Tommaso Cinquemani

Tommaso Cinquemani

Ott 4, 2017, 1:32pm

Il futuro del cibo è scritto nella digital transformation. Intervista a David Orban (Sinigularity University)

Come produrremo e mangeremo nel futuro? Coltiveremo altri pianeti o le profondità dei mari? Avremo robot in cucina? Ce lo spiega il guru delle tecnologie esponenziali

La popolazione mondiale aumenta, la fertilità dei campi e la biodiversità diminuiscono e secondo molti in agricoltura si utilizza troppa chimica. Come fare a dare da mangiare a tutti gli esseri umani in maniera sostenibile allora? «Tornare al passato, in cui l’uomo vagava per la savana in cerca di cibo non ha senso. E neppure si può chiedere alle persone di non fare figli perché siamo in troppi sul pianeta. Il troppo è un concetto relativo visto che dipende da quali tecnologie usiamo per produrre il cibo», ci spiega David Orban, imprenditore e advisor presso Singularity University che a Milano ha tenuto il suo primo summit italiano. «Se nel secolo scorso il 99 per cento della popolazione doveva coltivare la terra per sfamare l’umanità, oggi solo il 2 per cento è impiegato in agricoltura. E con un ettaro di terreno coltivato modernamente si sfamano molte più persone che in passato. Per questo la tecnologia è essenziale per fornire cibo a tutti a basso costo e in maniera sostenibile», aggiunge Orban.

David Orban

Le tecnologie di cui parla sono quelle esponenziali?
«La robotica, l’intelligenza artificiale o la genetica sono tecnologie che hanno un impatto dirompente sulla nostra vita. Siamo appena agli inizi, ma già possiamo intuire l’effetto che avranno. Basta pensare a come i bitcoin cambieranno il mondo della finanza o a come Uber ha cambiato quello dei trasporti».

Sembrano tecnologie per pochi, no?
«Anche quando sono stati introdotti i primi cellulari, erano appannaggio di pochi che in fondo non erano altro che dei beta tester. Poi la tecnologia è migliorata e oggi molti di noi non concepirebbero un mondo senza smartphone. Altrettanto avverrà con il cibo».

L’alimentazione del futuro

Come mangeremo nel futuro?
«Avremo un’alimentazione di qualità incredibile perché saremo in grado di produrre cibi migliori sotto il profilo nutrizionale, oltre che organolettico. E sarà un’alimentazione democratica, perché anche chi non si può permettere uno chef stellato avrà la sua stampante 3D e il suo robot da cucina che prepareranno cene incredibili».

Sarà un mondo di obesi?
«Assolutamente no, perché i cibi saranno studiati sul nostro profilo genetico e sul nostro microbiota, quell’insieme di microrganismi che vive nel nostro intestino e che ha una influenza enorme sul nostro stato di salute e su malattie come l’obesità».

Il futuro è dunque su misura?
«Come per la medicina, anche l’alimentazione sarà studiata sulla base delle nostre esigenze. E i cibi saranno arricchiti da microrganismi che ci aiuteranno a vivere meglio e a superare malattie come il diabete».

Uno dei temi in discussione è oggi la tracciabilità dei cibi. La blockchain può essere la soluzione?
«Stiamo solamente iniziando a intuire le potenzialità che questa tecnologia ha. È letteralmente rivoluzionaria e lo vedremo con i bitcoin. Anche nella gestione delle informazioni nella filiera alimentare porterà molte novità, avremo cibi tracciati e sicuri».

Alcuni teorizzano che un giorno le macchine dotate di intelligenza artificiale saranno più intelligenti dell’uomo, vale anche per la creatività?
«Certamente sì. Le ricette del futuro saranno pensate da menti digitali che individueranno abbinamenti innovativi tra cibi che mai avremmo pensato potessero stare assieme».

L’uso efficiente della terra

La tecnologia ci sta già aiutando a coltivare la terra in maniera più efficiente, ma al mondo i terreni coltivabili sono finiti, a meno di non disboscare…
«La biosfera si limita a una piccola porzione del nostro pianeta. A pochi metri di profondità nel mare la luce non arriva e non c’è vita. E più si sale nell’atmosfera, meno ossigeno c’è. Con la tecnologia potremmo coltivare anche zone oggi off limits o addirittura all’interno delle nostre città».

Come nelle vertical farm?
«Esatto. L’agricoltura non sarà più relegata alla campagna, ma entrerà nei nostri centri urbani stravolgendo il tessuto sociale ed economico come lo conosciamo oggi e modificando il nostro rapporto con il cibo».

Avremo campi coltivati sulla Luna?
«L’agricoltura spaziale sta timidamente facendo i suoi primi passi. Ma sì, in futuro coltiveremo altri mondi. È tutta una questione di tecnologia».

La gestione dell’innovazione

Saremo in grado di gestire tutta questa innovazione?
«La tecnologia ci ha liberato prima dal lavoro nei campi, poi da quello in fabbrica e presto lo farà anche per il lavoro d’ufficio. Dobbiamo ripensare le nostre società che in qualche modo dovranno sostenere tutte quelle persone che non avranno lavoro perché semplicemente non servirà più lavorare».

Sostenere con un reddito di cittadinanza?
«Qualcosa del genere».

Ma l’uomo è in grado di vivere senza lavorare?
«Quando la Germania si è riunita c’è stata un’ondata di suicidi nella ex Ddr perché gli uomini non erano in grado di gestire il grado di libertà e di scelta di una società moderna. Ad ogni grande cambiamento corrisponde un periodo di turbolenza, ma poi ci si adatta al nuovo stato».