Il futuro dei fast food? Locale, biologico e comunitario

La tendenza dominante è quella del fast-casual food, il cibo di catene come Nic’s Organic e B.good che è gustoso ma è a chilometro zero e genuino. La rivoluzione nell’universo delle tavole calde passa anche da qui

La moda dei fast food con i suoi cibi “veloci” anche se non troppo salutari sembra passata. O meglio si è trasformata, lasciando spazio a una tipologia di alimenti che non generi diffusi sensi di colpa nell’animo dei suoi consumatori. Il futuro della ristorazione potrebbe essere nelle tavole calde che scelgono di non servire hamburger e patatine, ma che selezionano in maniera accurata le materie prime dei loro piatti e cercano di offrire ai clienti solo prodotti genuini preparati con ingredienti freschi e locali. La definizione più diffusa per questo genere di locali è quella di fast-casual food restaurants. Secondo il Washington Post il fast casual food ha già dimostrato a livello economico di essere vincente: dal 1999 al 2014 il mercato per queste catene è cresciuto del 550 per cento. Un giro d’affari che entro il 2020 potrebbe raggiungere i 66,9 miliardi di dollari.

Foto: Nic’s Organic Food/Facebook

Un nuovo concetto di fast food

La diffusione di questi fast-food più attenti alla salute dei clienti è legata proprio alla possibilità di servire del cibo che sia gustoso ma che non sia associato a tutta una serie di patologie cardiovascolari di solito collegate a un’alimentazione ricca di grassi come quella a cui si va incontro se si mangiano spesso i panini di McDonald’s o il pollo fritto di Kfc. Il futuro quindi sembra appartenere a Nic’s Organic o B.good. La tendenza registrata non avrà solo effetto sulla diffusione di cibo senza conservanti, non geneticamente modificato, senza ormoni e senza coloranti artificiali, tra le altre cose. Il successo del fast casual food finirà necessariamente anche per far ripensare dal punto di vista del design i locali che di solito dominano centri commericiali e stazioni ferroviarie.

Il affè disegnato da Puccini Group a Macao in Cina. Foto: Puccini Group

Riqualificare i ristoranti in senso locale

La rivoluzione architettonica che si potrebbe verificare è stata spiegata a Business Insider Uk da Rob Polacek, ceo e partner di Puccini Group che da anni si occupa di consulenza alle catene della ristorazione. La prospettiva presentata è quella della riqualificazione dei ristoranti dismessi delle periferie urbane, in particolare nei pressi delle principali vie di collegamento, che negli ultimi anni hanno subito una forte riduzione di clientela se non la totale chiusura. Polacek arriva a immaginare dei ristoranti comprensivi di giardinetti, spazi per le lezioni di cucina, gallerie per gli artisti locali e sale dove poter mangiare a livello comunitario. A differenza dei tradizionali fast food, questi locali non avranno dei menu standardizzati, ma si adatteranno agli ingredienti del posto in cui si trovano, rispettando la filosofia del chilometro zero. Questo aiuterà anche a sostenere i produttori locali, lasciando da parte la grande distribuzione.

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