Elettricità, acqua, Co2 e batteri: in Finlandia si lavora al cibo del futuro

Un gruppo di ricercatori scandinavi ha ottenuto proteine da cellula singola, sfruttando un sistema alimentato da energia rinnovabile

Il cibo del futuro. Le soluzioni in fase di studio sono molte, su tutte gli insetti. Adesso un gruppo di ricercatori finlandesi ne ha aggiunta un’altra, piuttosto illuminante. Si tratta di un metodo per produrre cibo sostanzialmente dall’elettricità e poco altro.

Come funziona il sistema

Siamo ancora allo stadio iniziale dell’indagine ma gli scienziati, capitanati da Juha-Pekka Pitkänen del Vtt Technical Research Centre of Finland, che ha collaborato con la Lappeenranta University of Technology (Lut) nel contesto del Food From Electricity Project, sono riusciti a

ottenere proteine da cellula singola, sfruttando un sistema alimentato da energia rinnovabile

Gli ingredienti di partenza? Solo elettricità, acqua, Co2 e batteri.

L’elettrolisi da bioreattore

In pratica, dopo aver sottoposto gli elementi di partenza a elettrolisi in un bioreattore alimentato da energia solare, gli scienziati hanno ottenuto una sorta di polvere composta al 50% da proteine e al 25% da carboidrati. Un esito per giunta modificabile in base ai microrganismi utilizzati per il procedimento. La proteina così ottenuta potrebbe essere elaborata e trasformata in un cibo per esseri umani o animali, così liberando pascoli a favore di coltivazioni (fra il 14 e il 18% delle emissioni globali dipendono dall’allevamento di capi di bestiame).

“In sostanza tutti gli ingredienti sono disponibili nell’aria – ha spiegato Pitkänen – in futuro la tecnologia potrà essere trasportabile ad esempio nei deserti e in altre aree colpite da denutrizione e scarsa produzione agricola. Un’altra alternativa potrebbe essere un reattore casalingo in cui produrre proteine in casa”.

Gli sviluppi

Il prossimo passo è perfezionare il sistema visto che è molto lento: al momento un bioreattore grande come una tazza da caffè impiega due settimane per produrre un grammo di proteina. Ma quel che conta sono la reazione e il principio: “Ci concentreremo sullo sviluppo delle tecnologie: reattori, efficienza, processi produttivi” hanno detto gli scienziati. Potrebbe volerci molto tempo, “forse una decina di anni prima di vedere in commercio qualcosa di simile e considerando anche gli adeguamenti legislativi necessari” ha spiegato il ricercatore. Tuttavia il dado è tratto.

L’impatto potenziale

Sull’impatto potenziale di risorse alimentari prodotte a partire tramite processi di questo tipo il dibattito è aperto ma certo sarebbe enorme. Per esempio un ciclo del genere, sole a parte, “non avrebbe bisogno di un luogo con condizioni buone per l’agricoltura come la temperatura, l’umidità o un certo tipo di suolo” ha aggiunto Jero Ahola, professore alla Lut. Una volta avviata la fase pilota del progetto verranno prodotte quantità sufficienti per lavorare sulla trasformazione alimentare.

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