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Apr 11, 2018

Il più grande giro del mondo dell’innovazione nel cibo, parte dall’Italia. Al via “Food Innovation Global Mission”

Alla Camera di Commercio di Roma, prende il via il più grande giro del Mondo nella tecnologia applicata al settore agroalimentare: 60 giorni (dal 12 maggio al 12 luglio 2018), 12 città di 10 Paesi, una delegazione di 16 ricercatrici e ricercatori provenienti da 10 nazionalità diverse.

Pensa come un attivista. Agisci come uno scienziato.

L’ho letto rientrando da Roma, nel libro che mi ha regalato Marc Buckley.

Mi è sembrata la frase perfetta per quella giornata così speciale: il Future Food Institute aveva appena fatto la storia del futuro e lo aveva fatto proprio così. Pensando da attivista e agendo da scienziato.

Ieri, alla Camera di Commercio di Roma, abbiamo lanciato il più grande giro del Mondo nella tecnologia applicata al settore agroalimentare: 60 giorni (dal 12 maggio al 12 luglio 2018), 12 città di 10 Paesi, una delegazione di 16 ricercatrici e ricercatori provenienti da 10 nazionalità diverse.

Europa, America, Canada, Giappone, Cina, Hong Kong, Thailandia, India.

Faremo 40mila chilometri.

Le ragioni del viaggio

Perché? Cosa spinge l’organizzazione internazionale no profit leader nella food innovation a fare uno sforzo di questo tipo? A che scopo perdere così tanto l’equilibrio ed avventurarsi pionieristicamente in questa “brutalità”, come direbbe Cesare Pavese parlando del viaggio?

Le ragioni, dal mio punto di vista, sono essenzialmente 5:

  1. Perché niente come il viaggio permette di scoprire, conoscere, imparare, crescere, formarsi e trasformarsi, mischiandosi alle innovazioni che incontreremo. La delegazione avrà fatto 3 mesi di studio, prima del viaggi. Studio all’interno del Food Innovation Program, un Master di II livello  promosso da Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Unimore), Future Food Institute di Bologna (FFI), e Institute for the Future di Palo Alto (IFTF). Studio insieme ai più importanti e autorevoli Professori al mondo tra i nostri partner accademici: dalla Stanford University, alla UC Davis, Tongji, PolyU, Wageningen per citarne alcuni. Dopo aver studiato, però, è tempo di uscire dalla comfort zone e sporcarsi le mani agendo da scienziati: osservando, ascoltando, misurando, analizzando, ragionando, interpretando. E ancora, per capire l’innovazione nella filiera agroalimentare dovranno fare uno sforzo ulteriore. La ricerca sul campo non basterà, Bisognerà entrare anche in una terza fase. Quella del trasferimento tecnologico. Della ricaduta sul business di aziende e startup della ricerca come leva di competitività, da applicare in concreto ai complessi processi e prodotti e packaging e canali distributivi dell’intera filiera. E di nuovo, niente come il viaggio darà loro nuovi occhi e l’attitudine giusta per affiancare le aziende.

 

2. Perché questo è un viaggio intorno al mondo della food innovation. E la food innovation è un tema che ha a che fare con la vita dell’uomo e del Pianeta. Con i cambiamenti climatici. Con l’equa distribuzione del cibo. Con la fame nel mondo. Con il diritto ad accedere ad un cibo sano e salubre per tutti. La food innovation, come dice il Prof. Matteo Vignoli, Direttore del Food Innovation Program, è uno sforzo collettivo. Lo è proprio come i cambiamenti climatici. O insieme o niente. O tutti guardiamo nella stessa direzione e agiamo in modo sostenibile o le conseguenze, lo dice la scienza, saranno devastanti per l’intera umanità. Per le future generazioni, verso le quali abbiamo il dovere morale e materiale, di restituire un Pianeta sano. E’ quindi la natura del tema che affrontiamo a richiedere di alzarsi dalle sedie, staccare gli occhi dal computer, lasciare le nostre scrivanie e le nostre certezze di individui, ed abbracciare la nostra natura di esseri umani, portatori di un interesse più grande del nostro, singolo, ma portatori di un interesse collettivo. E’ con questo spirito, che dobbiamo farci umanità. Cioè stare con gli altri, incontrare quelli di noi che sono i migliori nel loro campo, che si stanno distinguendo per l’impatto che stanno raggiungendo e fare come loro, guardare in quella stessa direzione, agire nel modo sostenibile che hanno creato, scoperto e capire come portarlo in concreto nelle aziende, startup, centri di ricerca, università, istituzioni, cioè in tutti gli ecosistemi che, insieme, possono cambiare un modello produttivo e nutrizionale rotto.

