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Lug 8, 2018

Il suo nome è Creator, il primo ristorante-robot

Inaugurato il primo ristorante-robot a San Francisco. Si chiama Creator e vende hamburger preparati da una macchina. Gestisce tutte le fasi della preparazione: dalla cottura, al taglio fino all'assemblaggio. Al ritmo di due panini al minuto

Per avere hamburger bastano sei dollari e un oltre ad essere un ristorante, Creator è una vera e propria startup nella quale hanno investito diverse multinazionali di punta: Google Ventures, Khosla Ventures (fondo molto attento alle nuove tendenze alimentari) e Root Ventures (il cui focus è invece sull’hardware). Per lo sviluppo del progetto, partito nel 2013, sono stati spesi ad oggi circa 23 milioni di dollari.

Il robot ristorante è lungo più di quattro metri, ha settemila componenti ed è in grado di preparare due hamburger al minuto. E ogni panino può essere ordinato al bancone o comodamente con il proprio smartphone attraverso una semplice app.

 

 

Creator

La preparazione avviene in pochi minuti: un tubo pneumatico spinge il panino su un nastro trasportatore verticale, dove viene affettato in due parti e riempito di ingredienti a nostra scelta. Un nastro orizzontale invece, trasporta le due parti sotto i distributori di verdure, salse e condimenti, dosati in quantità precise e calcolate. Nel frattempo, la carne viene tritata e cotta a puntino secondo i desiderata dei clienti.

La qualità degli ingredienti è di prima scelta, niente viene preparato in anticipo o arriva surgelato. I contorni e le verdure sono freschi e arrivano da zone limitrofe. I formaggi vengono affettati e grattugiati al momento, mentre la carne proviene da bovini allevati al pascolo. La filosofia del ristorante-robot a San Francisco è quella di fornire un servizio veloce, di ottima qualità e al giusto prezzo.

Un milione di dollari la spesa complessiva per progettarlo e costruirlo, otto anni il tempo impiegato dai fondatori di Creator per metterlo a punto. Più che un ristorante, si tratta di una vera e propria startup di ultimissima generazione: nel progetto hanno investito (tra gli altri) Google Ventures, Khosla Ventures e Root Ventures. L’ammontare dei finanziamenti incassati non è ufficiale, ma dal 2013 a oggi dovrebbe aggirarsi attorno ai 23 milioni di dollari.

 

Alex Vardakostas, lo startupper

Lo starupper e ceo del primo ristorante-robot a San Francisco si chiama Alex Vardakostas, che da ragazzino lavorava nel fast food dei suoi genitori. Proprio in quel periodo, si sarebbe reso conto di quanta inefficienza regnava nella gestione delle cucine tradizionali. Con il passare degli anni decide di dare forma alla sua idea imprenditoriale: combinando le sue conoscenze culinarie nella ristorazione a quelle tecniche, apprese con la laurea in fisica.

La sua idea tuttavia non si limitava ad un nuovo modello di ristorazione robotica, ma puntava alla creazione di un ristorante funzionale, economico e con un ottimo rapporto qualità-prezzo: le dimensioni ridotte del robot da cucina, permettono di avere il 50% in più di suolo calpestabile, di non pagare le spese del personale e di ridurre i costi sull’affitto del locale.

Vardakostas racconta di essersi trasferito in California per unire cibo e tecnologia, tradizione e innovazione e, di essere partito sviluppando la sua idea – anch’egli – in un garage.

 

Obiettivo di questo ambizioso progetto non è solo dare una dimostrazione di cosa possa fare un robot in cucina, ma di creare un nuovo modello di ristorazione.

“Abbiamo diversi vantaggi, ad esempio, un ristorante di Creator ha in media il 50% in più di superficie calpestabile”, ha dichiarato il ceo. Perché l’obiettivo finale è abbattere i costi. Il ristorante-robot è molto più piccolo di una cucina e ha quindi bisogno di spazi ridotti, vantaggio chiave nelle città dove gli affitti dei locali sono altissimi. Senza dimenticare il taglio delle spese per il personale, sostituiti da 20 computer.

Creator, come prepara gli hamburger

La particolarità del locale è immediatamente intuibile: dall’inizio alla fine, gli hamburger ordinati dai clienti per sei dollari l’uno sono preparati dal complesso sistema automatizzato che presiede all’intero processo grazie ai suoi 350 sensori, le 50 componenti meccaniche e i 20 computer che organizzano il lavoro, fino alla possibilità di affettare sul momento pomodori e cetriolini per completare il panino.

Anche in questo caso l’esordio del progetto si lega alla fama di apprezzati chef della Baia di San Francisco, che hanno messo – da subito – le proprie ricette in menu e al servizio dell’idea.

La missione? Incrementare qualità, freschezza del prodotto e profitto (ma senza risparmiare sulla materia prima) in un colpo solo. E con la garanzia di non rinunciare all’intelligenza umana, destinando però la maggior parte dei dipendenti ai servizi di customer care o al controllo della macchina, e affrancandoli così dai lavori più faticosi, ripetitivi e sottopagati (questa la risposta di Vardakostas per tranquillizzare i detrattori).

Ma spetterà soprattutto a Creator raccogliere estimatori sul campo: al momento gli ordini vengono registrati da un addetto alla cassa, presto sarà possibile ordinare e customizzare il prodotto via app.

Il robot è programmato per completare il lavoro in 5 minuti: il pane fresco viene affettato, tostato e imburrato, poi il nastro agevola il condimento, con salse e spezie dosate con precisione, pomodori, cetrioli e anelli di cipolla a completare, insieme al formaggio fuso. E tutto avviene davanti agli occhi del cliente.

La carne, anch’essa impastata e pressata dal robot, proviene da allevamenti certificati, che non fanno uso di ormoni.

Si tratta di una nuova forma di fast food con una grossa componente di Intelligenza Artificiale che punta ad efficientare costi e personale, e dunque a vendere hamburger a metà prezzo, ma di qualità.

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