquina ed è totalmente sicura.

Leggi anche: CES 2019 | Impossible Foods presenta il burger senza carne 2.0

In termini di ag-tech, solo nel 2017 investimenti e acquisizioni sono aumentati del 32%, sorpassando i 2 miliardi e mezzo di $. Tra le varie storie di successo “made in San Francisco”, Granular, azienda software che sviluppa sistemi di gestione per l’agricoltura, la quale è stata acquisita da DowDuPont per 300 milioni di $, e Trace Genomics. Quest’ultima, fondata nel 2015 da due scienziate e imprenditrici, usa intelligenza artificiale per genomic sequencing, al fine di aiutare agricoltori ad identificare organismi patogeni.

 

L’Italia del cibo, della tradizione e della biodiversità, nel 2019, cos’ha da imparare dalla Silicon Valley?

 

Credo che la cosa principale da imparare sia la spensieratezza di guardare ad un futuro diverso, che non vuol dire necessariamente abbandonare il passato, ma proattivamente accettare e far propri nuovi trend. Penso al successo di CafeX, Eatsa, Chowbotics, aziende che in Silicon Valley stanno rivoluzionando il mondo della ristorazione in pochi anni. Si parla di macchine che si prendono cura interamente della preparazione di un pasto o di un bevanda, minimizzando gli sprechi alimentari e massimizzando l’attenzione che il personale all’interno del punto vendita riesce a dedicare al consumatore. Penso che l’Italia quando si parla di nutrizione deve solo non avere paura, perché l’innovazione può essere semplicemente usata per aggiungere valore a ciò che di bellissimo abbiamo, senza necessariamente abbandonarlo.

l’innovazione può essere semplicemente usata per aggiungere valore a ciò che di bellissimo abbiamo

Cosa nasce dalla contaminazione tra questi due mondi? Cosa l’ecosistema della Silicon Valley dovrebbe imparare dall’Italia e cosa l’Italia dalla SV?

 

Penso che il connubio sia potente, molto potente. Gli Italiani residenti all’estero sono più di 5 milioni in questo momento, dei quali quasi 300 mila negli Stati Uniti. Il settore agroalimentare italiano ha la storia, la conoscenza, la cultura che in pochi anni. E penso questo stia aggiungendo valore qua, in Silicon Valley, ormai da decenni. Partendo dalla ristorazione, per arrivare alla biotecnologia, dal CPG (Consumer Packaged Goods) al sempre più famoso “food-telling”: l’Italia sta portando il “food”, quello che si racconta, si apprezza, si mangia seduti ed in compagnia, il food che si coltiva e di guarda crescere, per poi mettere in tavola.

Dall’altra parte la Silicon Valley ha aggiunto il “tech” alla lista degli ingredienti, soprattutto quello rivolto al consumatore finale. Quello che qua chiamano l’“enabler”: per dare a tutti la capacità di capire cosa hai nel piatto senza incorrere in allergie, per ingannare la tua mente ed il tuo palato e farti ridurre il consumo di carne rossa, per imparare a cucinare senza bisogno di un corso di cucina, per essere sicuro di sapere da dove viene il caffé che ti bevi la mattina. Beh si, parliamo di blockchain, artificial intelligence, smart-sensors, Internet of Things, ed in realtà, detto semplicemente, parliamo di come aiutare il consumatore finale a fare scelte consapevoli, tre volte al giorno. Ed è questo che la Silicon Valley, prima di tutti, ci ha portato e continua a portarci, “enablers”, che combinati a tutto il sapere Italiano, non possono far altro che elevare entrambi.

 

 

Oggi, in quali elementi si sta verificando la rivoluzione dei VC nel food tech?

La prima cosa che mi viene in mente è senza dubbio la crescita del Corporate Venture. Ci sono trend che stanno seriamente mettendo in pericolo i classici business dei colossi del settore: tempi di R&D troppo lunghi per consumatori che non sono mai stati così veloci, crescita esponenziale di diete “free”, consumatori sempre più guidati dai valori aziendali nella scelta dei prodotti. E’ per questo che quest’industria, molto più di altre, ha iniziato a fare investimenti diretti in startup emergenti per creare innovazione. Nestlé ha recentemente investito in Freshly, un servizio di delivery di pasti “healthy” da consumare a casa, e Blue Bottle, uno dei nuovi format di caffetteria più “cool” del momento. Mars ha acquisito Kind Bars, una delle startup leader in Silicon Valley nel settore degli “healthy snacks”, mentre Tyson Foods ha investito in FoodLogiQ, un software che fornisce tracciabilità all’industria agroalimentare. Per la startup dall’altra parte, lavorare con esperti del settore, invece che con un Fondo VC trasversale, ha un valore enorme, perché oltre al capitale, può acquisire molto altro. Questo sta senza dubbio “cambiando le carte in tavola”: nel food, più che in altri settori la conoscenza verticale del settore sta acquisendo una centralità unica. Non si parla più di solo investimento in capitale, ma della capacità di aprire opportunità uniche per un progetto innovativo, che va dalla possibilità di usare impianti e strutture produttive, all’accesso ad un network di esperti, fino all’utilizzo di reti di vendita già esistenti.