3. Perché il cibo in sé è un viaggio nel tempo e nello spazio. E l’unico modo per vivere e sperimentare questo viaggio è viaggiare. Con il cibo onoriamo il passato, la catena che sta dietro ogni cibo che mangiamo, le storie degli agricoltori che lo hanno prodotto e di chi ha permesso che potessimo accedere a quel cibo. Con il cibo, allo stesso tempo, sperimentiamo il presente e ci prepariamo al futuro, influenzandolo drasticamente con le nostre scelte alimentari.

4. Perché non saremo noi a fare un viaggio, ma il viaggio a fare noi, come direbbe qualcuno. La delegazione, cioè – già composta da 16 delle oltre 300 persone candidate a prendere parte al Food Innovation Program e scelte per risultati accademici e professionali eccellenti, nonché motivazione personale -, si sottoporrà volontariamente ad una ninfosi. Sapete cos’è la ninfosi? E’ il processo che porta i bruchi a diventare farfalle. I bruchi-ricercatori dopo la I fase del Master sono maturi e vanno in ninfosi-global mission. E’ lì che cambiano comportamento, formano la crisalide e si preparano a diventare, non senza sofferenza, delle splendide farfalle e dei veri e propri future food leaders.

5. Perché il Made in Italy è famoso in tutto il mondo anche e soprattutto per il cibo. E’ tempo che si vada in missione per far sapere al mondo che l’Italia è pronta a imporre il proprio ruolo di leadership anche sull’innovazione applicata al cibo. E’ un Made in Italy 4.0., il cui volto sono 16 ricercatrici e ricercatori che provengono da Belgio, Sud Africa, Egitto, Nigeria, Stati Uniti, Colombia, India, Cina, Giordania e Filippine. Sono ingegneri, tecnologi, chimici, economisti, imprenditori, designer, chef, agronomi, esperti in scienze politiche ed internazionali, sono food scientist e manager, che studiano in Italia, nella Food Valley, a Reggio Emilia e che all’Italia restituiranno lo straordinario know appreso durante la Food Innovation Global Mission del Future Food Institute, patrocinata infatti dal Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale.

 

Chi incontreremo?

In ognuna delle 12 tappe, incontreremo aziende, startup, makers, scienziati, rappresentanti istituzionali; visiteremo Fablab, Università, centri di ricerca, cluster scientifici e tecnologici, per promuovere un approccio più sostenibile e consapevole all’alimentazione, sviluppare nuove tecnologie e innovazioni nel settore alimentare. Incontreremo anche i foodies rappresentativi del Made in Italy nel mondo, grazie soprattutto alla collaborazione con “I Love Italian Food”, la più grande community internazionale dedicata al cibo 100% italiano.

Incontreremo Ambasciatori, Ministri, Consoli, rappresentanti delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, rappresentanti delle Nazioni Unite, in una prestigiosa agenda istituzionale per discutere di food policies, food identities e di città e Paesi del futuro.

Grazie alla collaborazione con UNIDO ITPO Italy, l’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale dei Paesi in Via di Sviluppo, saremo a Tokyo all’Heads Meeting delle 9 Agenzie del mondo che si occupano di questi temi.

Il Future Food Institute, infatti, sarà accanto ad UNIDO ITPO Italy per la 3a edizione del “International Award for Innovative Ideas and Technologies on Agribusiness”, un potente strumento volto a identificare le migliori soluzioni globali ad alto potenziale volte a migliorare le condizioni socio-economiche dei paesi in via di sviluppo, che UNIDO ITPO Italy gestisce in modo assolutamente pionieristico, avendo nel tempo mappato più di 500 soluzioni ad alto impatto per i PVS.

 

E ancora grazie alla collaborazione con la Camera di Commercio Italiana ad Hong Kong faremo un evento con circa 100 importanti stakeholder, che ci aiuterà a consolidare una strada già intrapresa in loco. La stessa che ci ha portato a collaborare con Hema del gruppo Alibaba e che ci porterà a breve ad aprire anche una sede ad Hong Kong, dopo quelle di Madrid, San Francisco e naturalmente Bologna.

