Urban farming, produrre funghi in città con scarti di caffè immagine-preview

Apr 2, 2016

Urban farming, produrre funghi in città valorizzando scarti di caffè

La startup Funghi Espresso, dopo la produzione di funghi Pleurotus coltivati dai fondi di caffè, lancia il primo container urbano. Al via la campagna di crowdfunding

L’era “usa e getta” vede sempre più avvicinarsi la sua fine per far spazio al riuso di materiali di scarto, facendo diventare l’economia circolare un vero e proprio stile di vita: «Abbiamo capito che il vero potenziale del progetto non è la vendita dei funghi, ma la divulgazione dell’idea. Il container ci consente di standardizzare il modello ed esportarlo in contesti urbani» spiega Antonio di Giovanni, agronomo e coFounder della startup.

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Un caso di studio diventato startup

«Ognuno ha le proprie passioni, a me piace la gestione dei rifiuti organici» spiega Antonio, che nel 2013 insieme a Vincenzo Sangiovanni ha fondato Funghi Espresso, selezionata tra le 25 startup agricole più innovative in Italia. Il progetto è nato come caso di studio sul riutilizzo del fondo di caffè in agricoltura, avviato da Rossano Ercolini – coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori (Lu) e vincitore del Goldman Prize 2013. A marzo 2014 viene inaugurata la prima sede produttiva grazie all’investimento di 30mila euro dell’imprenditore giapponese Tomohiro Sato, così appassionato alla strategia Rifiuti Zero da essersi addirittura trasferito ad abitare a Capannori. Si basa sulla teoria Blue Economy di Gunter Pauli, nella quale gli scarti di un ciclo produttivo sono riutilizzati in altri cicli produttivi: «Ritiriamo gratuitamente gli scarti del caffè dai locali della zona e li usiamo come substrato per i funghi Pleurotus, che crescono in soli venti giorni»

Da scarti a risorse, non si spreca nulla

L’Italia è al quinto posto in Europa per consumo di caffè, pari a quasi 6 chili all’anno pro capite e sono presenti 110mila bar in grado di produrre ogni anno 300mila tonnellate di scarti. «Solo nell’unità produttiva di Capannori ne recuperiamo 2,5 t/mese, risparmiando i costi per la gestione, inquinando meno per il trasporto e coltivandoli con metodi naturali a impatto zero sull’ambiente. Il fondo di caffè non ha nemmeno bisogno di essere pastorizzato, con un notevole risparmio di energia. Inoltre stiamo pensando di far avere un vantaggio economico ai bar attraverso uno sconto in bolletta» racconta Antonio. E non esistono rifiuti, perché il substrato rimanente dalla coltivazione diventa un ottimo concime organico per l’agricoltura, chiudendo così il ciclo del caffè.

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Urban Farming con i container

Esiste un modo nuovo di fare impresa: locale, sostenibile, capace di produrre cibo buono e sano. È lo “Urban Farming”, dove la produzione agricola a chilometro zero viene collocata direttamente all’interno delle città. I centri urbani, infatti, sono pieni di spazi inutilizzati, le cosiddette “zone grigie”, che creano degrado e si potrebbero rivalorizzare attraverso progetti agricoli in grado di restituire alle città gli scarti prodotti sotto forma di prodotto alimentare fruibile. Funghi Espresso ha aperto una campagna di crowfunding su Eppela per raccogliere 15mila euro di fondi da destinare alla progettazione e alla realizzazione del primo prototipo di container urbano, capace di avviare un’economia circolare e rendere sempre più esportabile il suo modello.

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Futuro, tra standardizzazione e formazione

Funghi Espresso sta per arrivare anche a Firenze, ma sarà l’avvio dei container a lanciare la startup alla fase successiva, spostando l’attenzione dalla produzione alla standardizzazione del sistema. Riproducibilità del modello anche in autonomia: è già in vendita l’occorrente per produrre i funghi a casa (come fa Recofunghi, ne abbiamo parlato qui), ma arriverà anche il “kit per fare i kit” destinato a bar e locali. Il progetto educativo però è sicuramente quello più atteso: «Sono partiti percorsi di formazione e coltivazione nelle scuole e arriverà un training di due giorni per chi desidera replicare la nostra idea». Infine, tra gli obiettivi possibili anche l’espansione del modello container fuori dai confini italiani, magari in Germania, a Berlino, città fortemente improntata a progetti urbani di questo tipo.

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