Sara Moraca

Sara Moraca

Nov 30, 2017

Aeroponica, in Piemonte lo zafferano si coltiva senza terra. Il progetto

Zappa e computer alla mano, due giovani hanno realizzato una serra da 530 metri quadrati su un terreno precedentemente coltivato a vigna. Al suo interno si coltiva lo zafferanno

Qualche giorno fa c’è stato il primo raccolto. Il frutto di un progetto che ha richiesto quattro anni di lavoro. Un’idea che sta ispirando anche alcuni imprenditori olandesi, che sono venuti in Italia per ammirare il lavoro di Alessandro Piana e Enrica Gherpelli, rispettivamente ex ingegnere informatico e consulente, ora alle prese con l’aeroponica nella loro azienda agricola La Rienca.

L’aeroponica

La tecnica della coltivazione aeroponica consente di coltivare piante senza terreno, sfruttando direttamente le sostanze nutritive per sostenere le colture. Zappa e computer alla mano, i due giovani hanno realizzato una serra da 530 metri quadrati su un terreno precedentemente coltivato a vigna. Al suo interno si coltiva lo zafferanno e, invece della terra, si trova una fitta rete di pannelli in pvc sopra le canaline. I bulbi sono sospesi da terra, vengono alimentati attraverso un sistema di canaline che consente di recuperare il 90% dell’acqua impiegata con i fertilizzanti. Il processo viene regolato da una centralina che regola anche la temperatura, aprendo e chiudendo i pannelli del tetto. Non è necessario riscaldare tutto l’ambiente, ma è sufficiente concentrarsi sulle canaline con un netto risparmio di energia.

30mila buchi per i bulbi

Una parte dello spazio ospita il laboratorio, per effettuare alcune prove e vedere come rispondono i cavoli, l’aglio, l’insalata e la rucola per alternare le coltivazioni a seconda della stagione. “Questo raccolto è il frutto di quanto piantato in agosto. I buchi per i bulbi sono 30 mila, speriamo di poter doppiare questo processo anche in uscita dall’inverno”, hanno chiarito i due imprenditori.

L’innovazione dei due giovani si è trasformata in un progetto di ricerca appena avviato, grazie alla collaborazione con un ricercatore agronomo dell’Università di Bari. L’obiettivo è quello di avviare un brand innovativo e di poter lavorare a contatto con la natura, rendendo quest’azienda la propria occupazione principale.