200 milioni per una fattoria verticale. Perché Amazon, Google e Tesla investono nel indoor farming

La startup Plenty ha raccolto 200 milioni di dollari per costruire una 'fattoria verticale' vicino a Seattle. Ecco perché i big dell'hi-tech guardano all'indoor farming

Aprirà ad inizio 2018 nella baia di Seattle il nuovo sito produttivo di Plenty, la startup californiana che promette di sfamare il popolo americano grazie all’indoor farming. Niente terreno o luce solare, nella fattoria verticale che Plenty sta costruendo a Kent, Washington State, insalate ed aromi cresceranno su substrati inerti, illuminati da luci al led e con un clima controllato artificialmente.

Da Jeff Bezos a Eric Schmidt fino al braccio destro di Elon Musk

A credere nell’avventura di Matt Barnard sono stati in molti. La startup ha chiuso un round a luglio raccogliendo 200 milioni di dollari da investitori come SoftBank (gigante giapponese delle telecomunicazioni), Eric Schmidt (presidente del consiglio di amministrazione di Google), Jeff Bezos (fondatore di Amazon) e altri come DCM Ventures, Data Collective, Finistere Ventures e Louis Bacon. Dopo l’estate é entrato a far parte della partita anche Kurt Kelty, ex braccio destro di Elon Musk, che nel 2006 é entrato in Tesla per sviluppare le batterie delle auto del gruppo.

Ma perché il mondo dell’informatica e dell’hi-tech dovrebbe guardare a carote e insalate?

Negli Stati Uniti c’é moltissima attenzione nei confronti dell’agricoltura verticale e questo é dovuto a diversi fattori. Primo, alla Silicon Valley piace essere nature-friendly e l’idea di poter produrre cibo senza sprechi affascina. Secondo, in California i vc sono alla costante ricerca di settori nuovi in cui investire e l’idroponica piace perché dà una risposta a dei problemi reali del mondo produttivo e dei consumatori.

Le aziende agricole californiane stanno vivendo un periodo di crisi a causa della siccità prolungata che ha costretto molte fattorie a scavare pozzi profondi centinaia di metri. Inoltre l’ostilità dell’amministrazione Trump nei confronti dell’immigrazione dal Messico ha privato molti farmer di quella manodopera a basso costo che era essenziale per stare sul mercato. C’é poi un problema di sostenibilità delle produzioni, con una quota sempre maggiore di consumatori che cercano prodotti biologici e a chilometro zero.

Il clima di Seattle e la scelta dell’indoor farming

Ecco dunque perché investire in Plenty e perché farlo a Seattle. I consumatori della zona hanno abitudini simili a quelle dei cugini californiani, ma a causa del clima avverso (siamo ai confini con il Canada) é difficile avere verdura fresca tutto l’anno. Il vertical faming di Plenty promette così di rispondere in maniera ecologica alle richieste del mercato.

Ecologica perché secondo il suo fondatore il sistema di indoor farming di Plenty permette di essere 350 volte più produttivo del pieno campo, pur consumando l’1% di acqua rispetto all’agricoltura tradizionale e una frazione del suolo. Il problema é che i costi di produzione sono alle stelle e il fallimento di progetti simili, come FarmedHere, é la prova che non basta trovare i capitali per avere successo.

Se é vero che coltivare su più livelli e grazie all’idroponica permette di aumentare notevolmente la produttività, é altrettanto vero che climatizzare un magazzino di diecimila metri quadrati ha costi notevoli, così come illuminare con luci al led tutte le vasche di crescita. Senza contare le migliaia di sensori, cavi, e centraline necessari per monitorare lo stato di salute delle piante, miscelare le soluzioni nutritive, sterilizzare i liquidi e regolare la percentuale di Co2 nell’aria. La sfida é ancora una volta tecnologica, riuscire a fare tutto questo ad un prezzo inferiore o uguale all’agricoltura tradizionale.