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Gen 5, 2018

Biosacchetti: “Bene da casa ma solo se monouso”

Non si placa la surreale polemica sugli shopper ultraleggeri per ortofrutta e prodotti sfusi: ecco la posizione del ministero della Salute

Il sacchettogate sta raggiungendo livelli di surrealismo assoluto. Eppure conviene entrare nel dettaglio per capirne gli sviluppi. Parliamo, ovviamente, dell’introduzione (anzi dell’esplicitazione) del pagamento per gli shopper ultraleggeri biodegradabili dal primo gennaio, legata a un recepimento di una direttiva europea del 2015. Tenendo per ora lontane le arzigogolate vicende legislative, proviamo a fare i conti con quel che abbiamo di fronte: la necessità di pagare tra 1 e 3 centesimi ogni bustina con cui pesiamo l’ortofrutta e altri prodotti sfusi.

No al riuso, sì ai propri (ma monouso)

Primo punto: non è possibile riutilizzare quelli acquistati in una spesa precedente. Tuttavia si potranno portare da casa i propri, a patto che siano monouso. Rimane da capire che genere di convenienza possa avere acquistarne separatamente uno stock – magari di sacchetti perfino più pesanti, che inciderebbero sul peso dei prodotti – per poi utilizzarlo in supermercato. Quando il prezzo di vendita nella GDO sarebbe con tutta probabilità più basso.

In ogni caso il segretario generale del ministero della Salute, Giuseppe Ruocco, ha spiegato che i sacchetti bio non potranno essere usati più volte perché “esiste il rischio di eventuali contaminazioni”, stabilendo tuttavia che i clienti potranno portarne da casa “a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti”. I titolari degli esercizi commerciali hanno la “facoltà di verificare l’idoneità dei sacchetti monouso introdotti”. La prima questione è così chiusa.

Il punto

Tanto per fare il punto c’è da ricordare che il pagamento dei sacchetti sotto i 15 micron di spessore è ora esplicito (finora le aziende lo scaricavano a valle sui consumatori, nel costo dei prodotti) con una voce a parte sullo scontrino anche se secondo le indicazioni continentali potevano essere esentati. Così hanno fatto tutti i Paesi europei tranne l’Italia, che ha allineato anche gli shopper ultraleggeri alle regole introdotte nel 2011 per le buste più grandi, quelle della spesa. E non ha introdotto l’alternativa della carta. Si potranno però portare da casa, come è possibile per i secondi, ma esclusivamente se monouso. Lo ripetiamo, difficile che l’operazione possa avere una qualche convenienza: alla fine da qualche parte li si dovrà comprare.

A ogni etichetta il suo sacchetto

Sull’addebito anche quando il sacchetto non sia stato utilizzato – talvolta se ne potrebbe evitare l’uso applicando l’etichetta sulla buccia di un prodotto specie quando ne occorra una sola unità, basti pensare a un avocado – la situazione rimane più complessa. Di fatto ciò che sta emergendo è che, per ordine contabile, a ogni scontrino dell’ortofrutta corrisponde anche un addebito per una corrispondente bustina alla cassa. Motivo per cui molti simpaticoni che hanno diffuso sui social network le proprie provocazioni, pesando una banana per volta, non solo hanno moltiplicato il consumo di carta ma hanno anche pagato un numero corrispondente di borse. Rimane, ammessa la disponibilità dei cassieri, chiedere lo storno in cassa. Ma il vero problema non sono i pochi euro annui, quanto lo stringente recepimento della direttiva europea.

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