 

L’Ambasciata d’Italia a Berlino ci accoglierà con un evento di grande ispirazione e networking e più in generale, grazie al Ministro Giovanni Umberto De Vito e alle comunicazioni ufficiali della Farnesina sulla Food Innovation Global Mission indirizzate alle Ambasciate d’Italia, all’estero l’Italia ci spalancherà le porte facendoci sentire a casa e agevolando il nostro lavoro.

 

E poi incontreremo anche i Climate Leaders

Questo ovviamente è uno degli aspetti che personalmente mi stanno più a cuore, avendo studiato con Al Gore a Pittsburgh come Climate Leader ed essendo quindi parte del Climate Reality Project dell’ex Vicepresidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la Pace.

I Climate Leaders sono 12mila in 136 diversi Paesi. Siamo tutti in una sorta di social network che si chiama Reality Hub. E’ lì che ogni giorno scrivo per chiedere una mano.

Sapete cosa ho ottenuto?

  1. 25 Climate Leaders pronti a prendere auto, treni, aerei, biciclette e raggiungerci per presentare il loro lavoro alla delegazione e fornire dati, analisi e overview sul rapporto tra future food e climate change. Ne abbiamo 4 a San Francisco, 2 a Toronto, 5 in India, 1 a Wageningen solo per citarne alcuni.
  2. un accordo triennale con Youth Climate Leaders Network, la prima rete di giovani provenienti da tutto il mondo che organizza un viaggio di 3 mesi per 20-35 persone con una agenda completamente focalizzata sui cambiamenti climatici. Fantastico. Andranno nei posti strangolati da inondazioni tanto quanto da siccità e formeranno così nuove generazioni di Climate Leaders.
  3. un accordo triennale con Walk of Water, una fondazione indiana che lavora per la Blue Revolution, incrementando la consapevolezza di intere popolazioni sul tema dell’acqua, dell’importanza di non sprecarla, di riutilizzarla, di purificarla.
  4. Un evento di benvenuto a Mumbai da parte della Branch indiana del Climate Reality Project di Al Gore.
  5. Una partnership con il Climate Reality Project Europe.
  6. Un sacco di speranza, ispirazioni, messaggi di incoraggiamento, conversazioni notturne, conversazioni troppo diurne e uno che mi ha scritto: “sì, ma sapete quanto state inquinando prendendo tutti questi aerei?”.

 

Cosa studierà la delegazione, nello specifico?

La ricerca della delegazione si concentrerà su 4 tematiche:

  1. sostenibilità ed economia circolare

  2. futuro delle proteine

  3. innovazione agricola in contesti rurali ed urbani sempre più “smart” (smart cities)

  4. futuro dei food service.

 

Ogni ricerca darà vita ad una pubblicazione di approfondimento sul tema ed una collana di documentari.

I risultati di questa incredibile missione verranno presentati durante l’edizione 2018 di Maker Faire di Roma (12-14 Ottobre 2018) .

 

Come potete partecipare e far sentire anche la vostra voce?

La Food Innovation Global Mission sarà costantemente seguita da una massiccia campagna social che abbiamo chiamato “Future Food 4 Climate Change” e il cui hashtag ufficiale è #FF4CC.

Ognuno di voi può diventare Advocate della campagna, cioè un ambasciatore dei messaggi che, attraverso la campagna digitale, porteremo nel Mondo.

Il contest per aderire è su www.foodinnovationprogram.org. E’ lì che troverete i contenuti interattivi che ci prepariamo a realizzare per tutta la nostra community: digital food meet up con esperti del settore, con domande e risposte dove si potranno approfondire tutti i temi legati alla food innovation. E’ lì che scoprirete come voi sarete inseriti nel circuito del Future Food Institute.

Il Testimonial della campagna è Marc Buckely, quello che mi ha regalato il libro.

Marc è CEO e co-fondatore di ANJA GmbH & Co. KG, un’azienda agroalimentare e di produzione di bevande salutari completamente sostenibile che invece di consumare energia, la crea. Non produce emissioni di gas serra e non spreca. Marc è Professore dell’Accademia Green Brand e collabora anche con il MIT. E’ coordinatore del Climate Reality Project per Austria e Germania. E’ un attivista, un imprenditore, uno scienziato e Ambassador del Future Food Institute.

Ciascuno di voi può far parte di questo movimento. Perchè ciascuno di noi mangia quello che inquina e inquina mangiando. Ed è tempo di cambiare questa tendenza, pensando da attivisti e agendo da scienziati nomadi.

 

 

* Claudia Laricchia è Head of Institutional Relations and Global Strategic Partnerships del Future Food Institute e Climate Leader del Climate Reality Project di Al Gore

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