Il capo di Foodpanda: “In pochi mesi cibo con i droni"
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Ultimo aggiornamento il 29 marzo 2016 alle 12:16

Il capo di Foodpanda: “In pochi mesi il cibo arriverà con i droni”

Dopo gli esperimenti a Singapore Ralf Wenzel, boss di Foodpanda (colosso tedesco delle consegne a domicilio) si dice sicuro: "Le tecnologie sono pronte". Intanto c'è chi è già decollato

Addio fattorino. Per ricevere la pizza o l’hamburger ordinato online a breve dovremo aprire le finestre, invece delle porte. E non si tratta di fantascienza o dei complicati esperimenti di Amazon Prime Air Service sulle consegne volanti. I recapiti via drone “arriveranno entro pochi mesi”. Di questo, almeno, è convinto Ralf Wenzel, cofondatore e Ceo di Foodpanda, super startup di base a Berlino a sua volta parte dell’ecosistema firmato Rocket Internet – quello di cui fanno parte anche Helpling e Cuponation – e presente in oltre quaranta mercati con diverse sigle. La più nota è Hellofood, attiva anche in Italia. Ma ci sono anche NetPincer, EatOye, 24h e molti altri poco noti in Europa.

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Ralf Wenzel, Ceo di Foodpanda

I test a Singapore

“Le soluzioni tecnologiche per la consegna via droni saranno disponibili nei prossimi mesi” ha detto Wenzel in una serie di interviste rilasciate negli ultimi giorni. Specificando di aver già deciso chi potrà sperimentare per primo questa affascinante forma di consegna: si partirà dai mercati asiatici inclusi Singapore, India, Thailandia, Malesia e Hong Kong. “Le consegne del futuro non passeranno solo dalla strada o dalle due ruote – ha aggiunto al South China Morning Post – abbiamo testato i droni a Singapore e lanceremo molto preso questa tecnologia”. A partire dalla città-Stato nella penisola malese certo non la piazza architettonicamente più indicata, zeppa di torri, grattacieli e insediamenti residenziali di un territorio tipicamente sviluppatosi in verticale.

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“Le soluzioni tecnologiche per la consegna via droni saranno disponibili nei prossimi mesi”

I problemi tecnici e burocratici

Lo sprint finale non sarà semplice, questo Wenzel lo sa bene, e non solo per questioni legali. Ci sarà insomma da discutere, e molto, per invadere i cieli di fattorini volanti garantendo adeguati standard di sicurezza. Senza contare un’altra serie di elementi critici, dalla durata delle batterie alla capacità di carico limitata dei quadricotteri. Ma l’obiettivo è chiaro: “Tagliare i tempi di consegna alla soglia massima di 20 minuti”. Insomma, il buon vecchio cotto e mangiato. Stavolta per davvero. Anche perché, passando a Hong Kong, i tempi medi di consegna della startup sono già scesi a trenta minuti contro i 60-70 di prima. La spinta è arrivata dall’ingresso sul mercato, lo scorso novembre, della rivale Deliveroo, che ha messo il turbo alla lotta per il domicilio più veloce, e dai tanti movimenti societari come l’acquisto delle operazioni locali della newyorkese Delivery.com.

Foodpanda, i conti vanno bene

Il momento sembra oltre tutto propizio: “Febbraio 2016 è stato il primo mese in cui ogni singolo Paese in cui siamo presenti ha generato dei profitti – ha aggiunto il Ceo, schivando la situazione indiana sostanzialmente in perdita secca – questo significa che abbiamo mantenuto margini positivi dopo tutti i costi operativi, di consegna, di assistenza ai clienti e di pagamento”. Ma c’è anche un elemento negativo, dietro a quest’entusiasmo per le consegne dei cieli: sempre lo scorso mese Foodpanda ha fatto fuori il 15% dei dipendenti della società di Hong Kong spiegando il taglio con l’automazione degli ordini e del processo di consegna.

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Intanto JD è già partita. Ma non per il cibo

Intanto, ma fuori dal mondo del cibo, le consegne via drone sono già una realtà. È stato il colosso cinese dell’e-commerce JD il primo a lanciare questo nuovo canale distributivo utilizzandolo in particolare per coprire le aree remote del Paese, mal servite dal trasporto pubblico e con strade dissestate. In questo caso, però, i droni non arrivano alla finestra del destinatario ma atterrano in un punto carichi degli ordini relativi ai clienti di un unico villaggio – la sperimentazione è avvenuta in quelli della provincia dello Jiangsu – dopo essere partiti da uno dei 150mila punti di distribuzione ai margini di queste ampie zone. Un modo efficace e concreto di utilizzare questi piccoli apparecchi.

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