Lorenzo Gottardo

Lorenzo Gottardo

Nov 29, 2017

La Blockchain per sconfiggere le frodi alimentari

In Gran Bretagna la piattaforma Arc-Net ha creato così un catena di approvvigionamento facilmente tracciabile. Ma molto dipende anche dai consumatori e dal loro desiderio di una maggiore trasparenza

Le frodi alimentari hanno una storia antica, antica quasi quanto quella del cibo. Già ai tempi dei Romani i prodotti più pregiati (vino, miele e olive) venivano quotidianamente contraffatti. Nel Medioevo,presso i fornai, andava invece molto di moda allungare la farina con una buona manciata di gesso. Mentre dell’Inghilterra vittoriana ci resta la vignetta del settimanale satirico Punch che così commentava le proprietà del tè in vendita nelle drogherie londinesi: “Un etto della vostra migliore qualità per uccidere i topi”.

Ora però la situazione potrebbe radicalmente cambiare. Merito della tecnologia che, come al solito, viene in nostro soccorso offrendoci nuovi sistemi per vigilare sulla qualità di ciò che portiamo in tavola. E la soluzione più promettente pare essere quella offerta dalla blockchain. Uno strumento che potrebbe permettere di rilevare i prodotti contraffatti.

Produttori, consumatori e…Blockchain

Nata a Belfast in seguito allo scandalo della carne di cavallo del 2013, la piattaforma Arc-Net utilizza la tecnologia blockchain per identificare i singoli animali tramite sistema RFID. Ne deriva, per ogni alimento, una catena di approvvigionamento sicura e perfettamente monitorabile. Fattore fondamentale, soprattutto oggi che, per via di una catena molto complessa, per produttori e rivenditori è diventato estremeamente difficile garantire la provenienza dei prodotti. Offrendo così anche maggiore libertà al consumatore per prendere una decisione informata su ciò che sta acquistando.

Ma, come sostiene Sean Crossey, digital Marketing analyst di Arc-Net, “oltre a contribuire nell’azione protettiva contro le frodi alimentari, la blockchain dimostrerà il suo valore anche per le aziende che la integrano nelle loro attività”.

© CoinTelegraph

Se la materia prima più importante per le imprese sono i dati, chi registra e archivia informazioni sul ciclo di vita di un prodotto avrà un enorme potere. Nonché un articolo molto appetibile per i consumatori. La percentuale di persone che vogliono sapere cosa c’è nel cibo che mangiano è, infatti, sempre più alta. Secondo uno studio Label Insight del 2016, la percentuale si aggira intorno all’83%, mentre il 75% non si fida delle informazioni riportate dalle etichette alimentari.

La palla passa allora ai consumatori. Tanto che c’è già chi ha pensato di percorrere la strada inversa, offrendo a loro stessi la possibilità di verificare il contenuto delle etichette alimentari. Aziende e centri di ricerca sparsi per il mondo stanno cercando di sviluppare tecnologie portatili in tal senso. Sebbene a un prezzo oggi ancora troppo elevato. Alcuni di questi dispositivi possono costare più di 200 mila dollari.

La blockchain dimostrerà il suo valore anche per le aziende che la integrano nelle loro attività

E pensare che, negli acquisti, basterebbe un po’ di attenzione in più per cercare una certa coerenza tra prezzi e qualità. Se un prodotto alimentare è molto più economico che in un altro punto vendita, forse c’è qualcosa che non va. Una domanda che i consumatori dovrebbero porsi e dovrebbero porre a coloro che opereano nel settore (produttori, distributori, ristoratori) così da rendere più trasparente tutta la catena di approvvigionamento. Cosa di cui ci sarebbe molto bisogno, anche nel nostro Paese.

The italian “Parmesan”

Tra olio extravergine di oliva – olive provenienti chissà da dove -, aceto taroccato, Prosecco sgasato e saporito “Parmesan”, il nostro Paese in questo campo non ha rivali. Come racconta il report dell’Ispettorato contro le frodi alimentari, i nostri prodotti sono i più contraffatti al mondo.

Le frodi alimentari scoperte nel 2016 dalle Forze dell’Ordine sono state 971, di cui 383 via web. Nessuna piattaforma dell’e-commerce è stata risparmiata: Amazon, e-Bay, Alibaba, tutti nomi che compaiono nella lista. Gli alimenti più presi di mira, nemmeno a dirlo, sono quelli che portano un marchio di qualità certificata (Dop, Doc, Igp). Un giro d’affari fraudolento, documentato da 48 mila controlli e 13.241 tonnellate di prodotti sequestrati, che solo sul nostro territorio nazionale ha sotratto all’economia italiana oltre 13 milioni di euro. Mentre molto più consistente è stimato il volume del sommerso.