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Set 11, 2018

Agricola Moderna, nasce a Milano il laboratorio del vertical farming all’italiana

Una nuova startup investe nell’agricoltura verticale con un’attenzione particolare alla sostenibilità e al cibo di qualità

Cresce anche in Italia il desiderio di sperimentare con il vertical farming, la coltivazione indoor a ciclo produttivo chiuso e verticale sviluppata in città. Si tratta di un sistema di agricoltura nuovo ed ecosostenibile che ottimizza gli spazi urbani – qui si cresce in altezza – e riduce il consumo di acqua necessario alla coltivazione. A Milano due giovani imprenditori italiani hanno da poco creato un laboratorio di vertical farming – con dentro un team di agronomi internazionali provenienti da Londra e Singapore – che sta lavorando soprattutto su due dei possibili vantaggi innovativi del vertical farming: la sostenibilità e la qualità del cibo.

 

Il vertical farming e il contesto italiano

 

Agricola Moderna – la cui sede abbiamo potuto visitare in anteprima – è stata fondata a inizio anno da Benjamin Franchetti e Pierluigi Giuliani, e da maggio ha cominciato a crescere cominciando una fase di ricerca e sviluppo dell’attività. La startup è stata considerata innovativa secondo la normativa vigente: tra le sue peculiarità c’è infatti quella di essere composta per 1/3 da dottori di ricerca o dottorandi di università italiane o straniere. Oggi è un laboratorio che prova a sperimentare e a mettere in discussione i pochi e non dogmatici saperi conosciuti fino a qui sul vertical farming.

 

 

Vertical farming o micro-farming, le caratteristiche del processo

 

Il vertical farming è una tecnica di coltivazione condotta in un ambiente chiuso in cui le piante – noi abbiamo visto carote, broccoli, basilico – vengono fatte crescere in maniera controllata artificialmente e con metodo idroponico. Il suo valore aggiunto è la forte sostenibilità e il minor spreco d’acqua rispetto all’agricoltura tradizionale e il minor sfruttamento intensivo del terreno di coltivazione. “Usiamo luci al LED con uno spettro di lunghezze d’onda della luce che sono assorbite dalle piante per la fotosintesi – ci spiega Benjamin Franchetti – utilizziamo nutrienti naturali, acqua filtrata e riciclata, aria modificata a seconda della necessità di CO2 delle piante e zero uso di infestanti o prodotti chimici”.

 

 

La tecnologia del vertical farming è poi replicabile su base locale. “Il vertical farming che stiamo sperimentando, spesso costruendo da soli i moduli, ha un’idea di produzione costante, autonoma e fortemente replicabile, (praticamente una volta capito il modello è un tipo di coltivazione che può essere riprodotta negli edifici urbani come capannoni, supermarket, grattacieli, ndr)”. Si potrebbe infatti persino immaginare in un futuro un tessuto urbano dove “ogni zona della città può avere la propria azienda agricola indoor alla quale rifornirsi direttamente”. Quasi un micro-farming di quartiere che ha il vantaggio di non far perdere alle piante parte della loro freschezza e delle loro proprietà nutritive nel lasso di tempo che intercorre tra il momento in cui vengono raccolte e quello in cui vengono trasportate e poi distribuite.

 

 

Leggi anche: Quanto sono open le aziende agroalimentari italiane? Una mappa dell’innovazione

 

L’italian touch di Agricola Moderna

 

L’animo più tricolore del progetto, quasi un italian touch, è segnato dal legame con la tradizione gastronomica nostrana del cibo buono e contemporaneamente sano ed eco. “Le nostre piante sono sane perché hanno al loro interno solo quello che serve alla pianta per crescere (no pesticidi e metalli pesanti per esempio). Il ‘buono’ deriva invece dal fatto che si può giocare con gli input (temperature, luce, nutrimenti, acqua, CO2) per massimizzare il gusto”.

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