Rifiuti alimentari zero. L’obiettivo (centrato) dell’azienda Baldor

Si dice che del maiale non si butta via nulla. Così anche dai vegetali si possono recuperare gli scarti. In questo approccio ha creduto l’azienda statunitense che ha scelto di vendere bucce di frutta e vegetali per un ulteriore utilizzo che è possibile anche nelle cucine dei grandi chef

Bucce di carote o di cipolla. Scarti di fragole o peperoni. Torsoli di mela. Per molto tempo l’azienda alimentare statunitense Baldor Food ha trattato questi elementi come rifiuti da conferire in discarica. Una quantità che si aggirava intorno alle 70 tonnellate che trovavano posto negli impianti di compostaggio più vicini agli stabilimenti. Poi Thomas McQuillan, direttore delle vendite in Baldor, ha pensato che quei rifiuti potessero diventare una risorsa. Anzi bisognava cominciare a trattarli come se fossero del cibo ancora commestibile.

Foto: Wormsandstuff/Wikimedia Commons

Gli scarti sono cibo

Da quel momento l’azienda ha lanciato una campagna per la riduzione dei resti alimentari e ha azzerato il quantitativo di rifiuti portati in discarica. Quello che rimane dei vegetali che vengono lavorati negli impianti Baldor ha trovato un mercato tra gli chef che vogliano fare preparazioni come salse o brodi. Lo chef Adam Kaye del ristorante Blue Hill dice a Fast Company: «Si dice che del maiale non si butta via niente. Dobbiamo applicare lo stesso approccio ai vegetali e all’intera produzione agricola». Per quanto riguarda la frutta, invece, può essere destinata alla produzione di succhi. Gli scarti che proprio non possono essere consumati dall’uomo, possono però essere impiegati per realizzare mangimi e alimenti per animali. I resti che risultano marci o alterati vengono tritati con uno speciale apparecchio e finiscono nelle fogne.

Guadagnare dai rifiuti

L’azienda ha anche pensato di lanciare un prodotto speciale ricavato da quelli che un tempo erano considerati rifiuti. Si tratta di frutta e vegetali che vengono disidratati e trasformati in una farina che può essere utilizzata in diverse preparazioni, totalmente prive di glutine e adatte a chi soffre di intolleranze. Questo ha permesso alla società non solo di risparmiare dal punto di vista dello smaltimento degli scarti, ma anche di incrementare i propri profitti: le bucce di carote arrivano a essere vendute a circa cinquanta centesimi al chilo.

Foto: Baldor

L’attenzione all’ambiente

L’iniziativa di Baldor è vantaggiosa anche dal punto di vista ambientale, dato che riduce le tonnellate di rifiuti organici che vengono di solito avviate in discarica. L’azienda dimostra la sua sensibilità a questo tema anche su un altro fronte che è quello dei contenitori per il trasporto dei suoi prodotti durante la distribuzione. Le scatole di cartone cerato attualmente in uso non sono riciclabili. È per questo che McQuillan sta cercando un’alternativa. Nel frattempo incoraggia i distributori a utilizzare una stessa scatola più volte prima di buttarla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Google, Facebook e marketing digitale: così il turismo in Portogallo fa numeri e dà lavoro

Visibilità nelle ricerche online e offerte personalizzate. Ecco come il Paese lusitano ha fatto delle proprie bellezze un business, con un fatturato 2016 di 11 miliardi (e 40 mila posti di lavoro in oltre 4 mila aziende)

Un robot subacqueo ha ispezionato i reattori di Fukushima

Per analizzare l’entità dei danni del terremoto del 2011 nella centrale nucleare di Fukushima, gli scienziati stanno usando un piccolo robot a forma di pesce che ha restituito le prime immagini del reattore

Questa startup di Wylab trova borse di studio per atleti | Usa College Sport

Selezionare borse di studio per atleti nelle università statunitensi, questa la mission del progetto di Deljan Bregasi: «Abbiamo relazioni con 2000 diverse università e possiamo comunicare con migliaia di allenatori di 14 sport diversi»

Come rapire Martina, 5 anni, usando i dati su Facebook. Il video da 200mila visualizzazioni in 24 ore

Matteo Flora ha dimostrato com’è possibile che un profilo Facebook creato dai genitori a una bambina possa rivelare dati preziosi utilizzabili come un’arma da un rapitore. Il video è diventato virale in poche ore