Il round più grosso per una foodtech italiana. Magnocavallo racconta la strategia di Tannico
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Ultimo aggiornamento il 3 ottobre 2016 alle 16:44

Il round più grosso per una foodtech italiana. Magnocavallo racconta la strategia di Tannico

Intervista a Marco Magnocavallo, 43 anni, founder di Tannico, ecommerce del vino che ha raccolto 3,8 milioni nell'operazione di venture capital più alta fatta finora in Italia nel food

E’ il round di investimento più grosso per una startup del food italiana. 3,8 milioni con P101 e un pool di investitori privati. Non è un caso che a chiuderlo sia una startup fatta da un imprenditore seriale. Che conosce bene il suo mercato. E il mondo del venture. Marco Magnocavallo, 43 anni di Milano, nel 2012 ha fondato eBoox.

Un sito di ecommerce con un payoff che dice tutto: «Il meglio per ogni nicchia di appassionati». Duei i settori in cui opera, con due verticali specifici: education (Kidme)e food/beverage (Tannico). Tannico è il verticale che ha raccolto di più e cresciuto di più (qui tutti i round di investimento del 2016). Un ecommerce del vino per appassionati del vino. Con etichette scelte.

E un pubblico per forza di cose selezionato. Che hanno saputo convincere fino a farli diventare affezionati. Sono 40 mila quelli serviti finora, e il fatturato previsto nel 2016 è di 6 milioni. «Il futuro delle startup del food è legato alle aziende tradizionali, vanno cercati lì i contatti», dice Magnocavallo a Startupitalia.eu. E ai chi vuole lanciarsi nel settore avverte: «Pensateci bene prima di farlo». 

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Marco Magnocavallo, 43 anni, founder di Tannico.it


E’ il secondo round di investimento per Tannico dopo quello da un milione fatto lo scorso novembre insieme a Shoppable. Cosa farete con la nuova iniezione di liquidità?

«In realtà è il terzo dopo il seed da 700k Euro e il milione raccolto l’anno scorso da P101 e Club Digitale. Con questa nuova raccolta punteremo all’espansione sui mercati esteri, dove già da settembre siamo presenti in UK con un magazzino in loco, al rafforzamento dell’organico e al consolidamento della posizione di leadership sul mercato italiano. Abbiamo poi altri progetti e accordi quadro che prenderanno piede nei prossimi mesi ma di cui oggi non posso ancora anticipare nulla».

Un po’ di numeri: quanto è cresciuta Tannico dal 2013 ad oggi?

«Dall’anno della fondazione abbiamo raddoppiato il fatturato ogni anno. Il 2016 ci vedrà chiudere con oltre 6 milioni di fatturato e più di 40 mila clienti serviti».

Avete scelto dall’inizio di rivolgervi ad un pubblico di nicchia, quanto è stato importante per determinare la crescita della vostra azienda?

«Sì, ma ci piace definirlo un pubblico di appassionati più che di nicchia. Il mercato del vino è composto in Italia da 100.000 cantine che producono, da 9 miliardi di euro di volume di affari e da almeno un milione di consumatori di vino da enoteca. Una maxi nicchia».

Qual è la specificità che rende Tannico diverso dagli altri ecommerce del vino?

«Catalogo+Servizio+Tecnologia. Tre semplici parole che unite hanno fatto la forza di Tannico. Abbiamo il catalogo di vini italiani più grande al mondo (oltre 6.000 etichette), un servizio efficientissimo con consegne in giornata a Milano (grazie alla partnership con Milkman) e in 24 ore nel resto d’Italia e una tecnologia all’avanguardia che grazie alla personalizzazione dei contenuti e ad algoritmi di intelligenza artificiale ci permette di offrire un sommelier one-to-one a ogni cliente».

Nel vostro comunicato si legge che avete intenzione di espandervi all’estero. Quanto fatturate oggi da mercati non italiani e a che numeri puntate ora?

«Se fatto bene e seguendo la norma il commercio del vino all’estero è una questione molto complessa e con procedure burocratiche macchinose. Abbiamo iniziato da qualche settimana ad aprire Tannico sul mercato UK con un magazzino dedicato e con budget di marketing consistente. Nei primi giorni abbiamo evaso già centinaia di bottiglie, è un mercato diverso dal nostro ma molto promettente. Contiamo nel 2019 di fatturare metà in Italia e metà all’estero grazie all’aggiunta anche di Francia, Svizzera, Germania, Austria e Belgio».

A tuo avviso, quali sono le vere potenzialità delle startup del food in Italia a livello di ecosistema?

«Non ne vedo molte. Mercati diversi, consumatori con esigenze non coincidenti e piani di crescita e di evoluzione che non hanno punti in comune. Credo che siano invece molti di più i punti di contatto tra startup digitali e aziende tradizionali».

Il vostro, secondo i dati in nostro possesso, è il round nel foodtech più grosso fatto finora in Italia. Tu sei quello che si direbbe un imprenditore seriale, con un bel po’ di esperienza alle spalle. Che consiglio ti sentiresti di dare ai tuoi colleghi meno esperti?

«Consiglierei di pensare molto bene prima di partire con un’iniziativa imprenditoriale. Il percorso è estremamente lungo e pieno di ostacoli, ci vogliono energie continue, testardaggine e una tenacia mostruosa».

Arcangelo Rociola
@arcamasilum

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