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Ago 5, 2018

Foodora lascia l’Italia? Ci sono le nostre startup a presidiare il mercato

Da Foodracers a Moovenda, da Foorban a Prestofood.it e Mymenu: ecco chi sono i protagonisti delle consegne di cibo a domicilio nel nostro Paese

La notizia dell’addio di Foodora all’Italia ha scosso il settore del food delivery. La società tedesca Delivery Hero ha annunciato di essere alla ricerca di nuovi acquirenti per il suo marchio, non solo nel nostro Paese ma anche in Australia, Olanda e Francia, per puntare su mercati che garantiscono migliori condizioni di sviluppo. “La strategia di Delivery Hero” ha detto il co-fondatore di Foodora Emanuel Pallua “è quella di operare in modo economicamente efficiente, con focus su crescita e posizione di leadership in tutti i mercati in cui opera. In Italia questo obiettivo è ora difficile da raggiungere con investimenti ragionevoli”.

Foodora tra concorrenza e polemiche sui rider

“Per quanto riguarda l’Italia” aggiunge Pallua “siamo consapevoli dei risultati raggiunti finora per cui stiamo valutando possibili acquirenti. Questo annuncio non ha conseguenze sul servizio e sulle modalità con cui operiamo. La nostra piattaforma, il servizio dei ristoranti e i riders sono operativi come sempre. La principale priorità di Foodora è assicurare un futuro di successo anche con una nuova proprietà”.

Oltre alla concorrenza dei principali competitor (Deliveroo, JustEat e UberEats), Foodora è stata al centro delle polemiche per il trattamento dei suoi rider, con questi ultimi che continuano a chiedere migliori condizioni economiche e tutele. Ma per un grande player come Foodora che se ne va, ci sono altre startup italiane a presidiare il mercato delle consegne di cibo a domicilio, che nel nostro Paese vale 2 miliardi di euro secondo l’ultimo rapporto di Comunicatica, holding che detiene indirettamente partecipazioni in startup del settore come Moovenda e Prestofood.it.

Foodracers punta sulla provincia

Una di queste è Foodracers, che punta sulle consegne “di provincia” fuori dalle grandi metropoli dove operano già tante aziende del settore. La scorsa primavera Foodracers ha chiuso un aumento di capitale da 600mila euro, portando la valutazione della società a 6 milioni di euro a soli due anni dalla nascita. Nel 2017 la startup ha registrato 130mila ordini per un transato di 3 milioni di euro che hanno generato un fatturato di 500mila euro con una crescita del +143% rispetto al 2016. Oltre alla scelta di coprire le province italiane, un altro punto di forza di Foodracers è il rapporto di esclusiva instaurato coi ristoratori che permette di non aumentare i prezzi al cliente, salvo un piccolo contributo di consegna che viene trattenuto dal racer.

Moovenda continua a crescere

A Roma e Napoli (ma non solo) c’è invece Moovenda, che recentemente ha promesso di assumere tutti i rider se i big del food delivery lasceranno l’Italia: registrando un boom di candidature. La startup italiana, fondata nel 2014 da Simone Ridolfi e lanciata dall’acceleratore di Luiss Enlabs, ha raccolto negli scorsi anni alcuni importanti round di investimento e ha allargato il suo raggio d’azione a Viterbo, Torino e Cagliari, dopo aver acquistato Delivery Sardinia per 250mila euro. Tra i segreti del suo successo c’è un particolare algoritmo, sviluppato in collaborazione con docenti e ricercatori dell’università di Tor Vergata, per ottimizzare la logistica.

Foorban, un modello innovativo che attira capitali

Chi sta attirando sempre più l’attenzione degli investitori è Foorban, startup milanese fondata da Stefano Cavaleri, Marco Mottolese e Riccardo Pozzoli. Foorban si definisce “il primo ristorante digitale in Italia”, che dal 2016 propone un modello inedito sul panorama nazionale della ristorazione: è infatti l’unico food delivery a controllare tutto il processo, dalla produzione alla consegna. Non si appoggia ad altri ristoranti ma cucina pasti preparati dai propri chef, studiati dalla propria nutrizionista e consegnati dai propri rider. Finora la startup ha già incassato tre round di investimento, per un finanziamento complessivo di circa 2,6 milioni di euro, e ha anche ampliato il proprio servizio offline con l’apertura del primo punto fisico negli uffici di Amazon a Milano.

Prestofood.it alla conquista del Sud

Nel Sud Italia, food delivery fa rima con Prestofood.it, che a dicembre 2017 è stata inserita da StartupItalia! nella Top100 delle migliori startup italiane per la sua efficienza in termini di qualità e costi di consegna. Il servizio è presente a Catania, Palermo, Messina, Reggio Calabria e Lecce, a cui si sono aggiunte Cagliari e Napoli. Grazie alla recente campagna di crowdfunding su CrowdFundMe, la startup di Guido Consoli ha raccolto 209mila euro (oltre ai quasi 500mila euro in due round) e punta ad espandersi in altre città come Bari e Sassari.

Nasce il primo polo italiano del food delivery

A luglio Bacchetteforchette, azienda italiana del food delivery, è entrata nell’orbita di Sgnam-Mymenu, di prorietà di Meal Srl. L’aggregazione delle tre piattaforme in Meal Srl, con sede a Padova, ha dato vita al primo polo tutto italiano delle consegne di cibo a domicilio. “Al momento i marchi sono ancora distinti, ma in futuro ci sarà solo Mymenu”, ha spiegato il presidente Giovanni Cavallo. Parallelamente, Meal ha raccolto circa 500mila euro per sostenere la crescita delle attività di consegna già presenti in sei città: Milano, Bologna, Padova, Brescia, Verona e Modena.

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