Simone Cosimi

Simone Cosimi

Mar 3, 2018

Food delivery: chi c’è, quanto vale, quanti ci lavorano

Un report di Comunicatica fa il punto sulle piattaforme presenti in Italia, il loro giro d'affari, gli ordini gestiti e i posti generati

Quanto vale il food delivery in Italia e qual è lo stato di forma dei suoi protagonisti? Un report (eccolo) di Comunicatica, holding italiana con partecipazioni in startup del settore come Moovenda e Prestofood, ha provato a fare un po’ di conti. Mettendo in fila sigle, impatto sul mondo del lavoro, valore del fatturato e del giro d’affari per la distribuzione.

Chi c’è in Italia

Cominciamo dagli operatori presenti in Italia. Il leader sembrerebbe Deliveroo con oltre 20 milioni di euro seguito da Moovenda e Foodracers con 2,5. Il punto è che mancano all’appello dei numeri nomi pesantissimi come JustEat (il primo a inaugurare il food delivery nel 2011, seguito due anni dopo da PrestoFood e MyMenu), Foodora, UberEats, Glovo e altri che non dichiarano il loro fatturato. Fra chi lo ha reso pubblico, Bacchette Forchette si muove sui 2 milioni di euro e PrestoFood intorno a uno.

Chi gestisce più consegne

In termini di ordini gestiti, invece, Moovenda ne dichiara ben 108mila nel corso del 2017 nelle città in cui è presente, FoodRacers 98mila e Prestofood 54mila. Sono gli unici dati a disposizione, tutte le altre piattaforme non hanno diffuso cifre del genere. Qualcosa in più, invece, si riesce a capire in termini di dipendenti (forse perché parlare del lavoro generato torna più utile in termini di immagine). Comunque sia, al vertice si piazza JustEat con 105 dipendenti, seguito da Glovo con oltre 100, Deliveroo con più di 70, Moovenda con 25, Prestofood con 11, Cosaordino 5 e BacchetteForchette 4.

I rider: chi ne ha di più?

Sui fattorini, invece, è Glovo – la piattaforma di Matteo Pichi che si lancia ben oltre il cibo – a dominare la classifica con oltre 2.500 rider. Seguono Deliveroo con oltre 2mila, Moovenda con 150 e Sgnam con 120. Nulla da sapere su JustEat, Foodora o UberEats (contry manager Marcello Magaletti), strette sotto questo punto di vista in una segretezza piuttosto ingiustificabile. In termini di ristoranti affiliati, invece, il gigante è Just Eat di Daniele Contini con oltre 8.000 in tutta Italia (704 le città servite) davanti a Deliveroo (quasi 2mila con 11 città coperte, anche se come in tutti i casi non su tutto il territorio, per l’azienda guidata da Matteo Sarzana), Foodora (oltre mille in 4 città per il gruppo condotto in Italia da Gianluca Cocco), Glovo (oltre mille in 10 centri) e Moovenda (800 in 5 città per la piattaforma di Simone Ridolfi) a scendere fino ai 100 di Sgnam.

Il giro d’affari italiano: 2 miliardi di euro

Secondo le parole di Anita Likmeta, cofondatrice e Coo di Comunicatica, che ha curato il report insieme al cofondatore e Ceo Jacopo Paoletti e al designer Patrick David, il mercato mondiale del food delivery si attesterebbe sugli 83 miliardi di euro, l’1% del mercato alimentare. Lo sostiene facendo riferimento a dati McKinsey. Continuerà a crescere a ritmi del 3,5% nei prossimi cinque anni, anche perché i margini sembrano enormi visto che in moltissimi ordinano ancora per telefono, come dieci anni fa. In Italia – ha detto all’Agi Likmeta – il mercato vale 2 miliardi di euro ed è penetrato soltanto del 3%.

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