Simone Cosimi

Simone Cosimi

Mar 29, 2018

Etichette, il 45% degli italiani ancora le capisce poco

Quasi tutti le controllano ma solo il 43% per tutti i prodotti. La maggior parte si concentra su scadenza ed elenco degli ingredienti

Che rapporto hanno gli italiani con le etichette dei prodotti? Un campo minato che un’indagine dell’Osservatorio Ixè per Citterio ha tentato di analizzare. Tirando alcune tendenze di massima: per esempio, oltre il 95% dei clienti legge l’etichetta ma la quota degli irriducibili scende al 43% se si considerano tutti gli alimenti. Il 52%, infatti, si limita ad approfondirne alcuni.

Ci preoccupa la data di scadenza

Il punto, però, è un altro: per il 45% le informazioni sui prodotti, nonostante i miglioramenti e gli obblighi di legge introdotti negli ultimi anni, rimangono poco comprensibili. E spesso l’approfondimento, per chiamarlo così, si limita alla data di scadenza (la controlla il 75% degli intervistati) seguita dall’elenco degli ingredienti (61%), l’origine delle materie prime (53%), i contenuti di conservanti e coloranti (52%) e le condizioni di conservazione (49%). In misura minore ci preoccupano il valore energetico – che invece altrove, come negli Stati Uniti, è un dato essenziale, e di cui la polemica delle famigerate etichette a semaforo è l’emblema più lampante – e la quantità di acidi grassi saturi e sodio (34%).

Uno dei focus del nostro istituto è il settore agro-alimentare e il food, dalla produzione al consumatore – ha spiegato Margherita Sartorio, ‎cofondatrice e Ceo dell’‎istituto Ixè – in questi ultimi anni abbiamo rilevato una preponderante attenzione al cibo, alla salubrità e al benessere, congiunta a una ricerca costante di rassicurazione su ciò che si porta a tavola. Si sviluppa quindi una crescente competenza del consumatore che cerca e chiede informazioni su ciò che acquista; in questo l’etichetta è un veicolo cruciale di informazione: deve essere completa, corretta, trasparente, così da segnalare il rapporto di rispetto nei confronti del consumatore e costruire fiducia”.

La novità: l’origine anche per i derivati del pomodoro

Intanto il tema etichette continua ad arricchirsi di nuovi capitoli che toccano diversi settori. L’ultimo riguarda i pomodori: dopo i prodotti lattiero caseari, la pasta e il riso, infatti, il ministero dell’Agricoltura ha annunciato qualche settimana fa il decreto che introduce l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine dei derivati del pomodoro dei prodotti venduti in Italia. E presto, ma si passa su scala europea, potrebbe arrivare qualche novità per gli alcolici, dopo lunghe polemiche fra Commissione europea e produttori di vino, birra & co. Un fronte, quello delle bevande di questo tipo, su cui l’Unione è in ritardo visto che altrove – dagli Stati Uniti all’India – la tabella nutrizionale sugli alcolici è già obbligatoria.

Il progetto per gli alcolici

Così l’associazione Spirits Europe, che rappresenta 31 associazioni nazionali, ha proposto al commissario alla Salute Vytenis Andriukaitis un percorso che si dovrebbe chiudere nel giro di tre-quattro anni, cioè entro il 2022. L’etichetta proposta comprende la tabella nutrizionale, la lista completa degli ingredienti e un’indicazione del tipo di processo produttivo utilizzato.

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