Giu 5, 2018

Digital farming, diverse idee ma un punto in comune: i sensori a distanza

Dall'allevamento bovino, fino alla protezione delle zone costiere a rischio: le startup della digital farming credono nelle potenzialità dell'IT e dei sensori a distanza. L'incontro allo Startup Village 2018 di Skolkovo

Droni per fertilizzare i campi dall’alto e collari wireless che facilitano la conduzione delle mandrie al pascolo. La conference sul digital farming dello Startup Village 2018 attira l’attenzione del pubblico e mette a confronto diverse vision su come le potenzialità della tecnologia possono essere applicate al settore.

Tutte concordi, però, nell’ammettere che l’Internet Technology renderà più semplice il lavoro di migliaia di agricoltori e allevatori incidendo in positivo anche sui loro guadagni.

 

Ad aprire la conferenza Seedo, il device pensato per le coltivazioni in spazi ristretti come quelli domestici. Una presentazione divertente, la sua, che ha mostrato come al giorno d’oggi un sistema automatizzato possa gestire senza intervento umano le colture più disparate. Lasciando comunque al proprietario una forma di controllo che può essere esercitata a distanza grazie alla app.

Il device, infatti, comunica possibili variazioni dell’ambiente interno che potrebbero avere conseguenze nella regolare crescita delle piante. Oltre a mandare un messaggio di avviso quando i sensori rilevano che la condizione raggiunta è ormai ottimale.

 

Ma c’è anche chi ha pensato a sfruttare i sensori per quanto riguarda l’allevamento bovino. La startup Moocall sta lavorando ad un intera gamma di device dalle piccole dimensioni che possono essere applicati facilmente sulla pelle degli animali.

Le informazioni ottenibili così diventano migliaia: da quale mucca ha bisogno munta, a quale ha mangiato più recentemente, fino ovviamente a quei dati necessari, per legge, al corretto tracciamento degli alimenti. Il device attualmente più venduto dall’azienda pare essere il Moocall Heat. La sua particolarità? Questo collare tiene memoria degli spostamenti di ogni singola mucca e informa gli allevatori degli animali con cui è venuta a contatto. Un occhio digitale, insomma, molto utile durante la riproduzione programmata.

Non solo sulla terra…

Ma la rivoluzione IT sembra non conoscere confini. Le startup del settore, che si occupino di agricultra o allevamento, dopo la terra guardano con interesse anche il mare.

 

Ne è un esempio AquaCoral. L’azienda, che originariamente si occupava di sistemi all’avvanguardia per la gestione degli acquario casalinghi, ha pensato di applicare la tecnologia digitale nel mondo subacqueo. La rete di sensori di piccole dimensioni può trovare facilmente spazio nell’allevamento della fauna ittica analizzando la composizione dell’acqua e segnalando tempestivamente la presenza di sostanze nocive.

Ma lo stesso principio potrebbe essere applicato per il monitoraggio delle zone a rischio. Così da impedire il diffondersi di alghe parassite e salvaguardare la soppravvivenza di specie oggi a rischio estinzione a causa dell’inquinamento ambientale.

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