Luca Annunziata

Luca Annunziata

Ott 2, 2017, 6:30am

Luca Annunziata

Luca Annunziata

Ott 2, 2017, 6:30am

USA, la cannabis legale fa crescere il fast food

Gli acquirenti della marjuana legale fanno crescere il giro d'affari delle paninoteche d'Oltreoceano. In alcuni casi del 50 per cento. Può succedere anche in Italia?

C’è un dato particolare da registrare negli stati USA che hanno deciso di rendere legale la vendita e il consumo di cannabis: una ricerca condotta da Consumer Research Around Cannabis ha rilevato un aumento del consumo di cibo da fast food tra i frequentatori dei dispensari, una sorta di indotto legato al consumo di marijuana con preferenze specifiche anche per alcune insegne. Una curiosità, che però ha uno scopo ben preciso: cercare di accreditare il mercato legale della cannabis ricreativa in un contesto economico più ampio.

Vince McDonald’s

Gli hamburger e le patatine preferite da chi frequenta i dispensari in tutti gli Stati Uniti sono senza dubbio quelli di McDonald’s: la catena degli archi d’oro è in vetta alle preferenze dei consumatori di cannabis di tutti gli USA, in alcuni casi addirittura come in Colorado e in California portandosi a casa il 50 per cento del totale dei potenziali clienti.

Di gran successo anche i menu di Taco Bell, che qui da noi non esiste, tallonata a sua volta da Wendy’s e Burger King (quest’ultimo è un marchio conosciuto anche dai consumatori italiani). Il resto del mercato se lo spartiscono altre catene che Oltreoceano sono un’istituzione, come Subway, KFC e Jack In The Box.

Tutto questo si traduce in un aumento complessivo del giro d’affari per i fast food, che vedono crescere l’afflusso di adulti nei loro esercizi oltre la media precedente (nel caso di Taco Bell ciò equivale a un +43 per cento).

Il caso Italia

Il dibattito sulla legalizzazione delle cosiddette droghe leggere in Italia è fermo da anni in un impasse che non sposta gli equilibri dello status quo. Ciò nonostante, negli ultimi mesi ci sono stati sviluppi che potrebbero se non spostare gli equilibri, quanto meno aggiungere un nuovo tassello al mosaico: sfruttando le pieghe della legge, alcuni coltivatori di canapa a scopo industriale hanno iniziato a vendere anche le infiorescenze sul mercato “ricreativo”, quello cioè dei consumatori che normalmente si rivolgono al mercato nero illegale.

La coltivazione di alcune specifiche varietà di canapa in Italia è consentita: dalla pianta si possono ricavare materie prime per realizzare tessuti, combustibile, carta, persino integratori alimentari o prodotti per l’igiene personale. La pianta più diffusa va sotto il nome scientifico di Cannabis Stativa, e si differenzia dal quella illegale per la percentuale di THC (il principio attivo che ha effetto psicotropo) inferiore allo 0,6 per cento.

Le infiorescenze, la parte che appunto contiene le resine che sono tanto apprezzate, in precedenza costituivano soltanto una parte della pianta che veniva spedita in pattumiera o abbandonata sul campo per concimarlo: la vendita a scopo ricreativo può costituire un guadagno importante agli agricoltori, che per ora non violano alcuna legge. Anzi, queste vendite sono soggette alla normale tassazione: producono dunque un introito per lo Stato, al contrario di quanto avviene per la cannabis illegale.