 

Se dovessi indicare 2 semi di futuro che vedi oggi, quali sono?

I due semi che vedo in questo momento possono sembrare uno il contrario dell’altro, ma in realtà sono molto allineati tra loro. Trasparenza e inganno.

 

Trasparenza perché mai come adesso il consumatore vuole sapere, e questo ci porterà in un futuro dove la conoscenza alimentare salla alla base di tutte le nostre scelte quotidiane. Un progetto come IC-FOODS a UC Davis qui in California, dove stiamo lavorando per costruire framework ontlogici che permettano di condividere in maniera univoca informazioni lungo tutta la catena alimentare, ne è un esempio. Lo stesso per Ripe.io, startup basata a San Francisco che sta usando la tecnologia blockchain per tracciare la catena del caffe e del pomodoro. Per non parlare dell’acquisizione da parte di Kellog di RXBar per 600 milioni di $, un’azienda che produce snacks il cui packaging è interamente basato sulla comunicazione semplice e chiara dei suoi pochissimi ingredienti. Siamo solo all’inizio, ma il consumatore sta facendo sempre di più scelte consapevoli, e l’industria si sta adattando.

 

Inganno perchè vedo un mondo futuro dove le nostre papille gustative, così come il nostro cervello, vengono ingannate da scienza e tecnologia, con l’obiettivo di mangiare meglio. Ne è un esempio la già citata Impossible Foods, ma anche Beyond Meat, Miyokos’ Kitchen, Ripple o Just, tutte azienda basate qua a in California che stanno sviluppando prodotti vegetariani o vegani che presentano tutte le caratteristiche sensoriali di carne, formaggio, latte o uova, pur essendo totalmente basate su proteine vegetali. Ma anche l’utilizzo di Virtual Reality per ingannare la nostra mente e creare un’esperienza più soddisfacente, senza appesantire il nostro stomaco. A differenza di quando detto prima, dove il cambiamento è guidato in primis dal consumatore, qui l’industria si è mossa in modo molto più rapido di quanto il consumatore si aspettasse, mettendo nei supermercati prodotti che non sono ancora ben accetti da molti. Il seme è però stato piantato, e prevedo che il futuro veda un numero maggiore di consumatori essere a proprio agio con prodotti ed esperienze estremamente nuovi.

 

Unstoppable Women: che differenze hai trovato nel rapporto donne/innovazione in Italia e a San Francisco?

 

Qua a San Francisco il numero di donne founders è sicuramente più alto rispetto all’Italia, ma d’altra parte sono i founders ad essere di più nel suo complesso. La differenza principale devo dire è il network di supporto. Penso a Female Founders Fund, un fondo di donne che investe in donne, The Assembly, un membership club di sole donne in cui fare networking, lavorare ed organizzare eventi, piuttosto che The Proof, un club di donne a San Francisco che lavorano attivamente nel food. Network di questo genere mi stanno aiutando infinitamente da quando sono arrivata. L’essere donna è un valore, ed essere circondata da donne che stanno innovando e ce la stanno facendo è impagabile. Penso che in Italia questo movimento sia ancora solo all’inizio, ma credo che la creazione di network di supporto sia la base rendere l’innovazione al femminile sempre più forte.

L’essere donna è un valore, ed essere circondata da donne che stanno innovando e ce la stanno facendo è impagabile

 

Hai 3 consigli da dare alla nostra community di StartupItalia Unstoppable Women per uscire dagli stereotipi di genere e farcela?

Prima di tutto – Non pensare troppo agli stereotipi di genere! Poi cercare donne che sono state nella vostra stessa situazione in passato. Avere una chiara visione di lungo termine e vari piani a breve termine, valutando tutto razionalmente, ma seguendo poi il nostro “gut feeling”.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter