Ultimo aggiornamento il 23 Agosto 2018 alle 8:00
Google ha messo alla prova gli ads su YouTube servendosi di una pizza “fake”
Doctor Fork, un marchio di pizza assolutamente inventato, ha infranto tutte le regole della pubblicità sul web. Ma il suo approccio innovativo ha ricevuto numerose interazioni da parte del pubblico
In pubblicità alcune cose non si posso fare: ad esempio, è vietato mostrare una persona che mastica cibo mentre guarda la telecamera. Un numero, piuttosto vasto, di leggi non scritte che un creativo non si permetterebbe mai di trasgredire, anche perché dall’altro lato arriverebbe immediato il rimprovero del cliente.
Google, però, ha provato a superare questo confine presentando su YouTube una pubblicità “impresentabile”. Ma per farlo ha prima dovuto un marchio di riferimento, anche se fasullo. Un’appetitosa pizza dal nome Doctor Fork.
A dare il via a questo singolare progetto è stato Ben Jones, direttore creativo di Unskippable Labs, il team all’interno di Google che si occupa di fare ricerca sulle nuove forme di advertising. Portato avanti in collaborazione con Nestlé e Ryan Elder, professore di marketing presso la Brigham Young University che ha svolto studi specifici sull’efficacia degli annunci pubblicitari nella stimolazione sensoriale e sulla presenza umana in ads che hanno come protagonista il cibo.
Il team di Unskippable Labs ha testato l’efficacia degli annunci in un modo del tutto nuovo: prima ha creato un il marchio Doctor Fork, poi ha utilizzato materiale di repertorio per creare 33 annunci da pubblicare su YouTube ottenendo il cospicuo numero di 20 milioni di impression.
“Un falso problema”, è come Ben Jones ha cercato di spiegare le leggi non scritte che determinano la pubblicità, sul web e non solo. “Il team che ha lavorato agli ads di Doctor Fork lo ha fatto con una libertà mai provata prima. Una libertà che abbiamo utilizzato per sbagliare, spingerci in altre direzioni, oltre a quelle tradizionali, e porci domande che un marchio reale normalmante non si pone”.
Come tutte le ricerche scientifiche, anche quella di Google, in base ai risultati raccolti, ha portato a formulare alcuni nuovi postulati per il mondo della pubblicità.
“È sempre più raro che la ricerca accademica possa cimentarsi con la prova pratica”, ha spiegato il dottor Ryan Elder. “Ma questa collaborazione con Google ha creato un ambiente unico in cui lo sviluppo creativo di una pubblicità potrebbe influenzare le teorie accademiche che vengono utilizzate dalle aziende. Gli esperimenti su larga scala di YouTube si sono trasformati in un brainstorming molto proficuo”.